Smettiamola di fare i furbi usando le donne

Woman-on-bike-150x150Giro in bicicletta da anni quindi non ho nessun titolo per dirlo, ma la FIAT Abarth a me sembra un’utilitaria carina. Il problema è lo spot pubblicitario con cui hanno deciso di promuoverla, che ha suscitato, giustamente, un vespaio, al punto che esiste anche una petizione su change.org per farlo ritirare.

Se non avete tempo per guardarlo, lo riassumo in poche parole: una bella donna (vestita come si potrebbe andare vestite a una festa, cioè abbastanza svestita) si china per strada per allacciarsi il sandalo tacco 15 (che come tutte noi usa per andare a passeggio). Un uomo che la guarda insistentemente (con aria trasognata più che malintenzionata). Lei prima lo rimprovera in modo aggressivo per averla guardata e lo prende a schiaffi, poi lo accarezza seduttivamente, lo bacia e infine si trasforma in automobile (la Abarth, appunto).

Questa pubblicità non va bene perché come abbiamo già detto e ripetuto il corpo delle donne non va usato in questo modo (devo citare per l’ennesima volta il bellissimo documentario di Lorella Zanardo). Un conto è la pubblicità della lingerie, ma cosa c’entra una donna scollata con un’automobile?

Il fatto non è irrilevante come potrebbe sembrare in questo autunno 2013 in cui la maggior parte delle persone ha ben altri problemi. Queste pubblicità contribuiscono a formare l’idea di donna che tutti abbiamo in testa. L’identità femminile che si crea con questa e altre pubblicità rafforza i peggiori stereotipi, quelli mutati rispetto al ceppo base e molto resistenti alle terapie.

Ma il peggio non lo ha fatto la casa automobilistica, bensì il Giurì che, chiamato in causa, ha assolto lo spot perché mostrerebbe “una donna di personalità, forte e indipendente”.  Ora, se è così che insegniamo la forza e l’indipendenza alle ragazze, se è così che la facciamo riconoscere dalla gente, stiamo freschi. Il parere sintetico del Giurì è che lo spot sia “ironico, allegro e con script innovativo”. Trovo ci sia poco da ridere, se andiamo in giro a raccontare questo genere stupidaggini e a diffondere questi stereotipi. Quanto al giudizio di innovatività, francamente al Giurì serve un dizionario. Purtroppo non vi è nulla di innovativo in questo spot, è vecchissimo e ci siamo stufate di vederne così.  Che la FIAT ammetta l’errore e lo ritiri. E noi non stanchiamoci di vigilare, che appena ci distraiamo un attimo qualche pubblicitario tira fuori dal cassetto un’idea vecchia e lesiva della nostra dignità e ce la propina come fosse nuova (e il Giurì gli da pure ragione).

P.S. Mi sono stupita che non ci sia una petizione su change.org da parte degli uomini per far  ritirare lo spot. L’uomo fa proprio la figura del cretino. Ma nemmeno gli uomini sono così. Comunque gli uomini per ora non si sono lamentati.

P.P.S. Continuo a girare in bicicletta perché questa macchinina mi sarebbe anche piaciuta, ma con una pubblicità così non la posso nemmeno considerare. Attenzione FIAT: come me  ce ne sono altre.

Tolleranza zero

nomorepage3Pare che il Sun (quotidiano britannico di ampia diffusione), messo sotto pressione, stia per eliminare le donne in topless dalla propria pagina 3. Questa pagina è stata caratterizzata per decenni dalla presenza di una ragazza giovanissima a seno nudo (inutile dire che era sempre abbondante).

Secondo me sbaglia chi dice chisseneimporta, tanto noi leggiamo altri quotidiani ed è meglio combattere per farci valere nelle organizzazioni e per entrare nei CdA. Ha ragione invece Lucy-Anne Holmes ad aver avviato su Change.org una petizione (che ha raccolto oltre 114.00 firme) per chiedere al Sun di eliminare la pagina così come è adesso.

L’immagine degradata della donna, presentata come oggetto sessuale, danneggia tutte noi in modo sottile, anche se giriamo tailleur e siamo sempre accollatissime e preparatissime. Lo spiega bene Lorella Zanardo, che di questo problema si occupa da anni, nel Corpo delle Donne. Ne parla anche nel suo libro, rivolto ai giovani, Senza chiedere il permesso. Tollerare queste immagini della donna è sbagliato perché danno forza ai peggiori stereotipi. In molti hanno proposto di continuare ad avere la foto di una donna nella pagina 3 del Sun, ma di sostituire la ragazza in topless con altre immagini, che diano l’idea di quanto diverse siamo tra noi e delle nostre possibilità (non sarebbero male, per esempio, una donna chirurgo o prete o capocantiere o cantante punk).

A casa non si torna

a_casa_non_si_tornaSono stata al premio “Immagini Amiche” organizzato dall’ UDI (Unione Donne Italiane) per celebrare quelle pubblicità, trasmissioni, video amici delle donne. Come abbiamo tutti sotto gli occhi, molto di quello che si vede in giro non lo è. A una riflessione più attenta, anche quello che sembra OK al primo sguardo, nasconde la bufala perché raffoza alcuni stereotipi (es. la donna che si sacrifica, la donna che fa tutto, la donna perfetta, ecc.) che hanno già fatto più danni della grandine e non capisco cosa serva ancora per metterli al bando.

Delle immagni amiche presentate, una, secondo me, merita l’appauso. E’ un video brevissimo  che si intitola “A casa non si torna“. Per favore, cliccate il link, guardatelo  e fatelo vedere a tutte le bambine, ragazzine e giovani adulte che conoscete. Fatelo vedere, ovviamente, anche a esponenti del genere maschile. Figli e figlie, nipoti, studenti, amici: divulgatelo.

Il video lascia parlare alcune donne che fanno professoni tipiamente maschili (la camionista, la spazzina, la capo-cantiere…). Queste donne descrivono il propio lavoro con naturalezza, passione, orgoglio.  Sono donne normali, anche fisicamente. Sono completamente fuori da ogni cliché (e infatti non rientrano in nessuno degli stereotipi prevalenti: nè la donna-bambola nè la donna manager-di-tutto nè la madre lavoratrice perfetta e bionica), ma non ostentano e non provocano. Sono  assertive, sono convinte della propria scelta (“a casa non si torna”), sono loro stesse e basta. E questo, secondo me, le rende molto seduttive. Anche senza trucco e  in tuta, sono dei role model e delle star.

Ecco, per me questa è leadership al femminile è anche questaNon pensiamo che i role model siano solo la Sandberg o la Meyer e, soprattutto, non proponiamo solo questi come modelli da emulare alle giovani donne.  Non  suggeriamo per favore role model a senso unico: sono stretti come una camicia di forza. Anche se le sognamo professioniste, presidenti, primi ministri (scegliendo anche in che  paese), direttori generali – e non c’è niente di male a sognarlo – a queste bambine facciamo vedere la camionista, l’elettricista, la spazzina. Perché quello che le può rendere, oltre che vincenti, anche felici è pensare “posso essere quello che voglio”.

Il video dura meno di due minuti  e mezzo, ma avrete voglia di rivederlo, quindi calcolatene almeno cinque.

PS Volete fare una doccia scozzese, dopo aver visto A casa non si torna Rinfrescatevi le idee su come i media italiani descrivono le donne. Guardate il sempre validissimo e inquietante (questo non da condividere con le piccole) video Il Corpo delle Donne di Lorella Zanardo. Se non lo avete già visto, è un must, ma questo non vi lascerà col sorriso sulle labbra.