La vaccinazione (obbligatoria) contro lo stereotipo di genere

Forse non è il momento giusto per proporre una ulteriore vaccinazione obbligatoria. Però, contro gli stereotipi di genere, sarebbe proprio necessaria e andrebbe somministrata nei primi anni di vita. Molti studi ci dicono infatti che gli stereotipi di genere si formano prestissimo (intorno ai sei anni) quando noi adulti, in genere, non abbiamo ancora alzato la guardia perché pensiamo che le scelte di studio e professionali siano lontane all’orizzonte.

L’esperimento (pubblicato su Science) , condotto con bambini nella fascia tra cinque e sette anni, è consistito nel far leggere una storia in cui due personaggi (di cui non si diceva il genere) erano descritti rispettivamente come “molto, molto intelligente” e “molto, molto gentile”. Ai bambini veniva chiesto di indovinare il genere dei due personaggi. A cinque anni, entrambi i generi propendevano per scegliere il proprio stesso genere per il personaggio “molto, molto intelligente”. Dai sei anni in su, le bambine cambiavano però convinzione. A quell’età, la probabilità che una bambina indichi il genere femminile per il personaggio “molto, molto intelligente” è già diminuita del 20%.

Secondo lo studioso Dario Cvencek (University of Washington), tra la fine dell’asilo e i primi anni delle elementari viene anche assorbito lo stereotipo per cui le bambine sarebbero meno portate per la matematica. In seconda elementare, il 75% dei bambini di ambo i generi hanno interiorizzato lo stereotipo secondo cui nelle materie “fredde” come la matematica i maschi riescono meglio, mentre nella lettura hanno più abilità le femmine.

Questi stereotipi, acquisiti così presto, hanno anni per consolidarsi prima che le ragazze scelgano il tipo di liceo e poi di facoltà. In tutti quegli anni, gli stereotipi  congiurano contro la realizzazione delle ragazze nelle materie scientifiche (vedi la minaccia dello stereotipo). Intervenire al liceo o anche alle medie è troppo tardi. Bisognerebbe agire molto prima se si vogliono più donne nelle #STEM. Servono role model, narrazioni e convinzioni diverse da quelli prevalenti, ma se aspettiamo a intervenire al liceo o anche alle medie abbiamo a che fare con stereotipi più resistenti.

Gli stereotipi di genere danneggiano le opportunità future di molte bambine e della società in generale (lo spreco di talenti è un problema del Paese, non solo dei singoli). Non ce li possiamo permettere.

 

 

La minaccia dello stereotipo: se la conosci la eviti

Marissa Mayer (ex-CEO di Yahoo), quando le chiesere come si sentisse a essere l’unica donna in un mondo tech popolato praticamente solo da uomini, famosamente rispose:” I didn’t notice” (“non me ne sono accorta”). La risposta, a prima vista, sembra una negazione del problema, fa imbestialire e risulta ancora più antipatica perché proviene da una donna arrivata. Ma forse era solo una strategia di coping.

Al cuore della questione c’è un un meccanismo che gli psicologi chiamano “minaccia dello stereotipo” (stereotype threat). Come funziona? Se si appartiene a un gruppo su cui esiste uno stereotipo negativo (ad esempio le donne rispetto alle materie e professioni STEM) e se ci si identifica in quel gruppo, la performance tende ad adeguarsi allo stereotipo negativo (nell’immagine è riportata la dinamica). Molti esperimenti hanno dimostrato questo l’effetto e sappiamo che affligge praticamente tutti, relativamente alla caratteristica per cui sono negativamente stereotipati, se questa viene ricordata all’inizio della prova. Per esempio gli anziani fanno meno bene i test di memoria a breve se percepiscono la minaccia dello stereotipo. I ragazzi occidentali che competono con quelli orientali nei test di matematica li fanno meno bene se all’inizio si è ricordato loro che sono occidentali. E così via. Il calo di performance avviene a causa dello stress, della concentrazione (ansiosa) sulla propria performance e dello sforzo richiesto per “cacciare via” pensieri negativi. E’ importante sottolineare che a causa di questo effetto si riduce la performance oggettiva e la profezia si auto-avvera, confermando la falsa premessa.

In molti stiamo cercando di sensibilizzare aziende e scuole su questo effetto, ma ci vorrà del tempo per eradicare gli stereotipi negativi e i loro effetti. Nel frattempo, forse, la strategia di Marissa Mayer non è così male. Conosceteli, poi ignorateli. 

