La pastiglia che cura gli stereotipi

Premetto che la pastiglia in questione è autorizzata dal Ministero della Sanità per trattare i sintomi del mal di gola e che la casa farmaceutica produttrice non è al corrente dell’utilizzo off-label che suggerisco. Io però sono convinta che funzioni e vi spiego perchè.

Partiamo dalla scoperta, avvenuta grazie a uno spot pubblicitario, che sarebbe il solito spot se non fosse sottilmente rivoluzionario. Un uomo ha il mal di gola al lavoro, si mostra preoccupato di non poter dare il meglio perchè ha poca voce. Una collega gli offre una pastiglia per combatterne i sintomi. Già visto? Sì, ma questa volta l’uomo in questione non sta per entrare in un meeting aziendale con il proprio capo, bensì sta per andare in aula dai bambini perchè è un maestro elementare (professione nella nostra epoca e nel nostro Paese considerata tipicamente femminile). E’ un bel tipo (vedere per credere) e sembra sinceramente appassionato al proprio lavoro e orgoglioso di svolgerlo.

La pubblicità conta, è una delle fabbriche o, almeno, una importante cinghia di trasmissione, della nostra cultura e dei nostri modelli. Ci indirizza, quasi senza scampo, verso ciò che dobbiamo considerare normale e desiderabile. Magari delle pubblicità ridiamo e ci crediamo immuni dalla loro influenza, ma ci entrano lo stesso sotto pelle. D’altra parte, se ricordiamo nostro malgrado a memoria refrain, slogan e personaggi delle pubblicità (chi ha la mia età ricorda ancora quelli di Carosello), dobbiamo ammettere che è appiccicosa e persistente.

Il mal di gola è fastidioso, ma dura qualche giorno. Gli invece stereotipi fanno danni permanenti. Se questa pastiglia aiuta a combatterli, mi pare un uso promettente e socialmente utile. Tanto più che si sono fatti piccoli passi per mostrare alle bambine modelli femminili fuori dagli schemi (la donna capocantiere, ingegnere, ecc.), ma molti meno per mostrare modelli alternativi ai maschietti. Entrambe le cose sono però necessarie e non solo per equità ma perchè gli stereotipi di genere sono complementari e traggono forza l’uno dall’altro.

Ecco perchè propongo di avviare una profilassi generalizzata della popolazione con la pastiglia miracolosa. Scherzi a parte, perchè non ci sono più pubblicità così?

PS In una pubblicità precedente la stessa pastiglia serviva a un papà a recuperare la voce per leggere la favola della buonanotte al figlio… Qua gatta vi cova, io credo che questa casa farmaceutica stia segretamente sperimentando la propria pastiglia per una nuova indicazione terapeutica: la cura degli stereotipi di genere.

 

La lezione di Miss America

Camille Schrier, 24 anni, americana, una laurea in biochimica e una in biologia, sta facendo un dottorato in farmacia. Sarebbe una rarità già così, vista la scarsezza delle donne negli studi #STEM, ma ha appena vinto il Concorso di #MissAmerica e questo la rende ancora più insolita. Anche per chi non segue questi concorsi, qua c’è qualcosa di interessante.

Le cose sono andate così: Camille è una bella ragazza e si è iscritta al concorso che sceglie la più bella del reame (ci sono circa sono mezzo miliardo di abitanti negli US, non è un concorso di provincia). Quando è stato il suo turno di “mostrare un suo talento”, anzichè ballare o cantare o fare le classiche cose che si usavano fino agli anni 10, è comparsa in camice bianco da laboratorio e ha prodotto una reazione chimica molto suggestiva (una esplosione di schiuma colorata dalle provette, tipo fuochi d’artificio). E’ un esperimento, ben scelto per la spettacolarità, ma da quinta elementare (nei Paesi dove la scienza si insegna in modo pratico, negli altri Paesi no), ma non è questo il punto: non concorreva per il Nobel, ma per Miss America.

Richiamo l’attenzione su un paio di cose:

  • L’importanza di role model STEM femminili che siano desiderabili è fondamentale. Smettiamola di far finta che questi aspetti mediatici non contino e diamoci da fare per trovarne (anche crearne)
  • Camille non è una marziana nè una replicante (questa cosa la posso provare: ha pianto, come ogni miss che si rispetti, quando le hanno dato la corona). Esistono in natura donne belle e brave nelle STEM ( le due cose non sono anti-correlate) e se magari evitiassimo di convincerle che è meglio fare giurisprudenza e le incoraggiassino sarebbe fantastico (se invece sono avvocate fin dalla culla, va bene così, incoraggiamole a diventare Principesse del Foro)
  • Camille, come molte donne, era piena di incertezze (ha dichiarato che, mentre le altre avevano dei talenti da esibilre, lei sapeva “solo” fare esperimenti)
  • Camille, alla fine, ha vintoVi sembra fantascienza? No, è solo scienza, nemmeno complicata, ma è una rivoluzione. Guardare per credere, ecco il video della proclamazione (con le tradizionali urla da galline spennate e lacrime come se piovesse, ma questa volta è diverso): https://www.youtube.com/watch?v=srbzT8p5VTY 

Io credo che il vento stia finalmente girando.Siamo all’inizio degli anni 20 e sono ottimista (ma non abbasserò la guardia finché respiro).

