Il diritto di contare

Il diritto di Contare (appena uscito nelle sale) racconta una storia vera che quasi nessuno conosce. La matematica, scienziata e fisica afroamericana Kathrine Johnson, protagonista della pellicola, insieme alle colleghe Dorothy Vaughan e Mary Jackson (anch’esse  di colore), ebbe un ruolo cruciale nel tracciare le traiettorie per il Programma Mercury e Apollo 11. Grazie al fatto che i calcoli richiesti erano difficilissimi e la NASA non voleva essere battuta dall’URSS nella corsa allo spazio, fu data un’opportunità a questo straordinario quanto insolito trio di donne di contribuire all’impresa.

Fa riflettere che siano necessarie sfide impossibili per mettere da parte sessismo e razzismo e permettere alle donne di contare (nei due sensi). Un’altra considerazione riguarda il ruolo delle donne nella Storia (con la s maiuscola).  Se non fosse stato per il film, fortemente sponsorizzato da IBM, probabilmente nessuno saprebbe del contributo di queste “figure nascoste” (il titolo in inglese è infatti Hidden Figures) nella corsa allo spazio. Certo è che se le donne accedono alle opportunità solo quando le sfide sono difficilissime e se vi è scarsa traccia nella Storia del contributo femminile, non ci dobbiamo meravigliare se la presenza delle donne nelle professioni STEM è così bassa.

Chi sta facendo qualcosa per cambiare la situazione? Per esempio IBM, come ci racconta il suo presidente e amministratore delegato. “Le sfide che il futuro scenario del lavoro ci pone  –  dichiara Enrico Cereda, Presidente e Amministratore Delegato IBM Italia – sono molto importanti: cambiano i ruoli, si modificano le necessità organizzative e i modelli di business. Il modo migliore per affrontarle e vincerle, è puntare con forza e decisione verso lo sviluppo di nuove professionalità. Sulla base di questa convinzione IBM opera in Italia e nel mondo con la consapevolezza che le materie STEM costituiscono una chiave importante per aprire le porte del domani. Lo ribadisce molto bene anche il film “Il Diritto di Contare”, uscito l’8 marzo in Italia, le cui protagoniste testimoniano quanto le competenze scientifiche siano state determinanti nella “conquista dello spazio”, come ha dichiarato la stessa Katherine Johnson, ex matematica della Nasa. Non è un caso se esiste uno stretto legame tra il film ed IBM: https://www.ibm.com/thought-leadership/hidden-figures.”

E In Italia cosa fate per avvicinare le giovani alle discipline scientifiche? Risponde Cereda: “IBM promuove da tempo iniziative e progetti in collaborazione con scuole e università. Un esempio concreto è il “Progetto NERD?” (Non è Roba per Donne?), che lo scorso anno ha coinvolto più di 2500 studentesse di scuola superiore e, nel 2017, ha già visto la partecipazione di oltre 800 ragazze. Il ruolo della sensibilità femminile in questo scenario è di primaria importanza: l’attitudine al problem solving, la perseveranza e la capacità di un’interazione empatica – conclude il Presidente di IBM Italia – sono collettori di crescita per il business e la società intera”.

Ben vengano iniziative come il Progetto NERD?, anzi ce ne vorrebbero a decine e a centinaia di progetti del genere per far emergere la leadership femminile nelle STEM imprimendo una svolta decisa rispetto a un passato in cui le donne non potevano contare e, se venivano chiamate a farlo, restavano nascoste.

 

GE raccoglie la sfida di bilanciare l’equazione più difficile

ge-millie-page-2017Nonostante possa essere complesso e macchinoso, bilanciare le equazioni in algebra e in chimica alla fine si impara. E’ rimasta però un’equazione così difficile che nessuno è ancora riuscito a bilanciarla. Nel frattempo ha procurato tante bocciature e il suo sbilanciamento ha fatto più danni della grandine. Dopo anni di rinunce disfattiste, qualcuno sta raccogliendo di nuovo la sfida perché, per quanto difficile sia bilanciare la terribile equazione, il premio in palio è enorme.

