Strada in salita per le donne imprenditrici

Grazie a Roberta Rabellotti, una delle co-autrici, per avermi passato fresco di stampa il rapporto Investing in women: what women-led businesses in Italy and the UK need. Merita la lettura integrale da parte di chi si interessa di imprenditoria femminile, ma qui ne traggo e riassumo solo alcuni spunti su cui riflettere. Le donne imprenditrici:

  • Ricevono meno finanziamenti in tutti gli stadi del ciclo di vita dell’impresa.
  • L’accesso al credito bancario risente negativamente del fatto che le donne, tipicamente, hanno redditi inferiori e minori beni da fornire come garanzia
  • Per quanto riguarda gli investitori in capitale di rischio, le cose non vanno meglio. Infatti, i venture capitalist considerano le imprese a guida femminile più rischiose e sono quindi più stringenti nel pretendere che vi siano già successi dimostrati, mentre agli uomini più spesso basta mostrare che l’impresa ha potenziale.  Inoltre, gioca a sfavore delle donne il fatto che gli investitori siano in prevalenza uomini (in UK, solo il 14% degli investitori private equity e solo il 20% dei venture capitalist sono donne).  L’evidenza (ampiamente supportata dalla letteratura sui pregiudizi inconsci) dimostra che si tende a dare più fiducia alle persone simili.  In the UK, only 1% of early-stage women entrepreneurs receive angel investment compared to 10% of men.
  • L’unico fronte sul quale le donne imprenditrici hanno maggiore successo degli uomini è il crowdfunding (le campagne delle donne hanno il 32% di probabilità in più di avere successo rispetto a quelle maschili).

Dato che l’accesso ai finanziamenti è fondamentale per far crescere un’impresa, la situazione descritta costituisce un vincolo forte alla crescita dell’imprenditoria femminile.

Il rapporto contiene ottime raccomandazioni di politiche che per correggere queste distorsioni, ma le politiche richiedono tempo per essere implementate e per dare risultati. E intanto cosa si fa? La mia risposta è sempre la stessa: rendiamo le donne consapevoli le donne degli ostacoli. Questo, a mio parere, non ci rende né rinunciatarie né lamentose, ma solo un pò più informate e agguerrite. Oltre a migliorare la nostra possibilità di ottenere quello che vogliamo, ci prepara al fatto che forse dovremo fare più fatica per ottenerlo. Sapere in anticipo che la strada sarà in salita permette di equipaggiarsi adeguatamente, prepararsi psicologicamente e non perdere fiducia in sè ai primi rifiuti.

Fallire per avere successo

huffingtonVi segnalo ( e riassumo brevemente per chi non ha tempo) un interessante articolo pubblicato sull’Huffington Post. Parla di donne che hanno fallito prima di avere successo. Sono nomi noti, rispettati o addirittura riveriti, ai quali mai e poi mai ci verrebbe in mente di associare l’insuccesso. Qualche esempio? Oprah Winfrey (la anchor più celebre al mondo), la stessa Arianna Huffington (fondatrice dell’Huffington Post, nella foto), Marilyn Monroe (la divina), Vera Wang (stilista apprezzatissima) e, naturalmente, J.K. Rowling (autrice di Harry Potter), che ha ricevuto 12 “NO” prima di trovare un editore disposto a pubblicare le storie del maghetto. Eppure tutti ce le ricordiamo per il loro successo, non certo per i fallimenti.

Non è strano che sia così: la misura del successo è data da quante volte si è avuto successo e da quanto successo si è avuto, non da quante volte si è evitato il fallimento. Per avere successo, bisogna fare molti tentativi e, inevitabilmente, qualcuno non andrà a finire benissimo. Ma fallire serve ad avere successo.

Noi donne dovremmo pensarci più spesso, visto che la paura di sbagliare (e di essere imperfette) ci frena più di quanto freni il genere opposto.