Provaci ancora, Sam! – Le sfide della leadership al femminile – Pillola N. 5

0Provaci_ancora_SamIl fenomeno che chiamo “Provaci ancora, Sam!” è il  meccanismo per cui noi donne siamo quasi sempre costrette a dimostrare la nostra competenza e la nostra leadership «due volte» (ma anche tre o quattro). Le organizzazioni, se non sono più che abili nella gestione della diversità di genere, tendono a dare maggior credito in bianco agli uomini che a noi. Perché?
Semplicemente perché non c’è ancora sufficiente consuetudine nel vedere donne leader e competenti: è come se chi abbiamo davanti si fregasse gli occhi e dicesse: «Vorrei essere sicuro di non aver sognato, fammelo rivedere». Spesso questo comportamento è agito inconsapevolmente ed è frutto dei cosiddetti pregiudizi impliciti, cioè quei pregiudizi che le persone hanno senza saperlo (e magari senza volerlo). Vi sono test in grado di misurare le cosiddette associazioni implicite, cioè quelle che facciamo in frazioni di secondo tra concetti. L’associazione donna-leadership è molto meno frequente di quella uomo-leadership.

L’effetto negativo è duplice: diretto e indiretto. Di quello diretto ho già parlato nel post precedente (L’arte di correre). Quello indiretto è dovuto al fatto che l'”onere della doppia prova” rischia di diminuire la nostra auto-stima e  di farci dubitare di noi stesse. Ho deciso quindi di parlarne perché, se lo conoscete, almeno non vi viene il dubbio che la richiesta di una “seconda prova” sia imputabile alla qualità della vostra performance. Non è, in altre parole, una “prova di recupero” per chi è scadente ma solo l’incapacità di vedere una realtà a cui non siamo ancora abituati (ho scritto “siamo” e non “sono” perché il problema dei pregiudizi impliciti riguarda le donne come gli uomini). Meglio saperlo.