Vietato rispondere Roger

walkie-talkie

“Roger” significa “ricevuto” nella procedura radiotelefonica in lingua inglese. Rispondere “Roger” è vietato ai piloti quando si tratta di comunicazioni importanti. In quel caso, si deve, per maggiore sicurezza, ripetere il messaggio ricevuto (per assicurare la comprensione esatta). Giustamente, perché per aria i malintesi sono pericolosi. Anche nelle organizzazioni.

Il rimedio? Certamente, tenere presenti alcune differenze di genere nella comunicazione aiuta. Sono generalizzazioni e come tali vanno verificate caso per caso, ma possono fornire una interessante chiave di lettura.  Ma, soprattutto, occorre verificare di aver capito. Vietato dire “Roger”.

Secondo Debra Tannen’s (autrice di “You just don’t understand”), vanno conosciute alcune differenze fonti di possibili malintesi nella comunicazione tra uomini e donne. Ecco quelle chiave:

  • Quando parlate con un collega, un collaboratore o un capo che volete aiutare, non dite. “Ti voglio aiutare” perché agli uomini non piace (avete notato la bassa frequenza con cui gli uomini chiedono indicazioni stradali?). Se lo volete aiutare, meglio dire: “Voglio lavorare insieme a te su questo problema”. Le donne accettano più volentieri un aiuto, ma spesso lo chiedono in maniera così indiretta che non viene percepito come una richiesta da parte di un uomo (la conseguenza può essere che la donna ritenga di essere stata ignorata nella richiesta di aiuto e provi risentimento).
  • Gli uomini parlano più spesso delle donne  per negoziare e mantenere il loro status. Le donne parlano più spesso degli uomini per creare relazioni e avvicinarsi agli altri. Gli uomini tendono ad avere più conversazioni incentrate sui contenuti o sul potere.
  • Le donne usano più parole per esprimersi e più spesso degli uomini seguono un flusso di coscienza nel raccontare quello che hanno in mente. Gli uomini scherzano e usano il sarcasmo anche su argomenti sensibili, urtando la suscettibilità delle donne.
  • Gli uomini si scusano meno delle donne (e forse meno di quanto dovrebbero). Le donne si scusano anche troppo.
  • I segnali dati con il linguaggio corporale sono differenti, gli uomini, per esempio, riescono a fare meglio la “faccia da poker”, mentre le espressioni facciali delle donne spesso rivelano ciò che provano in quel momento. Gli uomini si muovono meno delle donne e tendono ad arretrare maggiormente quando ascoltano (entrambe le cose trasmettono maggiore gravitas). Le donne tendono ad annuire quando stanno ricevendo e processando l’informazione che ricevono, non solo quando sono d’accordo (come dire “Roger”). Per gli uomini, se annuite esprimente consenso con quello che si sta dicendo.
  • Le donne cercano più degli uomini il consenso quando devono prendere una decisione, quindi chiedono più pareri (a 360°: collaboratori, capi, colleghi). Gli uomini amano decidere indipendentemente e possono scambiare la richiesta di opinioni delle donne come insicurezza e scarsezza di idee proprie.

Lost in translation

lost-in-translationLa lingua franca del lavoro non ha genere neutro. Gli uomini, sovra-rappresentati in posizione di leadership e nel mondo del lavoro, hanno stabilito un codice di comunicazione che rispecchia il loro modo di comunicare.  Meglio conoscere bene questa lingua e sapere che nelle traduzioni si possono perdere o travisare significati. Ecco tre esempi:

Diamo significati diversi al  sì. Per gli uomini «sì vuol dire sì», noi donne tendiamo a insistere per assicurarci che chi abbiamo davanti sia convinto al 100%. A volte, parlando, troppo facciamo venire il dubbio a chi non lo aveva. Hai ottenuto un sì? Rispondi “Ottimo” oppure “Ottimo, grazie” e passa al tema successivo).

Diamo significati diversi al  no. Per gli uomini ha un significato più relativo e meno definitivo che per noi. Vuol dire che in quel momento la risposta è no, ma si può provare a chiedere nuovamente in un secondo momento o in diverse circostanze. Impariamo anche a non deprimerci per una parata, la partita continua.

Attenzione al significato del verbo «sperare». Posso essere d’accordo con voi che la speranza è una cosa molto bella, ma fate attenzione a usare il verbo sperare quando parlate con capi, colleghi e clienti di genere maschile. Per loro è troppo blando e tiepido. Non trasmette l’idea che potreste battervi per un obiettivo se sperate di raggiungerlo. «La speranza», osserva Linda Evans, «è per le cenerentole.» E le non-cenerentole che verbo usano? Il verbo volere, per esempio.

