Un tasso di cambio sfavorevole: 78 centesimi per un dollaro

equal pay-heforsheAlcuni giorni fa ricorreva la giornata per la parità di retribuzione tra generi (Equal Pay Day) negli US . Anche se può stupire, le donne che lavorano guadagnano ancora il 78% di quello che guadagnano gli uomini, cioè incassano 78 centesimi di dollaro per ogni dollaro guadagnato da un uomo. Il dato, come qualsiasi dato “secco”, è una media e si basa su una serie di scelte nel calcolarlo. E’ un dato facile da criticare. Magari il differenziale è minore, ma nessuno nega che esista. Inoltre, potrebbe anche essere maggiore: sappiamo quanto sia difficile confrontare le total compensation di executive in posizioni apicali (anche a quei livelli vi è discriminazione).

Purtroppo il differenziale si manifesta subito: uno studio dell’American College Association ha rilevato che, a parità di tutte le altre condizioni, le ragazze neo-laureate guadagnavano il 7% in meno dei neo-laureati ad un anno dal diploma. Il punto quindi è che, maggiore o minore, questo differenziale esiste e si manifesta fin dall’ingresso nel mercato del lavoro ed è un disincentivo nell’attirare e trattenere le donne e nell’incoraggiarle a fare carriera. La parità di retribuzione e di prospettive di crescita professionale sono elementi basilari per supportare la leadership femminile e quindi l’auspicato  ribilanciamento di genere nella leadership. Molti uomini lo hanno capito per fortuna e quest’anno la campagna per la Equal Pay negli USA ha visto tanti uomini scendere in campo (molti hanno risposto all’appello di una not-for-profit  che chiedeva di fotografarsi con 78 centesimi in mano, come nella foto del post).

In Italia il differenziale retributivo di genere è inferiore perché lavorano meno donne (circa il 49%): essendo più selezionate, si orientano su lavori più qualificati e quindi meglio pagati. Il nostro migliore posizionamento nella classifica della parità retributiva è quindi purtroppo l’effetto “paradossale” del diverso mix di lavori svolti da uomini e donne e non una minore discriminazione.