Hillary e la speranza dei bambini

go-hillaryA New York un paio di giorni dopo le elezioni presidenziali colpiva l’incredulità riguardo ai risultati elettorali. La sensazione era che tutti si stessero pizzicando per cercare di svegliarsi da un sogno sgradito. Certo, New York è la città liberal per eccellenza, per chi avrebbe votato in massa non era un mistero ed è chiaro che ci siano rimasti male.

Tra quelli rimasti molto male ci sono anche dei bambini. Il cartello (che ho mal fotografato nonostante la migliore tecnologia sia disponibile nel mio smart-phone) è stato scritto da due bimbe che conosco (età 6 e 8 anni) e attaccato alla porta di casa, dove l’hanno voluto lasciare per vari giorni dopo la sconfitta della Clinton. Lo hanno ” firmato” anche altri bambini che, dalla calligrafia e dai disegnini, devono essere circa coetanei. Di ambo i generi. Il cartello dice: Go Hillary! e ripete lo slogan della campagna: Stronger Together.  Riflette la speranza delle bambine di avere una donna presidente degli Uniti e il sostegno degli amichetti maschi per una novità  importante. Io ci leggo il desiderio liberatorio di vivere in una società in cui le donne possono avere il potere senza essere infelici e gli uomini non sono costretti ad averlo per essere felici.

E’ un’ingenuità aver pensato che una donna a capo della nazione leader del mondo avrebbe fatto la differenza? In fondo, negli Stati Uniti c’è la Yellen a capo della FED (per ora). Al FMI c’è la Lagarde. Ci sono state e ci sono donne premier in vari paesi anche se meno influenti da un punto di vista geopolitico. Perché allora siamo così delusi dalla sconfitta della Clinton, al di là delle considerazioni politiche? Perché  la vittoria, con il suo potere simbolico, avrebbe creato una generazione di donne e uomini che, in modo nativo, avrebbero saputo che tutto era per possibile per il genere femminile (senza nulla togliere a quello maschile). Vedere la persona più potente e influente del mondo, una donna, in televisione, sui giornali, su internet ogni giorno avrebbe fatto un gran bene ai bambini. I fatti sono sempre più potenti delle parole.

Ma è andata diversamente, quindi bisogna raddoppiare gli sforzi per far conoscere tutti gli altri esempi di leadership femminile. La storia va avanti ed è nelle mani di tutti.

Trump femminista senza volerlo

such_a_nasty_womanE’ stato osservato acutamente e provocatoriamente da Gillian Tett sul FT (The truth about Trumpkins) che ha fatto più Trump per riaccendere il femminismo negli ultimi anni di quanto abbiano fatto le femministe stesse.

Il suo linguaggio offensivo “da spogliatoio”, i suoi presunti comportamenti predatori nei confronti delle donne e la sua ammirazione del nostro genere purché ce ne stiamo in ruoli tipicamente femminili, hanno risvegliato il femminismo anche nelle donne più indifferenti. Le magliette con su scritto “I’m a nasty woman” (così Trump ha definito Hillary Clinton) sono diventate un cult e ci ricordano che competere sul serio contro gli uomini è ancora implicitamente vietato alle donne. Forse ci voleva questa wake-up call per ricordarci che la battaglia non è vinta ed è troppo presto per passare ad altro.

Grazie Donald, adesso però ci hai aiutato abbastanza.

Donne cattive che violano lo stereotipo femminile

nasty-debateCome sapete, Donald Trump ha definito Hillary Clinton,  sua rivale nella corsa alla presidenza degli Stati Uniti, una “nasty woman“, cioè una donna cattiva.

Come sempre, dipende dai criteri che si usano per dividere i buoni dai cattivi. Che Hillary sia una donna che si rifiuta di fare la donna, è vero. Che respinga gli stereotipi di genere, è noto: anche quando era first lady si fece assegnare un incarico rilevantissimo come la riforma sanitaria. Insomma, se una donna è buona quando sta al suo posto, non compete con gli uomini e ricopre ruoli ancillari, ok, allora Hillary non è buona.

