Dedicato ai negazionisti (e alle negazioniste)

Si sente spesso dire che le donne devono seguire gli stessi percorsi di leadership degli uomini, cioè che sarebbe inutile, sbagliato e forse anche “ghettizzante” pensare a percorsi formativi per il solo genere femminile. Vorrei dire la mia e portare un esempio a supporto.

Constatazione: le donne non partono dalla stessa base di partenza degli uomini a causa dell’educazione e degli stereotipi, oltre naturalmente ai doppi-tripli-quadrupli carichi di impegni (casa, figli, anziani, oltre al lavoro). Conseguenza: dobbiamo “livellare il campo da gioco” prima di fare altre cose.

Eliminare i carichi di lavoro aggiuntivo che gravano sulle donne è la parte più difficile e lunga: richiede cambiamenti culturali e nuove infrastrutture. Nell’immediato si può invece agire su quei fattori che frenano la carriera delle donne e che derivano dall’educazione che hanno ricevuto e dagli stereotipi dominanti. Farlo è fondamentale perché questi ostacoli sono molto concreti e confermati dalla ricerca. Non farlo è un peccato (oltre che una mancanza di giustizia) perché sono ostacoli che si rimuovono abbastanza facilmente.

Per convincere i negazionisti (che ritengono gli ostacoli di genere inesistenti o superabili da chi abbia capacità e buona volontà), cito un’iniziativa della Oxford University. Lo trovo un buon esempio perché il bacino di studentesse dell’università (ai primissimi posti delle classifiche mondiali) è sicuramente composto da persone molto intelligenti e super-selezionate. A queste ragazze non devono mancare certo nè la  capacità nè la volontà di farcela. Nonostante questo, una ricerca recente ha dimostrato che le ragazze una volta laureate, benché in possesso di un titolo di studio prestigiosissimo, hanno reticenza nel candidarsi a posti di lavoro nel settore bancario, nella finanza, nella consulenza aziendale e nei servizi di ingegneria.

L’Università di Oxford  ha quindi pragmaticamente deciso di offrire alle proprie studentesse un corso di  pochi giorni che le aiuti a migliorare la fiducia in se stesse, il pensiero positivo e la consapevolezza dei propri punti di forza. L’obiettivo finale è renderle più assertive e in grado di farsi valere, perché questi pare siano gli ingredienti mancanti.

Vorrei sottolineare, perché questa è un’altra obiezione che si sente fare, che non si tratta di corsi che fanno diventare le donne “come gli uomini”. I corsi puntano solo a eliminare quei comportamenti auto-limitanti che noi donne non abbiamo scelto e che non derivano da specificità del cervello femminile, ma che ci sono stati passati attraverso l’educazione e gli stereotipi senza che ce ne accorgessimo.

Tornando ai percorsi di leadership, concordo con l’affermazione che donne e uomini debbano fare gli stessi percorsi, ma credo che sia utile prima rimuovere gli ostacoli, almeno comportamentali e psicologici, di genere. Se perfino le studentesse di Oxford hanno bisogno di un aiuto per superare gli ostacoli di genere, negare che questi esistono e che creano problemi alle donne è una posizione poco difendibile.

Cosa ne pensate?