Airbnb raddoppia la presenza femminile in un anno

L’anti-Uber, dal punto di vista della diversità di genere, è Airbnb. Se Uber è diventato sinonimo del maschilismo sfacciato della Silicon Valley (con il caso della dipendente molestata, ma anche con pochissime donne nei ruoli tech), Airbnb  si è mossa con determinazione per aumentare la presenza femminile.

Tutto il settore tech è carente di talenti femminili, ma le start-up della Silicon Valley sono anche peggio del resto (solo il 23% di presenza femminile, contro il 36% del settore, secondo il Financial Times).

Avere più donne è un obiettivo che molti nel settore tech dichiarano, ma di fronte al quale si mostrano troppo rapidamente rinunciatari. Finalmente qualcuno ha dimostrato che rammaricarsi non serve, mentre funziona bene analizzare la situazione e agire con determinazione. Airbnb, accortasi di avere solo il 10% di donne tra i nuovi assunti, ha deciso di porre rimedio. Grazie ad un’analisi approfondita della situazione (fatta dai loro data scientist) Airbnb ha capito in quali punti del processo le donne venivano escluse o incontravano difficoltà a causa del genere ed è intervenuta. In un anno la percentuale di donne è passata dal 15 al 30, cioè è raddoppiata. A dimostrazione del fatto che la volontà e le analisi funzionano bene anche quando si tratta di aumentare la presenza femminile, esattamente come funzionano per fare tutto il resto.

Leggete tutta la storia su: https://www.ft.com/content/6ae56540-0f62-11e7-b030-768954394623 

 

Il diritto di contare

Il diritto di Contare (appena uscito nelle sale) racconta una storia vera che quasi nessuno conosce. La matematica, scienziata e fisica afroamericana Kathrine Johnson, protagonista della pellicola, insieme alle colleghe Dorothy Vaughan e Mary Jackson (anch’esse  di colore), ebbe un ruolo cruciale nel tracciare le traiettorie per il Programma Mercury e Apollo 11. Grazie al fatto che i calcoli richiesti erano difficilissimi e la NASA non voleva essere battuta dall’URSS nella corsa allo spazio, fu data un’opportunità a questo straordinario quanto insolito trio di donne di contribuire all’impresa.

Fa riflettere che siano necessarie sfide impossibili per mettere da parte sessismo e razzismo e permettere alle donne di contare (nei due sensi). Un’altra considerazione riguarda il ruolo delle donne nella Storia (con la s maiuscola).  Se non fosse stato per il film, fortemente sponsorizzato da IBM, probabilmente nessuno saprebbe del contributo di queste “figure nascoste” (il titolo in inglese è infatti Hidden Figures) nella corsa allo spazio. Certo è che se le donne accedono alle opportunità solo quando le sfide sono difficilissime e se vi è scarsa traccia nella Storia del contributo femminile, non ci dobbiamo meravigliare se la presenza delle donne nelle professioni STEM è così bassa.

Chi sta facendo qualcosa per cambiare la situazione? Per esempio IBM, come ci racconta il suo presidente e amministratore delegato. “Le sfide che il futuro scenario del lavoro ci pone  –  dichiara Enrico Cereda, Presidente e Amministratore Delegato IBM Italia – sono molto importanti: cambiano i ruoli, si modificano le necessità organizzative e i modelli di business. Il modo migliore per affrontarle e vincerle, è puntare con forza e decisione verso lo sviluppo di nuove professionalità. Sulla base di questa convinzione IBM opera in Italia e nel mondo con la consapevolezza che le materie STEM costituiscono una chiave importante per aprire le porte del domani. Lo ribadisce molto bene anche il film “Il Diritto di Contare”, uscito l’8 marzo in Italia, le cui protagoniste testimoniano quanto le competenze scientifiche siano state determinanti nella “conquista dello spazio”, come ha dichiarato la stessa Katherine Johnson, ex matematica della Nasa. Non è un caso se esiste uno stretto legame tra il film ed IBM: https://www.ibm.com/thought-leadership/hidden-figures.”

E In Italia cosa fate per avvicinare le giovani alle discipline scientifiche? Risponde Cereda: “IBM promuove da tempo iniziative e progetti in collaborazione con scuole e università. Un esempio concreto è il “Progetto NERD?” (Non è Roba per Donne?), che lo scorso anno ha coinvolto più di 2500 studentesse di scuola superiore e, nel 2017, ha già visto la partecipazione di oltre 800 ragazze. Il ruolo della sensibilità femminile in questo scenario è di primaria importanza: l’attitudine al problem solving, la perseveranza e la capacità di un’interazione empatica – conclude il Presidente di IBM Italia – sono collettori di crescita per il business e la società intera”.