L’equazione da bilanciare è quella del genere nei lavori STEM (Science, Technology, Engineering, Maths). Intendiamoci, il genere andrebbe bilanciato dappertutto, ma nei lavori STEM il problema è particolarmente acuto come evidenzia un report appena prodotto da General Electric (GE). Per dare un’idea: le donne occupano solo il 14% delle posizioni di ingegnere. Questo costa caro nell’era del talentismo: fa perdere opportunità e frena la crescita.

Tra le organizzazioni che hanno raccolto la sfida (ne parleremo ancora nelle prossime puntate) iniziamo dalla coraggiosa General Electric (GE) che ha gettato il cuore oltre l’ostacolo lanciando una campagna internazionale con un obiettivo da capogiro: 20.000 donne nei lavori STEM in GE nel 2020. A tanto bisogna arrivare per bilanciare l’equazione a livello mondiale. E in Italia? Lo chiedo a Sandro de Poli, AD di GE Italy e membro del 30% Club, l’iniziativa promossa da persone apicali che promuove la presenza femminile nella leadership con l’obiettivo di portarla al 30% entro il 2020. De Poli crede che sia venuto il momento di colmare il Technology Gender Gap“Per una società come la nostra il contributo delle donne diventa ogni giorno più importante: le quasi 1800 dipendenti di GE Italia saranno fondamentali per completare la trasformazione di GE in un’azienda digitale-industriale. I ruoli professionali nelle fabbriche del futuro, infatti, fanno sempre meno leva sull’impegno fisico e sempre più affidamento sulle capacità creative e intellettuali, aspetti in cui le donne da sempre eccellono. Per questo, a 20 anni dalla nascita del Women’s Network – la rete interna a GE che coinvolge le 100.000 dipendenti dell’azienda per promuovere le professionalità e la leadership al femminile – abbiamo appena lanciato il progetto Women in Tech: puntiamo a colmare il Technology Gender Gap aumentando in modo significativo la loro presenza nei comparti progettazione, produzione e ingegneria con l’obiettivo di arrivare a 20.000 donne a livello globale in ruoli scientifici e tecnici entro il 2020, Italia compresa”. 

Il video realizzato da GE per la campagna merita di essere visto. Come tutte le trovate geniali, è semplice, ribalta la questione, colpisce e fa riflettere.  La morale la posso anticipare senza che sia uno spoiler: per innescare un cambiamento culturale dobbiamo trattare le scienziate da star. Invece, l’immagine del post, che è un fotogramma del video e mostra dei bambini indossano parrucche di capelli bianchi, non ve la spiego perché se no rovino la sorpresa.

Parlate della #4RivoluzioneIndustriale alle bambine

donne4rivoluzMa non aspettate troppo perché le scelte di studio (#STEM vs #nonSTEM) influenzeranno la loro sopravvivenza nel mondo del lavoro e la possibilità dell’Italia di avere talento dove può creare valore.

Anche quest’anno dal #wef17 di #Davos arriva l’allarme: le donne rischiano di essere le principali vittime della #4RivoluzioneIndustriale. Perché? Semplice, l’automazione colpisce selettivamente alcune aree (nonSTEM) ma crea posti di lavoro in altre (STEM).

Aiutate le bambine di oggi a non essere donne vaso-di-coccio domani. Avere un’istruzione STEM vuol solo dire avere opzioni e possibilità in più, non è come stringere un patto col diavolo. Da grandi sceglieranno la strada che vorranno. Ma mettiamole in condizione di scegliere. E diamo al nostro Paese possibilità di impiegare tutto il talento che possiede dove può creare valore.

L’opportunità nell’opportunità

donna stemSappiamo che se le donne partecipassero in numeri maggiori alla forza lavoro si alzerebbe il PIL di vari punti percentuali. Secondo le stime di Banca d’Italia, contenute nel rapporto Le Donne e l’Economia Italiana , se il tasso di occupazione si allineasse all’obiettivo di Lisbona, cioè il 60 per cento il PIL aumenterebbe del 7% . VI sono poi alcuni aggiustamenti da fare (diminuirebbe un po’ l’occupazione maschile? quanti beni e servizi in più verrebbero acquistati dalle donne che si aggiungono alla forza lavoro?) su cui si potrebbe discutere, ma il numero è più o meno quello. In un paese in cui la crescita sembra un prefisso telefonico, dato che inzia sempre con zero (la battuta è attribuita al Presidente di Confindustria Squinzi), il tema dell’occupazione femminile dovrebbe quindi starci molto a cuore.