Non dipingere affreschi (almeno sul lavoro)

last_judgement_sistine_chapel1323745350338Di norma, noi donne  amiamo dipingere degli affreschi per descrivere una situazione, lavorativa o personale, mentre gli uomini preferiscono tracciare uno schizzo. Le loro descrizioni ci sembrano troppo semplici o poco profonde, ma le nostre rischiano di far confonderli e disinteressarli. Cosa c’è sotto questa differenza? Noi donne processiamo diversamente le informazioni rispetto gli uomini: loro tendono a elaborarle sequenzialmente, noi spesso lo facciamo simultaneamente. Per loro, quindi, è utile conoscere di cosa volete parlargli (il titolo e il sottotitolo),  sapere per quanto tempo si parlerà e ricevere le informazioni una per volta: così inquadrano il tema, si mettono nella giusta disposizione per ascoltare e non perdono il filo (quando succede, la colpa la danno alla vostra esposizione). In un contesto a prevalenza maschile, possono essere utili questi tre semplici suggerimenti.

Parti dal titolo e sii schematica

Le storie costruite dal basso, cioè dai dettagli e seguendo l’ordine cronologico tendono ad annoiare o addirittura spazientire gli ascoltatori di genere maschile. Il trucco per attirare la loro attenzione è «partire dal titolo» cioè dalla notizia o conclusione principale. Il messaggio chiave (il titolo) dovrebbe essere più informativo e sintetico possibile, contenendo solo e tutte le cosiddette cinque domande chiave del giornalismo (chi, cosa, quando, dove e perché). Se una frase non ti sembra adeguata alla complessità di quello che vuoi dire, ricorda che serve solo ad attirare l’attenzione sul tema da trattare: come il titolo azzeccato che invoglia a leggere tutto l’articolo, deve indurre l’interlocutore a chiedere di espandere e approfondire. Per esercitarti, leggi con attenzione i titoli degli articoli dei giornali e, subito sotto, l’occhiello. Tieni anche d’occhio sui quotidiani i piccoli riquadri con una notizia (necessariamente condensata) e i titoli che scorrono durante il telegiornale. Infine, prova a troncare i quello che vuoi dire dopo i primi 140 caratteri, come se fosse un tweet. Essere sintetiche richiede solo volontà e allenamento.

Dichiara in anticipo quanto tempo ti serve per comunicare e chiedi se è il momento giusto. «Ti devo parlare X. Ci vorranno cinque minuti. Possiamo farlo ora?» Naturalmente poi devi rispettare il no, se questa è la risposta, e il tempo concordato. Tentare di parlare a qualcuno (in particolare a un uomo) di qualcosa che in quel momento non è disposto a ascoltare, magari andando avanti per mezzora, è un gesto suicida (dal punto di vista della reputazione e della carriera).

Parla di una cosa per volta. Oltre a facilitare l’ascolto, comunica maggiore autorevolezza, lucidità e controllo della situazione.

La differenza delle persone che fanno la differenza

201301-omag-flying-balloons-600x411Cosa fanno di diverso le persone di successo? Come immaginate, molti se lo sono chiesto e pare che quasi tutti abbiano tentato di dare una risposta perché, se mettete in google questa domanda, verrete inondati di consigli. Molti sono ovvietà, ma ogni tanto ce n’è qualcuno che fa riflettere. Ecco la mia selezione (non esaustiva) di caratteristiche e atteggiamenti che possono aiutare le donne (e gli uomini) a essere leader e ad avere successo:

  • Essere ottimisti-realisti. Visualizzatevi già nelle situazioni che desiderate, comportatevi come se già si fossero avverati i vostri desideri, guardate il mondo con le lenti di chi crede di potercela fare, ma non sottostimate le difficoltà (nessuno ha detto che essere leader al femminile sia facile). Bisogna essere preparati al successo e calamitarlo, ma non pensare che arrivi senza sforzo e subito (se no si rischiano la delusione e lo sconforto).
  • Focalizzarsi sul miglioramento, non sulla perfezione. Voler essere perfette è un difettuccio femminile che ci costa caro in termini di frustrazione e ci fa rinunciare a impegnarci in cose in cui temiamo di non risultare all’altezza. Soprattutto questo secondo aspetto ha effetti molto negativi perché se non si fanno cose fuori dalla propria comfort zone è difficile che si possa diventare leader. Meglio quindi provare cose nuove, sbagliare e poi darsi semplici obiettivi di miglioramento (nel tempo si diventa quasi perfette, ma è un effetto collaterale, non l’obiettivo)
  • Concentrarsi su cosa si vuole fare, non su cosa non si vuole fare. Il cervello umano ha qualche problema con la negazione (se vi chiedo di non pensare a un elefante, la prima immagine che vi viene in mente qual’è? Proprio quella di un pachiderma). Se volete cambiare i comportamenti che limitano la vostra leadership, pensate positivo, come diceva la canzone. Anziché dirvi: “Non devo arrabbiarmi e perdere la calma quando il mio capo mi dice….”, proponetevi “Quando il capo mi dice ….prima di rispondere conto fino a 10”. L’idea è sostituire un comportamento che danneggia la nostra leadership con un altro che la supporta o almeno non la mina.

