La vergogna segreta

Il titolo si riferisce alla vergogna delle piccole menzogne che le donne devono raccontare quando hanno bisogno di uscire presto dall’ufficio per poter dedicare tempo alla famiglia (recuperare i figli dall’allenamento, portarli dal pediatra, ripassare con loro prima di una verifica, ecc.). Il problema colpisce in particolare le donne nelle professioni/aziende in cui la flessibilità è ancora un tabù. Esistono infatti ancora molte aziende  in cui né i risultati né il totale delle ore lavorate (magari da posti diversi dall’ufficio) contano per essere credibili e per accreditarsi quanto la presenza (presenzialismo) fisica sul luogo di lavoro. Come nota Hanna Rosin in The secret shame of the Working Mother, non è un caso che  Anne-Marie Slaughter (ricordate l’articolo Why women still can’t have it all ) abbia dovuto mollare un incarico alla Casa Bianca perché non riusciva a seguire i suoi figli teenager. Finché faceva la professoressa all’università (lavoro più flessibile) tutto andava bene. Il problema per molte donne non è infatti la quantità di lavoro (noi donne maciniamo parecchio), ma la mancanza di flessibilità.

La cosa assurda è che, alla fine, al presenzialismo come valore e come correlato della dedizione al lavoro, crediamo anche noi donne (pur sapendo che non vale nulla). Ci sentiamo infatti in colpa se andiamo via alle 18 (praticamente è come prendere mezza giornata di ferie se non come una fuga) anche se abbiamo finito tutto quello che dovevamo fare. L’altra assurdità è che ci abbassiamo a raccontare storie. La ragione che diamo per uscire un pò prima è più spesso la macchina da ritirare dal meccanico (impegno che evoca solidarietà maschile) e raramente il bambino da recuperare dal nido causa baby-sitter ammalata. La spiegazione per essere arrivate alle 10 invece che alle 830 è spesso una otturazione urgente che abbiamo dovuto fare dal dentista e raramente un bambino che deve vuole essere accompagnato dalla mamma a fare la vaccinazione.

Sheryl Sandberg (chief operating officer di Facebook, un lavoro impegnativo) orgogliosamente dichiara di andare a casa alle 1730 e riprendere a lavorare (da casa) quando i figli sono a letto. Certo, è in una posizione privilegiata in cui le regole del gioco le decide lei. Certo, è più facile imporsi quando si è un personaggio del suo calibro. Certo, il suo capo è un carismatico ragazzo ventisettenne (Mark Zuckerberg) che gira in felpa e scarpe da ginnastica e incarna un nuovo modo di pensare. Ma non è questo il punto. Il punto vero è che, se lo può fare la COO di  Facebook senza che l’azienda si paralizzi e il lavoro di centinaia di persone si blocchi, mi devono spiegare perché non lo possa fare chiunque altro.

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