Leadership femminile? No, grazie…

La leadership alle donne? No grazie, quella ce l’abbiamo già: noi vogliamo il potere“. Lo ha detto Emma Bonino che cito per ricordarvi (è l’ultima volta, prometto) di firmare la petizione on line promossa dalla Fondazione Bellisario per sostenere la proposta legislativa in favore dell’introduzione di quote riservate alle donne negli organismi direttivi delle imprese europee. C’è tempo solo fino al 14 Novembre (domani).

Firmare è velocissimo, basta cliccare qui per essere mandati sul sito change.org dove si inseriscono nome-cognome-indirizzo ed è fatta.

 

L’Italia non è un paese per donne

L’Italia non è un paese per donne, diciamolo una volta per tutte e poi parliamo di come cambiare le cose.

Nel Global Gender Gap Index 2011 del World Economic Forum, che misura le disparità complessive di genere nell’accesso alle opportunità e alle risorse (non i livelli assoluti), l’Italia è 74esima su 135 paesi. Per quanto riguarda la partecipazione all’economia e alle opportunità, l’Italia è addirittura 90esima.  La percentuale di partecipazione femminile al lavoro in Italia è in Italia è infatti il 46.4%  anche se ormai più donne arrivano alla laurea degli uomini  (la media EU di partecipazione femminile al lavoro è il 58.6%).

Le presenza femminile nei Consigli di Amministrazione, ce lo dice una ricerca di McKinsey, è al 3% (per dare dei riferimenti: in Norvegia è al 32%, in UK al 12%, in Francia all’8%).

E’ chiaro che c’è molto da fare. Concentriamoci sul futuro.