Due rondini che fanno primavera

Come sapete, Greta Thunberg, la sedicenne attivista svedese per il clima, è la persona dell’anno secondo il Time. Non era mai successo che la celebre copertina, di solito conquistata da uomini maturi dopo decadi di un’intensa attività di auto-promozione, fosse dedicata a una persona così giovane. Per non parlare del fatto che le donne sono state praticamente assenti in passato dalla copertina di Time (ce ne sono state solo 4 prima di Greta: Wallis Simpson nel 1936); Elizabetta II nel 1952; and Corazon Aquino nel 1986 e and Angela Merkel nel 2015).

Il caso ricorda un pò quello (più drammatico nel suo inizio) di Malala, l’attivista pakistana che si batte per il diritto all’istruzione delle bambine, che è diventata nel 2014 la più giovane persona ad aver ricevuto il premio Nobel (aveva 17 anni). Anche quello, non proprio un riconoscimento femminista: ad oggi il conteggio dei vincitori di Nobel è il seguente: 866 uomini e 53 donne.

Non mi vengono in mente casi simili nel genere maschile contemporaneo, cioè non riesco a pensare a nessun ragazzo che abbia assunto un ruolo di leadership planetaria così precocemente. Ormai è dimostrato scientificamente che le ragazze “maturano”, mediamente, molto prima dei ragazzi (si veda lo studio Marcus Kaiser e Sol Lim della Newcastle University), ma questo è sempre stato vero (statisticamente).

Due considerazioni. La prima: vuoi mai che sia venuto il momento delle donne? Che finalmente si siano create le condizioni giuste? La seconda: pensate che bello per le bambine e ragazze di oggi disporre di role model femminili talmente iconici da venire immediatamente in mente parlando di leader. Insegno leadership e quando chiedo a uomini e donne di indicare il loro role model di leadership sento sempre citare, da entrambi i generi, solo leader maschili. Mi da una sottile soddisfazione pensare che oggi ci siano centinaia di migliaia di ragazzi che hanno Greta come role model. Perchè quando queste persone saranno adulte, a differenza delle generazioni precedenti, considereranno la leadership femminile un fatto perfettamente normale.

Le scarpe rivelano chi sei

A tutte le età bisognerebbe frequentare persone di tutte le età e anche avere role model di tutte le età. La mia ultima role model ha quasi mezzo secolo meno di me.

Si chiama Rhea Bullos ed è un’atleta filippina di 11 anni che ha partecipato a una competizione senza scarpe, non avendo i soldi per comperarle (se ci pare impossibile, dobbiamo guardare di più fuori dalla nostra bolla e meno nell’armadio dei nostri figli). In realtà proprio scalza non era: mostrando senso pratico si è infatti fatta una fasciatura intorno ai piedi e poi ci ha disegnato il simbolo della Nike. Mai citazione della Vittoria Alata fu più pertinente: Rhea ha vinto 3 medaglie d’oro (400, 800 e 1500 metri).

Cosa ci rivelano di Rhea le sue scarpe ? Che ha un’autostima granitica e una fiducia incrollabile nella possibilità di farcela concentrandosi su quello che si ha e non su quello che manca.

E qual’è la morale? Che se si ha talento, non bisogna farsi fermare da niente. Bisogna presentarsi alla gara e correre più forte che si può. Questo vale per tutte noi, anche se abbiamo le scarpiere piene e, leggendo questa storia, un pò ce ne vergognamo.

Leggete su Rhea il bel pezzo di Gramellini sul Corriere di oggi.

Giù la maschera: sei un pregiudizio di genere

I pregiudizi  tendono a essere così diffusi che le stesse categorie danneggiate  spesso li condividono diventando “collusive”. Nessuna meraviglia che sia così: i pregiudizi, “inoculati” in tenerissima età, diventano indistinguibili dal mondo reale.

Per quanto riguarda le donne, per esempio, gli stereotipi di genere (con relativi pregiudizi) generano in loro stesse comportamenti auto-limitanti inconsapevoli. Ne cito alcuni che sono delle vere e proprie camicie di forza del genere femminile:

1) pregiudizi riguardo alle proprie attitudini, secondo cui sarebbero  più abili nelle soft skill  che nelle hard skill  (pensate a come ci condizionano nelle scelte di studio e lavoro);

2) pregiudizi riguardo all’assertività che, nella donna ma non nell’uomo, rischierebbe di essere eccessiva anche in dose omeopatica (pensate a quante donne non agiscono comportamenti assertivi ma tendono più verso quelli passivi con danni enormi per la loro carriera e per il loro equilibrio);

3) pregiudizi riguardo all’opportunità di chiedere, negoziare per se stesse e auto-candidarsi, comportamenti che sarebbero sintomatici di troppa ambizione, caratteristica premiata negli uomini ma condannata nelle donne (pensate a quanto invece è importante manifestare ambizione per essere anche solo prese in considerazione per le progressioni di carriera);

4) pregiudizi riguardo alle doti di leadership che le donne si riconoscono spesso meno di quanto riconoscano agli uomini. Anni fa stavo tenendo una serie di workshop sulla leadership. Constatai che, alla richiesta di citare leader che li avevano ispirati, i partecipanti uomini citavano uomini e le donne pure. Quasi che la massima espressione di leadership potesse essere solo maschile.

