Una lezione di coraggio dalle Pussy Riot

RUSSIA-PUSSYRIOTTralasciamo per un attimo la vicenda che ha portato in carcere le Pussy Riot (una protesta contro Putin in una chiesa ortodossa consacrata, quindi un atto blasfemo) perché su questo le opinioni possono essere molto diverse legate alla differente sensibilità religiosa di ciascuno.

Volevo solo dire che l’orgoglio di queste giovani attiviste (Maria Alyokhina e Nadezhda Tolokonnikova) nel giorno del rilascio è un esempio di coraggio e leadership femminile. Il carcere in Russia (una era stata spedita in Siberia) dovrebbe essere un’esperienza che piega  anche i forti, ma queste due giovani donne non sembra siano diventate più mansuete né meno convinte delle proprie idee. Al rilascio, sguardo diritto, nessuna frase convenzionale sulla gioia di tornare libere, anzi dichiarano che, se avessero potuto, avrebbero rifiutato la grazia e sarebbero rimaste in carcere. Davanti alle televisioni di tutto il mondo  approfittano dei microfoni per denunciare gli abusi subiti dai detenuti nelle carceri russe e per dichiarare che il loro rilascio è un’operazione di PR. Assicurano che continueranno ad opporsi a Putin restando in Russia.

Aggiungo tra parentesi che l’altro personaggio di spicco liberato per catturare il favore dell’opinione pubblica internazionale in vista dei Giochi Invernali, il magnate petrolifero Khodorkovsky (finito in carcere per reati fiscali ma condannato con un processo “politico”), ha avuto un comportamento più diplomatico e si è affrettato a partire per la Germania appena ricevuta la grazia. Non si può fargliene certo una colpa, dieci anni dentro sono tanti, ha anche una madre anziana e malata che in Germania che spiega la partenza veloce senza renderla proprio una fuga. Però, per favore, non vorrei sentir dire che il coraggio non è una caratteristica femminile.