Donne nelle STEM tra false differenze di genere e veri condizionamenti

Sovrastimare le differenze di genere può creare dannosi condizionamenti che indicono scelte di studio e lavoro sbagliate. La scarsa presenza delle donne nelle STEM, una grossa piaga non solo per le donne ma per il  Paese visto che quel tipo di competenza sarà fondamentale per l’economia, è dovuta anche ad alcune false credenze sulle differenze di genere che diventano profezie auto-avverantisi. Riprendo e commento un post di Adam Grant che serve a fare chiarezza.

1. Le differenze di abilità e attitudine tra i generi sono poche e di modesta entità.   Su 128 domini analizzati, nel 78% di essi le differenze di genere sono modeste o vicine a zero. Le differenze rilevanti dal punto di vista del lavoro sono la forza fisica e il livello di aggressività, entrambi maggiori negli uomini che nelle donne (vi sono differenze che riguardano la sfera sessuale, ma negli impieghi tradizionali non rilevano).

2. I bambini non sono migliori delle bambine in matematica (alle elementari).

In una colossale meta-analisi che riguardava i bambini delle elementari, la differenza di genere nelle abilità matematiche NON è risultata statisticamente diversa da zero (anche se si è trovata molta varianza a livello individuale). Naturalmente, come spiegato in un mio post  precedente, i sottili condizionamenti iniziano già alle elementari a erodere la sicurezza femminile, anche se gli effetti si vedranno un pò dopo. Una volta  al liceo, il danno è fatto , come leggete nel punto seguente.

3. I ragazzi sono meglio delle ragazze in matematica (al liceo).

Questo “vantaggio maschile” è più ampio nei paesi in cui gli stereotipi di genere sono forti e, quindi, le ragazze sono state condizionate dalla falsa credenza di essere meno portate per la matematica.  Ma c’è di più: gli insegnanti anziché contrastare lo stereotipo, lo assecondano. Un esperimento (confermato da altri) ha mostrato che, quando nei test di matematica compare il nome (indicativo quindi del genere), i ragazzi hanno risultati migliori. Quando i test sono anonimi, e ragazze prendono voti più alti.

La prova del nove di quanto pesino le false credenze sulle differenze di genere: le ragazze fanno significativamente meno bene il test di matematica quando viene loro ricordato il genere di appartenenza prima di cominciare (questo effetto si chiama minaccia dello stereotipo ed è descritto in un post precedente). Sono quindi pienamente consapevoli a quel punto che la matematica non è per loro.

4. Ci sono differenze di genere negli interessi, ma non sono biologicamente determinate

Le indagini occupazionali dimostrano chiaramente che gli uomini preferiscono “lavorare con le cose” e le donne “lavorare con le persone”. Si ritiene che questo sia l’effetto di condizionamenti che hanno iniziato ad agire fin dalla prima infanzia (entrate, anche nel 2017, in un negozio di giocattoli e ditemi cosa vedete negli scaffali delle bambine e dei bambini) e non abbia una base biologica. Tuttavia, al momento in cui si sceglie il lavoro, le false credenze hanno avuto tutto il tempo per diventare realtà ed è difficile (anche se non impossibile) contrastarle nelle giovani donne che si accingono a scegliere un lavoro. Indirizzarle verso le professioni STEM quando hanno già maturato preferenze diverse ha lo sgradevole sapore del consiglio opportunistico. Bisognerebbe però rimettere tutto in prospettiva, spiegando alle donne quanto e come sono state influenzate nelle loro preferenze. Bisognerebbe anche far vedere loro le professioni STEM sotto una luce diversa. Questo compito spetterebbe agli insegnanti e a chi si occupa di orientamento professionale, ma non è dettoche ne sono in grado (avere coscienza degli stereotipi non è la stessa cosa che essere un buon insegnante e anche chi si occupa di orientamento può avere forti condizionamenti inconsapevoli).  Stando così le cose, il ruolo delle aziende è cruciale e, infatti, per fortuna, molte si danno da fare per salvare il salvabile. Naturalmente gli sforzi si concentrano sulle donne che stanno per entrare nel mercato del lavoro in quanto più vicine, ma sappiamo che bisognerebbe iniziare a fare qualcosa prima.

5. Entrambi i generi hanno lo stesso livello di interesse per lavorare con i dati. Finalmente una buona notizia che diventa un’opportunità da non far scappare:  indirizzare le giovani donne  verso le promettenti carriere legate alla trasformazione digitale è un pò più facile che indirizzarle verso altre carriere STEM. La scarsa presenza attuale delle donne nelle carriere informatiche deriva dal fatto che queste non sono state incoraggiate (spesso, anzi, sono state scoraggiate) verso quel tipo di professione, non dalle preferenze. Naturalmente anche questo richiede impegno, ma mentre ci sforziamo di contrastare gli stereotipi di genere per le nuove generazioni, questa sembra una buona strategia.