In molti siamo convinti che la difficoltà nel far avanzare la leadership femminile derivi in buona parte da pregiudizi impliciti (cioè non smascherati) che contagiano anche chi ne è vittima. La prima cosa da fare (è la più facile e produce risultati immediati) è quindi rendere le categorie oggetto di pregiudizi consapevoli dei condizionamenti ricevuti e aiutarle a metterli in discussione.

Nella mia esperienza, portare controesempi e far conoscere role-model che falsificano la credenza è particolarmente efficace. Quando ho capito come, purtroppo, gli esempi di leadership femminile fossero poco noti ho iniziato una pagina facebook intitolata Il talento delle Donne in cui inserisco tutti gli esempi di leadership, coraggio e assertività femminile che mi capitava di trovare. Vi assicuro che non mancano, la pagina ne ha svariate centinaia in tutti i campi, ma chissà perché pochi ne parlano.

Naturalmente bisogna anche agire su chi gestisce risorse e su tutta la popolazione organizzativa per combattere i pregiudizi. Su questo, è in arrivo un post.

 

 

Lezioni di football americano

Samantha Gordon Portrait of Samantha Gordon HS Football Field in Utah/Salt Lake City, Ut, Us 3/30/2013 X156349 TK1 Credit: Kohjiro Kinno

Prendo spunto dal football visto che c’è stato ieri il #SuperBowl. Sam Gordon è una bambina che gioca a football americano, cosa di per sé non comune visto che è uno sport piuttosto violento che di solito attira ragazzi e pure grossi. Tipicamente Sam (che sta per Samantha) gioca contro squadre composte esclusivamente da maschi che sono due volte lei per stazza (so che state già iniziando a identificarvi). Eppure, se guardate uno dei sui primi filmati  sul campo di gioco, capirete perché ha milioni di visualizzazioni e noterete alcune cose: 1) non è per nulla intimidita: si sente a casa sua nel campo di gioco anche se è popolato da ragazzoni (che qualche scetticismo nei suoi confronti lo avranno espresso di sicuro) 2) gioca per vincere. E’ diverso rispetto a giocare per dimostrare a se stesse e agli altri di essere brave 3) si comporta come una che ha già vinto 4) la sua performance è straordinaria, ma con una strategia diversa da quella dei maschi: lei utilizza come forza la sua debolezza (essendo leggera e atletica corre molto più velocemente). In altre parole, ha una strategia di gioco che valorizza le sue caratteristiche.

Ho finito, questi erano i consigli di oggi. Con qualche semplificazione, la leadership femminile è questo.

Abbiamo bisogno di una s….che ci liberi dallo stereotipo femminile

hilaryIl fatto che Hilary Clinton non ispiri grande simpatie nemmeno dalle donne merita di essere analizzato e capito al di là delle razionalizzazioni (lo scandalo Whitewater, la faccenda delle email, il potere dinastico dei Clinton, ecc.). La ragione per cui donne, anche altrimenti illuminate, non sceglierebbero una come la Cinton per bere lo Spritz temo abbia anche altre motivazioni, che purtroppo agiscono sottotraccia (e potrebbero essere una forma di unconcious bias). Forse, alla fine della riflessione potremmo arrivare alla conclusione di Andi Zeisler nel suo pezzo uscito oggi sul New York Times (The Bitch America Needs): l’America ha bisogno di una strega (la parola bitch sarebbe meglio tradotta con un’altra parola che inizia pure per s, comunque il concetto è quello).

Quello che rende Hillary una s. sono una serie di caratteristiche che collidono con lo stereotipo femminile (es. desiderare il potere, avere molta voglia di vincere, non esprimere emozioni, sorridere poco, ecc.). A questo si aggiunga un’altro elemento fortemente disturbante: Hillary  non solo  non usa la piacevolezza come una clava, che è quello che ci si aspetta dalle donne che vogliono avanzare in qualsiasi campo, ma addirittura se ne frega di violare le aspettative legate allo stereotipo femminile.

Hillary rappresenta una donna il cui potere si esprime fuori dalla sfera domestica e familiare e che esce dallo stretto perimetro delle norme e aspettative sociali che riguardano le donne, alle quali fa ben poche concessioni. Questi sono peccati che  non si perdonano e che quasi unanimemente sono interpretati come segnali di una cattiva indole (da s., in sintesi). Quante donne si auto-limitino per conformarsi a queste aspettative non lo sappiamo, ma probabilmente sono tante. Se Hillary ce la farà a conquistare la Casa Bianca, ci aiuterà a liberarcene.