Il perfezionismo è uno scudo

scudo_3_punteInizio con questo post una serie di “pillole estive”: brevi spunti di riflessione che si adattano a un periodo dell’anno in cui, di solito, si ha un pò più tempo per pensare e in cui si pensa di avviare qualche cambiamento positivo con la ripresa autunnale.

La prima pillola è sul perfezionismo che noi donne tendiamo a inseguire più degli uomini, pur sapendo benissimo che stiamo puntando a qualcosa di irraggiungibile. Essere perfezionisti, come dice Brené Brown nell’intervista che le fa Oprah, non vuol dire  cercare di   raggiungere l’eccellenza in quello che si fa. Quella è una cosa faticosa, a cui non tutti devono necessariamente aspirare, ma di per sé è positiva (o almeno non negativa).   Quello che motiva il perfezionista, secondo Brown, è però diverso, ed è questo: “Se riesco a  a fare tutto perfettamente posso minimizzare o evitare situazioni di vergogna, accuse e giudizi da parte di altri.”  Se, per esempio, riesco a gestire perfettamente la casa, nessuno mi accuserà di averla trascurata per il lavoro.  Se sono sempre aggiornata su tutto, nessuno potrà accusarmi di superficialità. Avete capito il concetto: secondo la sua tesi, il perfezionismo non sarebbe animato dal desiderio di dare il meglio, ma di difendersi preventivamente. Sarebbe quindi uno scudo difensivo.

Brené Brown incoraggia a vivere “oltre il giudizio degli altri”, cioè a rifiutare di farsi guidare troppo dalle aspettative che gli altri hanno su di noi: meglio puntare  su quello che ci sta sta veramente a cuore che coltivare la perfezione in tutto. Meglio, insomma,trovare il coraggio di vivere la  vita che si desidera, anche se ha delle imperfezioni che che ci rendono vulnerabili, piuttosto che la vita una vita inutilmente e faticosamente perfetta.

Altrimenti ci si ritrova, al tempo stesso, principesse e prigioniere nel proprio castello.

La vergogna delle donne

Uno dei problemi delle donne è di non sentirsi mai completamente all’altezza delle aspettative. Lo “standard” che abbiamo in mente è spesso irragionevolmente alto e, in verità, non è per nulla uno standard, ma semmai un ideale di perfezione. Tuttavia, la maggioranza di noi, pur essendo in altre questioni persone ragionevoli e equilibrate, lo ha interiorizzato al punto da non rendersi più conto che questa ragnatela di aspettative, irraggiungibili e tra loro in conflitto, è una trappola.

Ne parla Brené Brown in un TED Talk sulla vergogna che si intitola Listening to shame Brené dice che la vergogna è diversa a seconda del genere. Per le donne, la vergogna  è spesso un senso di inadeguatezza, di non essere quello che dovremmo essere, di non essere abbastanza brave nel ricoprire tutti i ruoli senza sbavature. Secondo me, spesso le donne pensano di dover garantire  tutto a  tutti (marito, figli, genitori, azienda per cui lavorano) e provano quindi umiliazione e senso di sconfitta quando non ce la fanno più: come un giocoliere di strada quando fa cadere le palle davanti ai passanti e sente che bisbigliano “però forse ha esagerato, erano troppe!”.

La Brown cita una vecchia pubblicità di un profumo (Enjolie) che andava di moda negli anni 80. Il filmato si intitolava “The 24 hour woman” e mostrava una donna che iniziava la giornata da manager (tailleur grigio) poi mutava in casalinga e mamma (pentola in mano, abitino da casa) e, finalmente, diventava donna fatale per il marito (abito da sera mozzafiato). Non riesco a immaginare un titolo più azzeccato visto che probabilmente non faceva in tempo a finire col marito che già le suonava la sveglia per poter preparare la colazione a tutti l’indomani mattina. Tutte queste cose venivano naturalmente fatte con un sorriso e  senza mostrare fatica (e quindi senza sudare…era la pubblicità di un profumo, ricordate). Riconoscete il trappolone?

La simpatica Brené commenta laconica “non so se quella pubblicità abbia fatto vendere molti flaconi di profumo, ma ha sicuramente movimentato molti anti-depressivi in farmacia”.

Quella pubblicità oggi fa sorridere (anzi, guardatela e fatevi quattro risate), ma attenzione, perché il role model di donna che fa tutto e lo fa alla perfezione viene proposto anche oggi. L’aggravante è che non è più pubblicità, ma realtà (un po’ modificata). Quando si propongono role model, si tende infatti a mostrare donne “perfette” che fanno tutto senza fatica, esattamente come nella pubblicità del profumo. Naturalmente questi role model sono proposti con la buona intenzione di dimostrare alle donne “che possono avere tutto.” Però, parafrasando Brené, mi verrebbe da dire: non so se questi role model  facciano venire voglia ad alcune donne di avere tutto, ma sicuramente movimenteranno molti anti-depressivi e ansiolitci in farmacia”.

Brené parla delle aspettative impossibili a realizzarsi come di una camicia di forza che le donne sono costrette a indossare. Pensateci un attimo. Non è una metafora sbagliata.