Questo episodio conferma quello che sapevamo già: le donne che violano lo stereotipo femminile vengono sanzionate perché gli stereotipi hanno anche una valenza prescrittiva (non solo descrittiva) e discostarsene è una forma di devianza sociale. The Donald e i suoi seguaci criticano Hillary in maniera palese e aggressiva, altri lo fanno inconsapevolmente e in maniera passiva-aggressiva, limitandosi a dichiarare che Hillary “non convince” (ndr ma perché quando le donne saltano si alza sempre l’asticella?). Potrebbero essere addirittura più pericolosi i secondi dei primi (non mi riferisco al voto), certamente sono più insidiosi perché i pregiudizi, quando sono inconsci, sono come virus mutati per diventare resistenti ai tentativi di debellarli.

Le elezioni presidenziali USA 2016 hanno chiarito, se ce ne fosse stato bisogno, che la leadership femminile può essere percepita come una minaccia o un elemento di destabilizzazione della società e che suscita ancora forti resistenze, alcune delle quali noi stessi fatichiamo a capire.

Abbiamo bisogno di una s….che ci liberi dallo stereotipo femminile

hilaryIl fatto che Hilary Clinton non ispiri grande simpatie nemmeno dalle donne merita di essere analizzato e capito al di là delle razionalizzazioni (lo scandalo Whitewater, la faccenda delle email, il potere dinastico dei Clinton, ecc.). La ragione per cui donne, anche altrimenti illuminate, non sceglierebbero una come la Cinton per bere lo Spritz temo abbia anche altre motivazioni, che purtroppo agiscono sottotraccia (e potrebbero essere una forma di unconcious bias). Forse, alla fine della riflessione potremmo arrivare alla conclusione di Andi Zeisler nel suo pezzo uscito oggi sul New York Times (The Bitch America Needs): l’America ha bisogno di una strega (la parola bitch sarebbe meglio tradotta con un’altra parola che inizia pure per s, comunque il concetto è quello).

Quello che rende Hillary una s. sono una serie di caratteristiche che collidono con lo stereotipo femminile (es. desiderare il potere, avere molta voglia di vincere, non esprimere emozioni, sorridere poco, ecc.). A questo si aggiunga un’altro elemento fortemente disturbante: Hillary  non solo  non usa la piacevolezza come una clava, che è quello che ci si aspetta dalle donne che vogliono avanzare in qualsiasi campo, ma addirittura se ne frega di violare le aspettative legate allo stereotipo femminile.

Hillary rappresenta una donna il cui potere si esprime fuori dalla sfera domestica e familiare e che esce dallo stretto perimetro delle norme e aspettative sociali che riguardano le donne, alle quali fa ben poche concessioni. Questi sono peccati che  non si perdonano e che quasi unanimemente sono interpretati come segnali di una cattiva indole (da s., in sintesi). Quante donne si auto-limitino per conformarsi a queste aspettative non lo sappiamo, ma probabilmente sono tante. Se Hillary ce la farà a conquistare la Casa Bianca, ci aiuterà a liberarcene.

 

Lock her up: cosa succede a chi viola lo stereotipo femminile

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Cosa succede alle donne che violano lo stereotipo femminile combattendo per il potere? Cosa succede quando, invece cedere il passo agli uomini nelle organizzazioni e nella politica, si fanno avanti sul serio minacciando la supremazia maschile?

Gli stereotipi di genere sono vendicativi: discostarsi da ciò che prescrivono è considerata una forma di devianza sociale. Lo ha sperimentato in maniera dirompente Hillary Clinton, i cui detrattori vorrebbero vedere locked up (cioè rinchiusa in carcere). Certo, questo episodio si inserisce in un contesto di odio crescente nelle campagne elettorali e nella società, ma sa molto di misoginia e di caccia alle streghe (in effetti mi meraviglio che non abbiano chiesto di bruciarla sul rogo).

Le donne che si scostano dallo stereotipo femminile lo fanno a proprio rischio e pericolo.  La situazione cambierà solo quando avremo cambiato gli stereotipi di genere, ma questo richiede che molte donne prima accedano al potere e ne subiscano la gogna. Si sentiranno dire che sono troppo maschili, dovranno rispondere a domande assurde tipo perché non hanno figli o come mai non si occupano dei nipoti (invece di rompere le scatole). Verranno guardate con curiosità antropologica e giudicate secondo standard impossibilmente alti, da uomini e da donne. Speriamo che non mollino. Alla leadership femminile servono role model. Dato che il prezzo che le donne devono pagare per accedere al potere è esorbitante, credo che non possiamo fare tanto i difficili.