 

La vaccinazione (obbligatoria) contro lo stereotipo di genere

Forse non è il momento giusto per proporre una ulteriore vaccinazione obbligatoria. Però, contro gli stereotipi di genere, sarebbe proprio necessaria e andrebbe somministrata nei primi anni di vita. Molti studi ci dicono infatti che gli stereotipi di genere si formano prestissimo (intorno ai sei anni) quando noi adulti, in genere, non abbiamo ancora alzato la guardia perché pensiamo che le scelte di studio e professionali siano lontane all’orizzonte.

L’esperimento (pubblicato su Science) , condotto con bambini nella fascia tra cinque e sette anni, è consistito nel far leggere una storia in cui due personaggi (di cui non si diceva il genere) erano descritti rispettivamente come “molto, molto intelligente” e “molto, molto gentile”. Ai bambini veniva chiesto di indovinare il genere dei due personaggi. A cinque anni, entrambi i generi propendevano per scegliere il proprio stesso genere per il personaggio “molto, molto intelligente”. Dai sei anni in su, le bambine cambiavano però convinzione. A quell’età, la probabilità che una bambina indichi il genere femminile per il personaggio “molto, molto intelligente” è già diminuita del 20%.

Secondo lo studioso Dario Cvencek (University of Washington), tra la fine dell’asilo e i primi anni delle elementari viene anche assorbito lo stereotipo per cui le bambine sarebbero meno portate per la matematica. In seconda elementare, il 75% dei bambini di ambo i generi hanno interiorizzato lo stereotipo secondo cui nelle materie “fredde” come la matematica i maschi riescono meglio, mentre nella lettura hanno più abilità le femmine.

Questi stereotipi, acquisiti così presto, hanno anni per consolidarsi prima che le ragazze scelgano il tipo di liceo e poi di facoltà. In tutti quegli anni, gli stereotipi  congiurano contro la realizzazione delle ragazze nelle materie scientifiche (vedi la minaccia dello stereotipo). Intervenire al liceo o anche alle medie è troppo tardi. Bisognerebbe agire molto prima se si vogliono più donne nelle #STEM. Servono role model, narrazioni e convinzioni diverse da quelli prevalenti, ma se aspettiamo a intervenire al liceo o anche alle medie abbiamo a che fare con stereotipi più resistenti.

Gli stereotipi di genere danneggiano le opportunità future di molte bambine e della società in generale (lo spreco di talenti è un problema del Paese, non solo dei singoli). Non ce li possiamo permettere.

 

 

Il diritto di contare

Il diritto di Contare (appena uscito nelle sale) racconta una storia vera che quasi nessuno conosce. La matematica, scienziata e fisica afroamericana Kathrine Johnson, protagonista della pellicola, insieme alle colleghe Dorothy Vaughan e Mary Jackson (anch’esse  di colore), ebbe un ruolo cruciale nel tracciare le traiettorie per il Programma Mercury e Apollo 11. Grazie al fatto che i calcoli richiesti erano difficilissimi e la NASA non voleva essere battuta dall’URSS nella corsa allo spazio, fu data un’opportunità a questo straordinario quanto insolito trio di donne di contribuire all’impresa.

Fa riflettere che siano necessarie sfide impossibili per mettere da parte sessismo e razzismo e permettere alle donne di contare (nei due sensi). Un’altra considerazione riguarda il ruolo delle donne nella Storia (con la s maiuscola).  Se non fosse stato per il film, fortemente sponsorizzato da IBM, probabilmente nessuno saprebbe del contributo di queste “figure nascoste” (il titolo in inglese è infatti Hidden Figures) nella corsa allo spazio. Certo è che se le donne accedono alle opportunità solo quando le sfide sono difficilissime e se vi è scarsa traccia nella Storia del contributo femminile, non ci dobbiamo meravigliare se la presenza delle donne nelle professioni STEM è così bassa.

Chi sta facendo qualcosa per cambiare la situazione? Per esempio IBM, come ci racconta il suo presidente e amministratore delegato. “Le sfide che il futuro scenario del lavoro ci pone  –  dichiara Enrico Cereda, Presidente e Amministratore Delegato IBM Italia – sono molto importanti: cambiano i ruoli, si modificano le necessità organizzative e i modelli di business. Il modo migliore per affrontarle e vincerle, è puntare con forza e decisione verso lo sviluppo di nuove professionalità. Sulla base di questa convinzione IBM opera in Italia e nel mondo con la consapevolezza che le materie STEM costituiscono una chiave importante per aprire le porte del domani. Lo ribadisce molto bene anche il film “Il Diritto di Contare”, uscito l’8 marzo in Italia, le cui protagoniste testimoniano quanto le competenze scientifiche siano state determinanti nella “conquista dello spazio”, come ha dichiarato la stessa Katherine Johnson, ex matematica della Nasa. Non è un caso se esiste uno stretto legame tra il film ed IBM: https://www.ibm.com/thought-leadership/hidden-figures.”

