Presenza femminile nei CdA in Europa

I consigli di amministrazione sono potenzialmente una delle parti più opache delle aziende in quanto le nomine avvengono spesso con la cooptazione di persone che appartengono delle reti personali e professionali dei membri. Quella della presenza femminile nei CdA è quindi una battaglia molto difficile da vincere senza le quote.

Ecco la situazione:

  • Nonostante tante buone intenzioni, i CdA europei delle società quotate sono ancora in prevalenza maschili (media europea: 11,7%). Non per niente Viviane Reding (Commissario Europeo alla Giustizia), ha invitato le  società quotate e a partecipazione pubblica ad impegnarsi per portare al 30% le quote rosa nei Consigli di Amministrazione entro il 2015 (e al 40% entro il 2020).
  • L’Italia è parecchio sotto la media (in 29esima posizione su 33 paesi) con il 4% di amministratori di sesso femminile nelle quotate. La recente legge legge Golfo/Mosca, che richiede di portare ad almeno il 20% la rappresentanza del genere meno rappresentato nel primo mandato ( 2012) e al 33,3% nel secondo mandato dovrebbe porre in parte rimedio.
  • La Spagna, presenta una situazione poco migliore della nostra (ha una partecipazione dell’11%) e si è data l’obiettivo per il 2015 di arrivare a una presenza femminile del 40%
  • Il Regno Unito ha registrato qualche miglioramento: la partecipazione femminile è arrivata quasi al 15% nei CdA delle prime 100 aziende
  • La Germania, il paese europeo più popolato e motore dello sviluppo della EU, in questo campo non da il buon esempio. La partecipazione femminile nei board delle società tedesche è l’8,5%. In quelle del DAX-30 è al 4%. (“Tira su la media” la Siemens che ha 2 donne nel proprio board composto da 10 membri)
  • Buona posizione in classifica, ma migliorabile, per la Svezia (è al 28,2%) e  la Finlandia (al 25,9%).
  • Gli unici ad uscirne veramente a testa alta sono i norvegesi: la partecipazione femminile nei CdA ha raggiunto quota 40% sotto l’impulso di una legge promulgata nel 2002 che ha richiesto alcuni anni di richiami e sollecitazioni da parte del governo norvegese prima che le aziende si allineassero.

Insomma, le quote sono la strada più veloce, forse l’unica, per portare equilibrio nei CdA, ma comunque richiedono tempo.

La mancata cooptazione delle donne nei CdA. Un delitto ad arma bianca.

Sul Financial Times del 13 Gennaio un articolo (“Le donne progrediscono lentamente nel rompere il soffitto di vetro”) fotografa in maniera lucida la partecipazione delle donne ai Consigli d’Amministrazione (CdA) in Europa. Tony Barber, autore dell’articolo, analizza il caso della Germania, molto utile per capire quali siano i meccanismi “subdoli” con cui avviene l’esclusione delle donne (e di altre minoranze) dai CdA. Il caso è emblematico perché, essendo un delitto ad arma bianca, rischia di essere classificato come incidente.

Ecco cosa sostiene Barber. Una delle ragioni, forse la principale, per cui i CdA risultano così impenetrabili alle donne, è l’accumulo delle cariche da parte di poche persone che, avete indovinato, sono uomini. In Germania, ma è vero anche altrove, il sistema capitalistico delle partecipazioni incrociate fra aziende ha favorito per molti anni una concentrazione di potere. Anche se questo sistema è stato in parte smantellato, i CdA sono rimasti roccaforti quasi impenetrabili e l’accumulo delle cariche è duro a morire. In situazioni di questo tipo, la meritocrazia perde e la cooptazione vince. I soffitti di vetro sono del tipo anti-proiettile per le donne perché una delle principali regole della cooptazione è che si selezionano i propri simili.

Consiglio alle donne. Una piccola cosa si può fare da subito senza aspettare che le quote rosa scardinino i meccanismi di cooptazione. Quando si forma un comitato o un gruppo nel quale vorreste entrare perché pensate di poter dare un contributo positivo, segnalatevi e chiedete di partecipare. Lo dico perché le donne lo fanno molto meno degli uomini, non ci viene naturale farci avanti proporci. Ma ci sono almeno due buone ragioni per farlo. Come minimo, metterete un pò in crisi la connivenza generale che di solito accompagna la cooptazione. Nel caso più favorevole, dall’altra parte troverete qualcuno di intellettualmente onesto (una buona notizia: ce ne sono!) che valuterà le vostre credenziali. E vinca il migliore, nello spirito della meritocrazia. Vi è già capitato di non venire inclusa (e magari nemmeno presa in considerazione per l’inclusione) da un consiglio, un comitato, un gruppo di progetto perché non assomigliavate abbastanza a chi lo componeva? Se sì, siete in buona compagnia. Avete fatto qualcosa per segnalare/contrastare la vostra mancata inclusione? O avete lasciato perdere?