Ma c’è un’ulteriore opportunità nel lavoro delle donne: indirizzarle maggiormente verso gli studi delle materie STEM (science, technology, engineering, math) e, successivamente, verso le carriere in quei settori. Eh già, perché oltre al gap di crescita c’è anche quello dell’innovazione. Le ragazze si iscrivono in numeri inferiori ai ragazzi ad alcune facoltà (es. ingegneria) e, in numeri ancora più bassi, vanno a lavorare  meno in quei campi (cioè alcune cambiano destinazione dopo aver fatto  studi scientifici, matematici, ingegneristici). Se non pensiamo che le donne abbiano una inferiorità di genere nelle materie STEM, è chiaro che stiamo buttando via dei potenziali buoni ingegneri, chimici, ecc. Per carità, anche le altre professioni sono importantissime, ma se vogliamo colmare il gap dell’innovazione, che è una questione di sopravvivenza, ci servono ingegneri oltre che letterati e filosofi.  Riuscire a incoraggiare le donne verso le professioni STEM è un ottimo modo per recuperare terreno.

Ma perché le ragazze partecipano meno a queste professioni? Una ragione è certamente la mancanza di role model femminili che agiscano da calamita prima e da mentori dopo. Le influenze culturali, della scuola e delle famiglie, poi,  fanno la loro parte: purtroppo troppo spesso le ragazze vengono sottilmente o esplicitamente incoraggiate verso percorsi umanistici. Un’altra ragione potrebbe essere che in alcune professioni scientifiche viene accordata minore flessibilità nel lavoro e  che questo  abbia l’effetto di scoraggiare a priori le ragazze (che li ritengono percorsi di carriera meno adatti alle loro potenziali future esigenze). Sappiamo però che il serpente si morde la coda: meno una professione è frequentata da donne, meno pressioni ci sono per trovare soluzioni a loro adatte e per creare ambienti a loro favorevoli. Se le donne non entrano in numeri significativi in queste professioni, l’incentivo a risolvere i problemi non c’è. Infine,  se è vero che i giovani in generale non valutano correttamente le prospettive lavorative dei percorsi che scelgono, per le ragazze il fenomeno è ancora più marcato (forse perché inferiore la pressione sociale a realizzarsi nel lavoro?).

Se volete scoprire come incoraggiare le giovani donne intorno a prendere in considerazione e simpatia le materie STEM, trovate informazioni su La Nuvola Rosa (a cura di Microsoft) e su For Girls In Science ( a cura di l’Oreal). Su quest’ultimo c’è una una bella carrellata di role model femminili nelle professioni STEM.

Se avete un attimo di più e volete capire meglio il fenomeno, leggete lo studio preparato da Mckinsey e recentemente presentato all’evento organizzato da Nuvola Rosa: Educazione:  le trappole nascoste nel percorso delle ragazze verso il lavoro.

Se vi interessa capire su cosa puntare nell’incoraggiare le ragazze verso le materie STEM (nonché sfatare alcuni falsi miti), leggete il rapporto Generation STEM – What girls say about Science Technology, Engineering, Math del Girl Scout Research Institute.

Infine, se cercate ispirazione per rendere la matematica (base di tutte le materie STEM) più appetibile, tenete d’occhio il blog di Redooc.

Per far partecipare le ragazze alle scienze, alla tecnologia, all’ingegneria e alla matematica, oltre a parlare con loro delle prospettive di carriera in quelle professioni rispetto ad altre e oltre a far conoscere gli esempi di donne che ce l’hanno fatta in quei campi, propongo anche un’altra strategia.  Spieghiamo che c’è molto bisogno di loro per chiudere il gap di innovazione del Paese. Quando c’è qualcosa da fare per gli altri, di solito, noi ragazze scattiamo.