E In Italia cosa fate per avvicinare le giovani alle discipline scientifiche? Risponde Cereda: “IBM promuove da tempo iniziative e progetti in collaborazione con scuole e università. Un esempio concreto è il “Progetto NERD?” (Non è Roba per Donne?), che lo scorso anno ha coinvolto più di 2500 studentesse di scuola superiore e, nel 2017, ha già visto la partecipazione di oltre 800 ragazze. Il ruolo della sensibilità femminile in questo scenario è di primaria importanza: l’attitudine al problem solving, la perseveranza e la capacità di un’interazione empatica – conclude il Presidente di IBM Italia – sono collettori di crescita per il business e la società intera”.

Ben vengano iniziative come il Progetto NERD?, anzi ce ne vorrebbero a decine e a centinaia di progetti del genere per far emergere la leadership femminile nelle STEM imprimendo una svolta decisa rispetto a un passato in cui le donne non potevano contare e, se venivano chiamate a farlo, restavano nascoste.

 

GE raccoglie la sfida di bilanciare l’equazione più difficile

ge-millie-page-2017Nonostante possa essere complesso e macchinoso, bilanciare le equazioni in algebra e in chimica alla fine si impara. E’ rimasta però un’equazione così difficile che nessuno è ancora riuscito a bilanciarla. Nel frattempo ha procurato tante bocciature e il suo sbilanciamento ha fatto più danni della grandine. Dopo anni di rinunce disfattiste, qualcuno sta raccogliendo di nuovo la sfida perché, per quanto difficile sia bilanciare la terribile equazione, il premio in palio è enorme.

L’equazione da bilanciare è quella del genere nei lavori STEM (Science, Technology, Engineering, Maths). Intendiamoci, il genere andrebbe bilanciato dappertutto, ma nei lavori STEM il problema è particolarmente acuto come evidenzia un report appena prodotto da General Electric (GE). Per dare un’idea: le donne occupano solo il 14% delle posizioni di ingegnere. Questo costa caro nell’era del talentismo: fa perdere opportunità e frena la crescita.

Tra le organizzazioni che hanno raccolto la sfida (ne parleremo ancora nelle prossime puntate) iniziamo dalla coraggiosa General Electric (GE) che ha gettato il cuore oltre l’ostacolo lanciando una campagna internazionale con un obiettivo da capogiro: 20.000 donne nei lavori STEM in GE nel 2020. A tanto bisogna arrivare per bilanciare l’equazione a livello mondiale. E in Italia? Lo chiedo a Sandro de Poli, AD di GE Italy e membro del 30% Club, l’iniziativa promossa da persone apicali che promuove la presenza femminile nella leadership con l’obiettivo di portarla al 30% entro il 2020. De Poli crede che sia venuto il momento di colmare il Technology Gender Gap“Per una società come la nostra il contributo delle donne diventa ogni giorno più importante: le quasi 1800 dipendenti di GE Italia saranno fondamentali per completare la trasformazione di GE in un’azienda digitale-industriale. I ruoli professionali nelle fabbriche del futuro, infatti, fanno sempre meno leva sull’impegno fisico e sempre più affidamento sulle capacità creative e intellettuali, aspetti in cui le donne da sempre eccellono. Per questo, a 20 anni dalla nascita del Women’s Network – la rete interna a GE che coinvolge le 100.000 dipendenti dell’azienda per promuovere le professionalità e la leadership al femminile – abbiamo appena lanciato il progetto Women in Tech: puntiamo a colmare il Technology Gender Gap aumentando in modo significativo la loro presenza nei comparti progettazione, produzione e ingegneria con l’obiettivo di arrivare a 20.000 donne a livello globale in ruoli scientifici e tecnici entro il 2020, Italia compresa”. 

Il video realizzato da GE per la campagna merita di essere visto. Come tutte le trovate geniali, è semplice, ribalta la questione, colpisce e fa riflettere.  La morale la posso anticipare senza che sia uno spoiler: per innescare un cambiamento culturale dobbiamo trattare le scienziate da star. Invece, l’immagine del post, che è un fotogramma del video e mostra dei bambini indossano parrucche di capelli bianchi, non ve la spiego perché se no rovino la sorpresa.

Parlate della #4RivoluzioneIndustriale alle bambine

donne4rivoluzMa non aspettate troppo perché le scelte di studio (#STEM vs #nonSTEM) influenzeranno la loro sopravvivenza nel mondo del lavoro e la possibilità dell’Italia di avere talento dove può creare valore.