L’anello mancante tra performance e leadership

auraSe vi siete sentite dire che siete brave, ma non avete l’aura del leader, non siete certo le sole e probabilmente non è nemmeno colpa vostra. I modelli di leadership sono per lo più maschili e noi facciamo fatica a recitare la parte a dovere (spesso non ci va neppure). Fatta questa premessa, il quid che in pochi minuti  segnala leadership e potenziale si chiama executive presence e può diventare l’anello mancante tra performance e leadership, cioè costare caro alla vostra carriera.

Ma cos’è l’executive presence? Con questo termine elusivo si intende un misto di comportamenti e aspetto che ci fa rispettare.  Se la possedete  la percezione immediata che gli altri hanno del vostro valore è alta. 

E’ una forma di soft power che è meglio conoscere e sviluppare perché può diventare una buccia di banana. Ecco quattro consigli:

  • Usate uno stile di comunicazione assertivo e aperto. A volte noi donne assumiamo comportamenti un pò rigidi per farci rispettare, ma non è quella la strada giusta.
  • Parlate con convinzione, ma pacatamente, lentamente e evitando toni acuti (la natura non ci aiuta, ma transeat)
  • Trasmettete sempre un senso di sicurezza e calma, soprattutto nelle situazioni difficili (per esempio quando siete sotto attacco da parte di qualcuno)
  • Curate l’aspetto esteriore. L’avvenenza non c’entra, il budget di spesa c’entra poco: si tratta piuttosto di essere vestiti per la parte (coerenza col brand) e sempre molto curati. Le persone notano il vostro aspetto esteriore prima di tutto il resto, fatevene una ragione.

Facile vero? Manco per niente, proprio per questo meglio allenarsi parecchio.

Lezioni di football americano

Samantha Gordon Portrait of Samantha Gordon HS Football Field in Utah/Salt Lake City, Ut, Us 3/30/2013 X156349 TK1 Credit: Kohjiro Kinno

Prendo spunto dal football visto che c’è stato ieri il #SuperBowl. Sam Gordon è una bambina che gioca a football americano, cosa di per sé non comune visto che è uno sport piuttosto violento che di solito attira ragazzi e pure grossi. Tipicamente Sam (che sta per Samantha) gioca contro squadre composte esclusivamente da maschi che sono due volte lei per stazza (so che state già iniziando a identificarvi). Eppure, se guardate uno dei sui primi filmati  sul campo di gioco, capirete perché ha milioni di visualizzazioni e noterete alcune cose: 1) non è per nulla intimidita: si sente a casa sua nel campo di gioco anche se è popolato da ragazzoni (che qualche scetticismo nei suoi confronti lo avranno espresso di sicuro) 2) gioca per vincere. E’ diverso rispetto a giocare per dimostrare a se stesse e agli altri di essere brave 3) si comporta come una che ha già vinto 4) la sua performance è straordinaria, ma con una strategia diversa da quella dei maschi: lei utilizza come forza la sua debolezza (essendo leggera e atletica corre molto più velocemente). In altre parole, ha una strategia di gioco che valorizza le sue caratteristiche.

Ho finito, questi erano i consigli di oggi. Con qualche semplificazione, la leadership femminile è questo.

Le scelte delle donne assomigliano al Comma 22

comma22Le donne che vogliono fare carriera possono farlo, ma esiste un Comma22 del regolamento.

Il comma (provocatoria invenzione di Heller nel suo libro Comma 22) faceva parte del regolamento a cui i piloti, protagonisti del romanzo, erano soggetti. Recitava: “Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo”.

A volte sembra che le donne siano sottoposte a regole altrettanto paradossali , cioè che venga data loro una possibilità di scelta che è solo apparente. Prendiamo l’esempio dell’ambizione discusso nel post precedente. Le donne che la manifestano  incontrano grandi resistenze, quelle che non la manifestano non vanno lontano. Le donne assertive fanno carriera, ma sono criticate da tutti. Le donne che fanno carriera perdono punti in femminilità.  Benvenute nelle contraddizioni che caratterizzano le carriere femminili, dovute allo stereotipo che ci chiede di accudire gli altri con abnegazione  mentre la carriera richiede anche comportamenti individualisti. Le due cose collidono.

Che fare?

1) Essere consapevoli che è una situazione da Comma 22 (non siamo noi che siamo impazzite e non sono le fluttuazioni degli ormoni). La strada che porta alla leadership femminile è ancora piena di ostacoli (che, se conosciuti, sono per lo più aggirabili).

2) Non essere ostaggio di quello che gli altri pensano di noi. Un conto è ascoltare le critiche e cambiare i propri comportamenti se necessario. Altra cosa è permettere che il giudizio degli altri diventi una camicia di forza.