Le scelte delle donne assomigliano al Comma 22

comma22Le donne che vogliono fare carriera possono farlo, ma esiste un Comma22 del regolamento.

Il comma (provocatoria invenzione di Heller nel suo libro Comma 22) faceva parte del regolamento a cui i piloti, protagonisti del romanzo, erano soggetti. Recitava: “Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo”.

A volte sembra che le donne siano sottoposte a regole altrettanto paradossali , cioè che venga data loro una possibilità di scelta che è solo apparente. Prendiamo l’esempio dell’ambizione discusso nel post precedente. Le donne che la manifestano  incontrano grandi resistenze, quelle che non la manifestano non vanno lontano. Le donne assertive fanno carriera, ma sono criticate da tutti. Le donne che fanno carriera perdono punti in femminilità.  Benvenute nelle contraddizioni che caratterizzano le carriere femminili, dovute allo stereotipo che ci chiede di accudire gli altri con abnegazione  mentre la carriera richiede anche comportamenti individualisti. Le due cose collidono.

Che fare?

1) Essere consapevoli che è una situazione da Comma 22 (non siamo noi che siamo impazzite e non sono le fluttuazioni degli ormoni). La strada che porta alla leadership femminile è ancora piena di ostacoli (che, se conosciuti, sono per lo più aggirabili).

2) Non essere ostaggio di quello che gli altri pensano di noi. Un conto è ascoltare le critiche e cambiare i propri comportamenti se necessario. Altra cosa è permettere che il giudizio degli altri diventi una camicia di forza.

 

Ambiziosa come Lady Macbeth

mcbethL’ambizione delle donne è sottilmente sanzionata (perché contraddice lo stereotipo femminile altruista) o presa poco sul serio (perché confusa con il desiderio di essere la primadonna della situazione, cioè la principessa del castello). Ma, senza manifestare ambizione, non si può fare carriera e accedere a posizioni di leadership, quindi dobbiamo usare qualche accorgimento (per evitare troppe ritorsioni) e, soprattutto, dobbiamo convogliare la nostra ambizione nel modo più efficace possibile (perché dobbiamo contrastare un’aspettativa diversa).

In un articolo uscito su Forbes (the-7-most-effective-ways-for-women-to-own-their-ambition ) di qualche tempo fa venivano dati alcuni consigli alle donne per essere ambiziose in modo efficace. Alcune sono cose non nuove, altre più interessanti, ma tutte giustissime: bisogna avere una chiara value proposition, un network professionale che ci supporti, uno o più sponsor, è necessario evitare la “doer-trap” cioè la trappola per cui si finisce sempre sommerse di lavoro sperando che questo sia interpretata come voglia di crescere nell’organizzazione….ahimè, chi lavora tanto è un animale da soma, mentre per accedere alla leadership bisogna essere cavalli di razza. Quando manifestiamo ambizione, assicuriamoci di segnalarla nel modo giusto.

 

 

La spinta verso le carriere da “colletti rosa” viene da lontano

pinkcollarSappiamo che l’espressione  “soffitto di vetro” descrive solo alcuni degli ostacoli esterni che le donne incontrano nella propria carriera. Le barriere che le donne devono superare sono più numerose e spesso ben nascoste nelle pieghe delle pratiche organizzative,  infatti è stata coniata l’espressione “amianto di genere” per indicare quegli ostacoli che richiedono un’attenta ricerca per essere trovati e bonificati.

Esistono poi gli ostacoli “interni alle donne”, cioè dei limiti auto-imposti e dei comportamenti non funzionali alla carriera in un ambiente di stampo maschile. L’argomento suscita qualche controversia perché sembrerebbe spostare la responsabilità sulle donne, che diventerebbero così complici del complotto che le tiene lontane dalle posizioni di leadership e potere. Io credo invece che le barriere interne giochino un ruolo importante nella “caduta dalla scala” (espressione che indica l’uscita dalla competizione per posti di leadership delle donne). Va però sempre sottolineato che con questi limiti interni noi donne  non ci siamo nate, ce li hanno installati, se non alla nascita, almeno nella primissima infanzia (si dice che fin dai due anni di età gli stereotipi di genere ci condizionano).

Uno studio del Center for Gender in Organizations pubblicato nel 2012 (Dreaming Big: What’s Gender Got to Do with It? The Impact of Gender Stereotypes on Career Aspirations of Middle Schoolers) sostiene che l’identità di carriera si forma (e tende a “fissarsi”) già alle scuole medie. Ecco cosa emerge dallo studio:

  • Le ragazze che frequentano le scuole medie sono più ambiziose dei loro coetanei di genere maschile. Fino a quell’età, il gap di ambizione non esiste.
  • Gli stereotipi di genere  indirizzano le aspirazioni di carriera delle ragazze verso la riserva indiana delle professioni “da colletto rosa” (insegnamento, risorse umane, ecc.) mentre fanno percepire carriere nella tecnologia, ingegneria, nelle scienze e nella matematica come dominio prevalentemente maschile.
  • Le famiglie, in genere, incoraggiano i figli a perseguire “ciò che li rende felici” ma poi supportano in maniera selettiva le loro aspirazioni. Le ragazze che vogliono perseguire carriere fuori dal solco dello stereotipo di genere sono di solito meno supportate dei ragazzi (mentre ovviamente avrebbero bisogno, semmai, di più supporto).
  • Le cosiddette Girl Serving Organizations, che incoraggiano la leadership femminile nelle ragazze (ad esempio le Girl Scouts), hanno un ruolo importante nell’aumentare la sicurezza di queste riguardo alle proprie capacità come leader, nel ridurre l’impatto dei messaggi di genere e nell’ampliare le possibilità di carriera prese in considerazione.

Anche se si registrano miglioramenti rispetto a 40 o anche a 20 anni fa, siamo ancora lontani da un ribilanciamento delle aspirazioni di carriera. Per quel che riguarda le nuove generazioni, è importante tenere conto dell’influenza degli stereotipi di genere, contrastarli e tentare di espandere gli interessi latenti delle bambine. Le professioni “da colletti rosa” si sono ampliate (una volta erano fondamentalmente segretarie, dattilografe, infermiere) ma restano ben delimitate.

Per quel che riguarda le bambine di 20, 30 o 40 anni fa, che adesso sono nelle organizzazioni, è importante tenere conto delle influenze che hanno subito per molti anni e aiutarle a diventare consapevoli del ruolo che queste hanno avuto e continuano ad avere sulle loro “scelte” (spesso molto condizionate). Questi sono argomenti di cui parlo spesso con gruppi di donne che sono ormai da decenni nel mondo del lavoro. Io stessa mi stupisco di due cose. La prima è che spesso non sono consapevoli di quanto pesantemente i condizionamenti di genere le abbiano influenzate. La seconda è che però, una volta esposti i concetti, capiscono in un lampo e mostrano grande determinazione nel cerare di scrollarsi di dosso le influenze ricevute, anche se non hanno più “tutta la carriera davanti a sé”.

Il messaggio è che non è mai troppo tardi per liberarsi di condizionamenti limitanti. L’altro messaggio, è che non è mai troppo presto per combatterli nelle nostre figlie, nipoti, giovanissime amiche.