Festeggiamo l’8 Marzo facendo salire a bordo gli uomini

8marzo1 copiaL’8 Marzo vuol dire tante cose diverse per le donne, anche in funzione di dove vivono e che ruolo ricoprono nella società. Per qualcuna l’aspirazione è poter camminare per strada nella propria città senza rischiare lo stupro, per qualcun’altra andare a scuola o muoversi liberamente, non accompagnata da un uomo. Per alcune donne il terreno di conquista si è spostato nelle organizzazioni, dove il genere femminile rivendica giustamente di poter accedere a ruoli di rilievo nella leadership e nella governance.

La violenza domestica (perpetrata dal coniuge, fidanzato, boyfriend, padre, fratello, ecc.) contro le donne rimane invece purtroppo un tema sempreverde e trasversale: riguarda potenzialmente tutte, indipendentemente dal ceto, dal livello di istruzione e dall’area geografica. Anche se, naturalmente, la situazione in alcuni posti è peggio che in altri, non c’è posto al mondo in cui le donne siano sempre al sicuro tra le mura di casa propria (o della casa del fidanzato). Su questo tema l’attenzione deve continuare e la vigilanza deve essere massima.

Tornando alle situazioni di partenza così diverse in cui si trovano le donne, non devono farci sentire meno solidali tra noi: i problemi delle donne ci riguardano come donne. Allo stesso tempo, il  tema nuovo su cui riflettere è il coinvolgimento degli uomini nella conquista della parità tra generi.

Li dobbiamo far salire a bordo perché la polarizzazione uomini-contro-donne e il vedere il gioco come se fosse a somma zero, non favoriscono il cambiamento culturale necessario nelle coppie, nelle famiglie, nelle organizzazioni e nella società. L’organizzazione non-profit Leanin, che promuove la leadership femminile e le pari opportunità, ha lanciato un’iniziativa per coinvolgere gli uomini che si chiama Leanintogether. Molte altre iniziative stanno fiorendo con lo stesso scopo. Addirittura, il tema della violenza contro le donne ormai viene affrontato anche da organizzazioni che si rivolgono ai maltrattanti uomini per aiutarli a curarsi.

Questo 8 Marzo prendiamo l’opportunità per ringraziare gli uomini illuminati che supportano le donne e per chiedere loro un aiuto nel diffondere le nostre idee di pari opportunità e di rispetto reciproco tra generi.

Viva la differenza?

differencesm (1)Spesso ci si chiede se le differenze di genere esistano veramente e quali siano.

Ecco un paio di interessanti differenze (se volete approfondire, leggete Croson e Gneezy, Gender differences in preferences, nel Journal of Economic Literature, 2009):

  • 1) Le donne hanno maggiore avversione al rischio rispetto agli uomini, anche se nella popolazione manageriale ci sono eccezioni
  • 2) Le donne tendano a essere più cooperative e meno competitive degli uomini. In un contesto di gruppo, per gli uomini è importante mostrare il primato individuale, mentre le donne tendono a fare squadra.

Gli studi di psicologia evolutiva e di sociologia hanno i loro limiti e ci si interroga ancora su queste differenze, perché potrebbero non esserci veramente o essere di ordine molto piccolo. Considerate, per esempio, che le riviste scientifiche tendono a pubblicare in misura maggiore studi che evidenziano le differenze rispetto a studi che non le rilevano (questo è un fenomeno ben noto, tanto che ha anche un nome, si chiama publication bias). Questo bias indirizza gli studi che vengono intrapresi (si può capire, bisogna pubblicare!) e forse distorce i risultati. Per non parlare di tanti altri problemi nel disegno degli esperimenti…insomma, sembra che le differenze ci siano, ma ci vuole cautela.

Posto che siano reali,  ci si domanda se queste differenze vengano dalla natura, cioè se siano di tipo biologico (dovute alll’esposizione prenatale al testosterone o all’estradiolo, per esempio) o se vengano dall’educazione e dai condizionamenti ricevuti nell’infanzia. Nurture or nature? Anche su questo il dibattito è in corso, ci sono evidenze che vanno nelle due direzioni e, infatti, si discute el “peso relativo” delle due influenze.

Una cosa però mi viene in mente. Le capacità femminili di fare squadra ed essere compatte sull’obiettivo, se reali, potrebbero essere carte vincenti per il successo della lobby delle donne e per la leadership femminile. In attesa del verdetto della giuria, tanto per non sbagliare, tiriamola fuori questa capacità di cooperare (se non ora, quando? il conto alla rovescia per l’8 Marzo è già cominciato…).

Il terzo miliardo

Cina e India hanno superato la soglia del miliardo di persone e sono delle potenze anche in ragione di quello. La prossima decade vedrà un miliardo di donne entrare nell’economia.  Dovremmo già essere una super-potenza riverita da tutti e invece no.

Pensandoci, forse è meglio fare un po’ pressione per assicurarsi che il terzo miliardo (siamo noi) conti quello che deve contare. E’ la campagna portata avanti da The third billion, che unisce NGO, aziende, individui che vogliono assicurare alle  donne l’accesso alle risorse necessarie a raggiungere il proprio pieno potenziale.  Potete anche firmare la loro petizione online.

Non commettiamo l’errore di credere che l’8 Marzo sia una festa superata e che la nostra sia una battaglia già vinta anche se ce lo vogliono far credere (naturalmente è una tattica per farci “ritirare le truppe” facendoci credere che ormai abbiamo la vittoria in pugno). C’è ancora molto da fare per diventare la terza potenza mondiale. Cosa dite?