L’anello mancante tra performance e leadership

auraSe vi siete sentite dire che siete brave, ma non avete l’aura del leader, non siete certo le sole e probabilmente non è nemmeno colpa vostra. I modelli di leadership sono per lo più maschili e noi facciamo fatica a recitare la parte a dovere (spesso non ci va neppure). Fatta questa premessa, il quid che in pochi minuti  segnala leadership e potenziale si chiama executive presence e può diventare l’anello mancante tra performance e leadership, cioè costare caro alla vostra carriera.

Ma cos’è l’executive presence? Con questo termine elusivo si intende un misto di comportamenti e aspetto che ci fa rispettare.  Se la possedete  la percezione immediata che gli altri hanno del vostro valore è alta. 

E’ una forma di soft power che è meglio conoscere e sviluppare perché può diventare una buccia di banana. Ecco quattro consigli:

  • Usate uno stile di comunicazione assertivo e aperto. A volte noi donne assumiamo comportamenti un pò rigidi per farci rispettare, ma non è quella la strada giusta.
  • Parlate con convinzione, ma pacatamente, lentamente e evitando toni acuti (la natura non ci aiuta, ma transeat)
  • Trasmettete sempre un senso di sicurezza e calma, soprattutto nelle situazioni difficili (per esempio quando siete sotto attacco da parte di qualcuno)
  • Curate l’aspetto esteriore. L’avvenenza non c’entra, il budget di spesa c’entra poco: si tratta piuttosto di essere vestiti per la parte (coerenza col brand) e sempre molto curati. Le persone notano il vostro aspetto esteriore prima di tutto il resto, fatevene una ragione.

Facile vero? Manco per niente, proprio per questo meglio allenarsi parecchio.

Lezioni di football americano

Samantha Gordon Portrait of Samantha Gordon HS Football Field in Utah/Salt Lake City, Ut, Us 3/30/2013 X156349 TK1 Credit: Kohjiro Kinno

Prendo spunto dal football visto che c’è stato ieri il #SuperBowl. Sam Gordon è una bambina che gioca a football americano, cosa di per sé non comune visto che è uno sport piuttosto violento che di solito attira ragazzi e pure grossi. Tipicamente Sam (che sta per Samantha) gioca contro squadre composte esclusivamente da maschi che sono due volte lei per stazza (so che state già iniziando a identificarvi). Eppure, se guardate uno dei sui primi filmati  sul campo di gioco, capirete perché ha milioni di visualizzazioni e noterete alcune cose: 1) non è per nulla intimidita: si sente a casa sua nel campo di gioco anche se è popolato da ragazzoni (che qualche scetticismo nei suoi confronti lo avranno espresso di sicuro) 2) gioca per vincere. E’ diverso rispetto a giocare per dimostrare a se stesse e agli altri di essere brave 3) si comporta come una che ha già vinto 4) la sua performance è straordinaria, ma con una strategia diversa da quella dei maschi: lei utilizza come forza la sua debolezza (essendo leggera e atletica corre molto più velocemente). In altre parole, ha una strategia di gioco che valorizza le sue caratteristiche.

Ho finito, questi erano i consigli di oggi. Con qualche semplificazione, la leadership femminile è questo.

Le scelte delle donne assomigliano al Comma 22

comma22Le donne che vogliono fare carriera possono farlo, ma esiste un Comma22 del regolamento.

Il comma (provocatoria invenzione di Heller nel suo libro Comma 22) faceva parte del regolamento a cui i piloti, protagonisti del romanzo, erano soggetti. Recitava: “Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo”.

A volte sembra che le donne siano sottoposte a regole altrettanto paradossali , cioè che venga data loro una possibilità di scelta che è solo apparente. Prendiamo l’esempio dell’ambizione discusso nel post precedente. Le donne che la manifestano  incontrano grandi resistenze, quelle che non la manifestano non vanno lontano. Le donne assertive fanno carriera, ma sono criticate da tutti. Le donne che fanno carriera perdono punti in femminilità.  Benvenute nelle contraddizioni che caratterizzano le carriere femminili, dovute allo stereotipo che ci chiede di accudire gli altri con abnegazione  mentre la carriera richiede anche comportamenti individualisti. Le due cose collidono.

Che fare?

1) Essere consapevoli che è una situazione da Comma 22 (non siamo noi che siamo impazzite e non sono le fluttuazioni degli ormoni). La strada che porta alla leadership femminile è ancora piena di ostacoli (che, se conosciuti, sono per lo più aggirabili).

2) Non essere ostaggio di quello che gli altri pensano di noi. Un conto è ascoltare le critiche e cambiare i propri comportamenti se necessario. Altra cosa è permettere che il giudizio degli altri diventi una camicia di forza.

 

Ambiziosa come Lady Macbeth

mcbethL’ambizione delle donne è sottilmente sanzionata (perché contraddice lo stereotipo femminile altruista) o presa poco sul serio (perché confusa con il desiderio di essere la primadonna della situazione, cioè la principessa del castello). Ma, senza manifestare ambizione, non si può fare carriera e accedere a posizioni di leadership, quindi dobbiamo usare qualche accorgimento (per evitare troppe ritorsioni) e, soprattutto, dobbiamo convogliare la nostra ambizione nel modo più efficace possibile (perché dobbiamo contrastare un’aspettativa diversa).

