Dopotutto, forse è una donna

yahoo_frontpage_it-IT_s_f_p_bestfit_frontpageIl Financial Times del Weekend commenta il fatto che Marissa Mayer, a quanto pare, abbia disegnato lei stessa il nuovo logo di Yahoo (vedi immagine). Il quotidiano britannico ha chiesto il parere degli esperti di branding, che hanno giudicato il risultato mediocre o addirittura malriuscito (c’è da dire che, quando i clienti fanno da soli, noi consulenti diventiamo delle vipere). Il FT  conclude che “Marissa, dopotutto, forse è umana” (suppongo si riferisca al fatto che errare humanum est).

Veramente, a me, più che umana, è sembrata donna. Marissa dichiara che le piacciono le marche, i loghi, i colori, il design…(per una geek girl, questo è un coming-out) ma, a quanto sembra, le piace anche mettere le mani in pasta e fare le cose che in teoria dovrebbe delegare. Questo lo trovo abbastanza femminile. A conferma, porto i commenti scandalizzati degli uomini intono a lei che la accusano di micro-management e di non aver compreso l’entità della sfida. Lei, dal canto suo, afferma: “Non sono una professionista (del design) ma ne so abbastanza per essere pericolosa”.

Pensarla lì, al suo computer, mentre prova e riprova le sfumature di viola e l’inclinazione del punto esclamativo, immaginarne il sorriso soddisfatto quando trova il logo che le piace, me la fa sentire vicina. L’abbiamo conosciuta quando con pancia di 6 mesi ha preso a testa alta le redini di Yahoo, l’abbiamo capita un po’ meglio quando ha tolto ai dipendenti la possibilità di lavorare da casa, l’abbiamo guardata allibite mentre posava su Vogue. Non ci è mai venuto in mente  (almeno a me) di pensare: “sorella”. Questa volta sì. Parafrasando il FT direi: “Marissa, dopotutto, forse è una donna”

Un chiodo piantato nella bara

nail in the coffin (1)Marissa Mayer  (la giovane e carina CEO di Yahoo famosa perché chiamata a ricoprire la posizione apicale di cui è titolare mentre era incinta) è riuscita mettersi tutti contro con il memo in cui chiede ai dipendenti di “tornare a lavorare in ufficio” a partire da Giugno. Già, perché Yahoo dava la possibilità ai propri dipendenti di lavorare da casa, che, come molti studi dimostrano, aumenta la produttività, diminuisce il turnover e aumenta la soddisfazione sul lavoro. Cosa che, se ci pensate, non sorprende: si evita il tempo speso negli spostamenti, quello perso in chiacchiere non sempre utili e si gestiscono meglio gli impegni familiari. Bene, Marissa ha dichiarato finita questa era di bonanza  proprio per aumentare la produttività, in effetti molto inferiore ai concorrenti ma, verrebbe da dire, forse non perché gli yahoos lavorano da casa.

Il punto che ci interessa però è quello che fa l’Economist dell’1 marzo, 2013. L’iniziativa della Mayer è considerata un “un chiodo piantato sulla bara” dell’ingenua idea che le donne, una volta arrivate al vertice, aiutino le altre donne (è un’espressione idiomatica della lingua inglese, un pò macabra ma che rende bene l’idea). Lavorare da casa, se serve a entrambi i generi, è chiaramente un fattore di sopravvivenza per molte donne che saranno quindi chiaramente danneggiate dalla misura che Ms. Mayer ha introdotto.

Ora si potrebbe far presente che Marissa è stata via dal lavoro solo 2 settimane, tutto incluso, per la gravidanza e che, quindi, è una che per prima si sacrifica per la propria azienda. Bisognerebbe però, per completezza, aggiungere che ha fatto installare un nursery a fianco del proprio ufficio per poter aver il figlio vicino durante i lunghi orari di lavoro. Questa è una cosa che usa molto tra i VIP della politica, delle aziende e dello spettacolo e sicuramente è anche questo un modo di conciliare famiglia e lavoro. Non è certo un modo che avvicina Marissa al resto delle comuni mortali, che già avevano preso le distanze domandandosi chi mai le avrebbe assunte in attesa di un figlio. Ancora un esempio di un role model femminile che la maggior parte delle donne  sente impossibilmente distante e quindi, con tutto il rispetto, non è nemmeno tanto utile.  

Ci importa di Marissa?

Si e no.

Anzitutto, ovviamente, Marissa è lei, la Marissa Mayer divenuta recentemente CEO di Yahoo, il motore di ricerca molto noto e in difficoltà da anni. Considerata la percentuale bassissima di donne CEO nel mondo, già di così sarebbe stata una notizia. Ma quello che ha reso la notizia a tal punto notiziabile che sono stati scritti 4000 articoli per raccontarla secondo le diverse prospettive in tutto il mondo è che Marissa è incinta. Molto incinta. Sei mesi.

La storia, per quanto atipica, è, a suo modo, tipica. Alle donne si offrono le posizioni rischiose, come documentato da varie ricerche, che parlano di glass-cliff o precipizio di cristallo (non so se sia meglio del glass ceiling, il soffitto di cristallo, un’altra volta ne parliamo).

Ma il punto è: cosa cambia per le comuni mortali, anche per le non-tanto-comuni, anche per quelle che si sono fatte strada nelle organizzazioni e hanno fatto carriera, ma mai e poi mai avrebbero aspirato a una posizione prestigiosa e sfidante se incintissime come Marissa?

Da un lato, Marissa non mi interessa come role model, per la stessa ragione per cui non mi interessano Mozart  o Leonardo da Vinci. Appartiene a una categoria di persone super-dotate intellettualmente (ma non solo) che hanno anche avuto anche una discreta fortuna. Sono tutte probabilità che si moltiplicano e, conseguentemente,  di Marisse, per ragioni statistiche, ce ne sono poche. Non è possibile emularne i talenti e non credo abbia senso. Forse non è nemmeno così interessante parlarne, trovo più utile concentrarsi su storie di donne brave ma più vicine alla norma.

Ma per un attimo, per speculazione, riflettiamo su quelle poche Marisse baciate dalla sorte che ci sono in giro. Cosa fanno nella situazione di Marissa Mayer? Intendo dire: si mettono in disparte e nascondono il pancione come se fosse una colpa? Sentono di aver quasi tradito l’azienda? Decidono di ibernarsi (aziendalmente parlando) fino a quando la creatura ha almeno un anno? Si dicono che non potranno mai più dare il 100% alla propria organizzazione e quindi si mettono in disparte? Oppure si sentono di  candidarsi per una posizione ambiziosa come se nulla fosse, a testa altissima?

Ecco, Marissa, secondo me, ha fatto intravvedere una possibilità, un modo diverso di vivere la maternità e la femminilità. Se anche Marissa potesse insegnare questa sua ambizione non condizionata dal genere solo alle super-Marisse come lei (tutte ne conosciamo qualcuna), sarebbe già un successo. Non solo, sospetto che dopo un numero sufficiente di Marisse incinte che pretendono il loro posto al sole, anche le semi-Marisse si farebbero avanti…

Grazie Marissa.

Cosa ne pensate?