 

 

Il Talento delle Donne intervista Chiara Burberi

chiaraChi è Chiara Burberi. Mia madre mi definiva così: nata, cresciuta e maleducata a Milano. Io mi definisco così: appassionata di #creatività, #education e #STEM (Science, Technology, Engineering and Math con Arte) in particolare per le ragazze.

Sono docente, consulente e manager, ma soprattutto: #proudtobeItalian, impegnata a investire nel futuro della nostra Italia, co-founder di redooc.com – Rethink Education!

Parafrasando il grande Bruno Munari: “Ognuno conosce una Chiara diversa”.

1. Qual è il tuo talento?  

Uno solo, grande a piacere, multiforme: imparare, continuamente, con curiosità, passione e determinazione, per fare succedere le cose, meglio se nuove e utili.  Ammetto che l’ho scoperto grazie a mio marito, che osserva le mie mille avventure da più di due decenni con grande pazienza e apparente distacco.

2. Definisci il tuo stile di leadership con tre parole e spiegaci se il fatto di essere donna lo influenza

Come vedo io il mio stile?

Non mi sono mai sentita un role-model, ma semplicemente una persona che ha ricevuto molto da grandi maestri (a partire dall’indimenticabile “I am giving you feedback because I believe in you”) e che cerca di dare molto a sua volta a chi ha voglia di crescere come persona e come professionista, che dimostra di avere uno spike (un grazie doveroso alla grande scuola McKinsey!).

Come vedono gli altri il mio stile?

Il co-founder di Redooc, un ragazzo che spesso scambiano per mio figlio, dice “never fully satisfied”, che io traduco con tre parole, così:

1) curiosità

La curiosità porta a farsi delle domande, all’innovazione vera e duratura; solo la curiosità porta alla soddisfazione della scoperta! Gli occhi brillano, tutto inizia ad avere un senso… la soluzione è lì, a tua disposizione!

2) passione

Passione vuol dire affrontare il lavoro, la vita, con sorrisi, energia, entusiasmo, vuol dire non mollare. Fare qualcosa perché ha un senso, un valore vero, la voglia di lasciare un segno!

3) occasione

“Cogliere l’occasione” è un’arte che va coltivata: cos’è un’occasione? Come si fa a coglierla? Bisogna essere disponibili, pronti a investire il proprio tempo ed energie, ma anche pronti a sbagliare, pur di imparare, ad ogni costo.

Questo stile (perché sono una donna?) spesso suscita incomprensione, magari anche fastidio e allora mi aggrappo ad un saggio insegnamento di mia madre, che ha sempre osservato con un misto di sorpresa e simpatia la mia energia, rumorosa ed estroversa: “rassegnati, Chiara, non puoi stare simpatica a tutti!”.

3. Una cosa da fare e una da evitare se una donna vuole avere successo nella vita professionale

Essere consapevoli dei propri limiti per cercare sempre di superarli e orgogliosi delle proprie capacità per sfruttare al meglio le opportunità, che sono la chiave della carriera e del successo. Pensare di non farcela non paga!

Semplicemente, per me i limiti non esistono, finché non li definisci tu. Niente è impossibile, basta volerlo. Ricordo bene un colloquio difficile con un CEO a cui ho detto: “Io sono molto ambiziosa: voglio tutto! Essere manager, collezionista, mamma di 2, moglie di 1, amica di tanti, sorella, zia, figlia, …”. Adesso aggiungerei solo: imprenditrice seriale J

4. Un consiglio per conciliare lavoro e vita privata

Credo fermamente, senza nessun rimorso o rimpianto, all’outsourcing spinto. Ci credo e cerco di praticarlo sempre, anche se sono stata allevata al motto “chi sa fare, sa comandare” e soffro ancora a tratti di una strana tendenza al “faccio io… faccio prima… faccio meglio”, che può diventare davvero dannosa, perché crea frustrazione per te e deresponsabilizzazione negli altri. L’equilibrio a cui si tende è sempre un obiettivo dinamico.

Il mio vero consiglio, come donna, è comunque “meglio sola che male accompagnata” perché una grande donna si merita un grande uomo!