Ben vengano iniziative come il Progetto NERD?, anzi ce ne vorrebbero a decine e a centinaia di progetti del genere per far emergere la leadership femminile nelle STEM imprimendo una svolta decisa rispetto a un passato in cui le donne non potevano contare e, se venivano chiamate a farlo, restavano nascoste.

 

GE raccoglie la sfida di bilanciare l’equazione più difficile

ge-millie-page-2017Nonostante possa essere complesso e macchinoso, bilanciare le equazioni in algebra e in chimica alla fine si impara. E’ rimasta però un’equazione così difficile che nessuno è ancora riuscito a bilanciarla. Nel frattempo ha procurato tante bocciature e il suo sbilanciamento ha fatto più danni della grandine. Dopo anni di rinunce disfattiste, qualcuno sta raccogliendo di nuovo la sfida perché, per quanto difficile sia bilanciare la terribile equazione, il premio in palio è enorme.

L’equazione da bilanciare è quella del genere nei lavori STEM (Science, Technology, Engineering, Maths). Intendiamoci, il genere andrebbe bilanciato dappertutto, ma nei lavori STEM il problema è particolarmente acuto come evidenzia un report appena prodotto da General Electric (GE). Per dare un’idea: le donne occupano solo il 14% delle posizioni di ingegnere. Questo costa caro nell’era del talentismo: fa perdere opportunità e frena la crescita.

Tra le organizzazioni che hanno raccolto la sfida (ne parleremo ancora nelle prossime puntate) iniziamo dalla coraggiosa General Electric (GE) che ha gettato il cuore oltre l’ostacolo lanciando una campagna internazionale con un obiettivo da capogiro: 20.000 donne nei lavori STEM in GE nel 2020. A tanto bisogna arrivare per bilanciare l’equazione a livello mondiale. E in Italia? Lo chiedo a Sandro de Poli, AD di GE Italy e membro del 30% Club, l’iniziativa promossa da persone apicali che promuove la presenza femminile nella leadership con l’obiettivo di portarla al 30% entro il 2020. De Poli crede che sia venuto il momento di colmare il Technology Gender Gap“Per una società come la nostra il contributo delle donne diventa ogni giorno più importante: le quasi 1800 dipendenti di GE Italia saranno fondamentali per completare la trasformazione di GE in un’azienda digitale-industriale. I ruoli professionali nelle fabbriche del futuro, infatti, fanno sempre meno leva sull’impegno fisico e sempre più affidamento sulle capacità creative e intellettuali, aspetti in cui le donne da sempre eccellono. Per questo, a 20 anni dalla nascita del Women’s Network – la rete interna a GE che coinvolge le 100.000 dipendenti dell’azienda per promuovere le professionalità e la leadership al femminile – abbiamo appena lanciato il progetto Women in Tech: puntiamo a colmare il Technology Gender Gap aumentando in modo significativo la loro presenza nei comparti progettazione, produzione e ingegneria con l’obiettivo di arrivare a 20.000 donne a livello globale in ruoli scientifici e tecnici entro il 2020, Italia compresa”. 

Il video realizzato da GE per la campagna merita di essere visto. Come tutte le trovate geniali, è semplice, ribalta la questione, colpisce e fa riflettere.  La morale la posso anticipare senza che sia uno spoiler: per innescare un cambiamento culturale dobbiamo trattare le scienziate da star. Invece, l’immagine del post, che è un fotogramma del video e mostra dei bambini indossano parrucche di capelli bianchi, non ve la spiego perché se no rovino la sorpresa.

Parlate della #4RivoluzioneIndustriale alle bambine

donne4rivoluzMa non aspettate troppo perché le scelte di studio (#STEM vs #nonSTEM) influenzeranno la loro sopravvivenza nel mondo del lavoro e la possibilità dell’Italia di avere talento dove può creare valore.

Anche quest’anno dal #wef17 di #Davos arriva l’allarme: le donne rischiano di essere le principali vittime della #4RivoluzioneIndustriale. Perché? Semplice, l’automazione colpisce selettivamente alcune aree (nonSTEM) ma crea posti di lavoro in altre (STEM).

Aiutate le bambine di oggi a non essere donne vaso-di-coccio domani. Avere un’istruzione STEM vuol solo dire avere opzioni e possibilità in più, non è come stringere un patto col diavolo. Da grandi sceglieranno la strada che vorranno. Ma mettiamole in condizione di scegliere. E diamo al nostro Paese possibilità di impiegare tutto il talento che possiede dove può creare valore.