In un articolo uscito su Forbes (the-7-most-effective-ways-for-women-to-own-their-ambition ) di qualche tempo fa venivano dati alcuni consigli alle donne per essere ambiziose in modo efficace. Alcune sono cose non nuove, altre più interessanti, ma tutte giustissime: bisogna avere una chiara value proposition, un network professionale che ci supporti, uno o più sponsor, è necessario evitare la “doer-trap” cioè la trappola per cui si finisce sempre sommerse di lavoro sperando che questo sia interpretata come voglia di crescere nell’organizzazione….ahimè, chi lavora tanto è un animale da soma, mentre per accedere alla leadership bisogna essere cavalli di razza. Quando manifestiamo ambizione, assicuriamoci di segnalarla nel modo giusto.

 

 

Hillary e la speranza dei bambini

go-hillaryA New York un paio di giorni dopo le elezioni presidenziali colpiva l’incredulità riguardo ai risultati elettorali. La sensazione era che tutti si stessero pizzicando per cercare di svegliarsi da un sogno sgradito. Certo, New York è la città liberal per eccellenza, per chi avrebbe votato in massa non era un mistero ed è chiaro che ci siano rimasti male.

Tra quelli rimasti molto male ci sono anche dei bambini. Il cartello (che ho mal fotografato nonostante la migliore tecnologia sia disponibile nel mio smart-phone) è stato scritto da due bimbe che conosco (età 6 e 8 anni) e attaccato alla porta di casa, dove l’hanno voluto lasciare per vari giorni dopo la sconfitta della Clinton. Lo hanno ” firmato” anche altri bambini che, dalla calligrafia e dai disegnini, devono essere circa coetanei. Di ambo i generi. Il cartello dice: Go Hillary! e ripete lo slogan della campagna: Stronger Together.  Riflette la speranza delle bambine di avere una donna presidente degli Uniti e il sostegno degli amichetti maschi per una novità  importante. Io ci leggo il desiderio liberatorio di vivere in una società in cui le donne possono avere il potere senza essere infelici e gli uomini non sono costretti ad averlo per essere felici.

E’ un’ingenuità aver pensato che una donna a capo della nazione leader del mondo avrebbe fatto la differenza? In fondo, negli Stati Uniti c’è la Yellen a capo della FED (per ora). Al FMI c’è la Lagarde. Ci sono state e ci sono donne premier in vari paesi anche se meno influenti da un punto di vista geopolitico. Perché allora siamo così delusi dalla sconfitta della Clinton, al di là delle considerazioni politiche? Perché  la vittoria, con il suo potere simbolico, avrebbe creato una generazione di donne e uomini che, in modo nativo, avrebbero saputo che tutto era per possibile per il genere femminile (senza nulla togliere a quello maschile). Vedere la persona più potente e influente del mondo, una donna, in televisione, sui giornali, su internet ogni giorno avrebbe fatto un gran bene ai bambini. I fatti sono sempre più potenti delle parole.

Ma è andata diversamente, quindi bisogna raddoppiare gli sforzi per far conoscere tutti gli altri esempi di leadership femminile. La storia va avanti ed è nelle mani di tutti.

Trump femminista senza volerlo

such_a_nasty_womanE’ stato osservato acutamente e provocatoriamente da Gillian Tett sul FT (The truth about Trumpkins) che ha fatto più Trump per riaccendere il femminismo negli ultimi anni di quanto abbiano fatto le femministe stesse.

Il suo linguaggio offensivo “da spogliatoio”, i suoi presunti comportamenti predatori nei confronti delle donne e la sua ammirazione del nostro genere purché ce ne stiamo in ruoli tipicamente femminili, hanno risvegliato il femminismo anche nelle donne più indifferenti. Le magliette con su scritto “I’m a nasty woman” (così Trump ha definito Hillary Clinton) sono diventate un cult e ci ricordano che competere sul serio contro gli uomini è ancora implicitamente vietato alle donne. Forse ci voleva questa wake-up call per ricordarci che la battaglia non è vinta ed è troppo presto per passare ad altro.

Grazie Donald, adesso però ci hai aiutato abbastanza.

Donne cattive che violano lo stereotipo femminile

nasty-debateCome sapete, Donald Trump ha definito Hillary Clinton,  sua rivale nella corsa alla presidenza degli Stati Uniti, una “nasty woman“, cioè una donna cattiva.

Come sempre, dipende dai criteri che si usano per dividere i buoni dai cattivi. Che Hillary sia una donna che si rifiuta di fare la donna, è vero. Che respinga gli stereotipi di genere, è noto: anche quando era first lady si fece assegnare un incarico rilevantissimo come la riforma sanitaria. Insomma, se una donna è buona quando sta al suo posto, non compete con gli uomini e ricopre ruoli ancillari, ok, allora Hillary non è buona.

Questo episodio conferma quello che sapevamo già: le donne che violano lo stereotipo femminile vengono sanzionate perché gli stereotipi hanno anche una valenza prescrittiva (non solo descrittiva) e discostarsene è una forma di devianza sociale. The Donald e i suoi seguaci criticano Hillary in maniera palese e aggressiva, altri lo fanno inconsapevolmente e in maniera passiva-aggressiva, limitandosi a dichiarare che Hillary “non convince” (ndr ma perché quando le donne saltano si alza sempre l’asticella?). Potrebbero essere addirittura più pericolosi i secondi dei primi (non mi riferisco al voto), certamente sono più insidiosi perché i pregiudizi, quando sono inconsci, sono come virus mutati per diventare resistenti ai tentativi di debellarli.

Le elezioni presidenziali USA 2016 hanno chiarito, se ce ne fosse stato bisogno, che la leadership femminile può essere percepita come una minaccia o un elemento di destabilizzazione della società e che suscita ancora forti resistenze, alcune delle quali noi stessi fatichiamo a capire.