Anche quest’anno dal #wef17 di #Davos arriva l’allarme: le donne rischiano di essere le principali vittime della #4RivoluzioneIndustriale. Perché? Semplice, l’automazione colpisce selettivamente alcune aree (nonSTEM) ma crea posti di lavoro in altre (STEM).

Aiutate le bambine di oggi a non essere donne vaso-di-coccio domani. Avere un’istruzione STEM vuol solo dire avere opzioni e possibilità in più, non è come stringere un patto col diavolo. Da grandi sceglieranno la strada che vorranno. Ma mettiamole in condizione di scegliere. E diamo al nostro Paese possibilità di impiegare tutto il talento che possiede dove può creare valore.

Il gap di genere che non se ne va

mind-the-gap-tubeSi sente dire che il divario di genere nelle aspettative di carriera sia un problema del passato, infatti ne sarebbero immuni i cosiddetti millenial (la generazione nata tra il 1982 e il 2001, detta anche generazione Y, che è appena arrivata o sta arrivando sul mercato del lavoro). Non vorrei fare la guastafeste, ma devo segnalare un recente rapporto di Deloitte (Mind the Gaps. The 2015 Deloitte Millenial Survey) in cui, fra le altre cose, si chiedeva ai giovanissimi cosa volessero diventare nella loro vita lavorativa.  L’indagine (oltre 7500 intervistati in tutto il mondo) evidenza un gap di genere su cui riflettere:

  • 12 punti percentuali (donne:47%; uomini:59%) nell’aspirazione a diventare N.1 dell’organizzazione per cui si lavora
  • 7 punti percentuali (donne: 57%; uomini: 64%) nell’aspirazione a far parte della leadership (senior positions, che tradurrei liberamente come dirigenti o alti dirigenti) dell’organizzazione per cui si lavora.

Dati come questi sono soggetti a molte interpretazioni. Vorrei solo sottolineare tre cose:

  • si tratta di ragazzi giovanissimi, che presumibilmente non stanno ancora formando una famiglia e non hanno genitori anziani da accudire. La conciliazione, in questo caso, se c’entra, è solo in prospettiva. Qua siamo veramente all’inizio della vita lavorativa, le difficoltà pratiche vere devono ancora venire (e accentuare il gap aspirazionale), ma già le aspirazioni si differenziano. Qui sembra esserci lo zampino degli stereotipi di genere e la maledizione della mancanza di role model. Ci sono troppe poche donne leader (mi permetto di dire che probabilmente non è per mancanza di leadership femminile) e non riusciamo a farle conoscere abbastanza (se cercate una galleria di donne leader in vari campi, guardate la pagina facebook del Talento delle Donne).
  • se non si agisce sui giovani, sarà molto difficile raggiungere un bilanciamento di genere nella leadership. Se all’inizio della leadership pipeline partiamo così, poi quando recuperiamo?
  • se crediamo che vi sia un beneficio in una leadership bilanciata (a cominciare dal genere, ma non limitatamente ad esso), cioè se vogliamo una leadership che rifletta il mondo com’è (e il mercato come prende decisioni d’acquisto), dobbiamo fare qualcosa abbastanza velocemente. Se no, rischiamo un’altra generazione persa.

Abrasiva

spugna-abrasiva-confda-20-pzProvate a indovinare una parola che ricorre molto più frequentemente nelle valutazioni di performance delle donne rispetto a quelle degli uomini.  Grazie a una linguista,  Kieran Snyder, che ha svolto una indagine su circa 250 valutazioni di performance   (svolte in aziende di ogni dimensione negli USA), sappiamo quale sia: è abrasiva.

Mentre pare sia roba di tutti i giorni per noi donne esserlo (compare in 71 delle 94 valutazioni critiche), la critica non viene normalmente rivolta agli uomini. E’ perché sono meno abrasivi? Probabilmente no, è solo che per un uomo essere abrasivo è “meno grave” che per una donna (per noi questo tratto non si concilia con lo sterotipo femminile). La famosa asticella che per noi si alza quando saltiamo, in questo caso è una soglia di tolleranza che si abbassa quando dobbiamo essere giudicate.

Il fenomeno è così diffuso che ha pure un nome: The Double Bind. Il doppio vincolo a cui le donne devono prestare attenzione è di non essere troppo gentili (e rischiare di venire prese poco sul serio) nè troppo assertive (e essere giudicate abrasive). E’ una finestra molto stretta, meglio saperlo e diventare contorsioniste.

Più in  generale, come riportato nell’articolo (La parola che gli uomini non vedono mai nelle loro valutazioni della performance  uscito qualche tempo fa su Fast Company) solo il 58.9% delle valutazioni degli uomini contenevano feedback critico mentre mentre questo si verificava nell’ 87.9% delle valutazioni alle donne. E le critiche erano costruttive e più personali. Anche questo è da sapere. In questo caso per farsi crescere una corazza.