La minaccia dello stereotipo: se la conosci la eviti

Marissa Mayer (ex-CEO di Yahoo), quando le chiesere come si sentisse a essere l’unica donna in un mondo tech popolato praticamente solo da uomini, famosamente rispose:” I didn’t notice” (“non me ne sono accorta”). La risposta, a prima vista, sembra una negazione del problema, fa imbestialire e risulta ancora più antipatica perché proviene da una donna arrivata. Ma forse era solo una strategia di coping.

Al cuore della questione c’è un un meccanismo che gli psicologi chiamano “minaccia dello stereotipo” (stereotype threat). Come funziona? Se si appartiene a un gruppo su cui esiste uno stereotipo negativo (ad esempio le donne rispetto alle materie e professioni STEM) e se ci si identifica in quel gruppo, la performance tende ad adeguarsi allo stereotipo negativo (nell’immagine è riportata la dinamica). Molti esperimenti hanno dimostrato questo l’effetto e sappiamo che affligge praticamente tutti, relativamente alla caratteristica per cui sono negativamente stereotipati, se questa viene ricordata all’inizio della prova. Per esempio gli anziani fanno meno bene i test di memoria a breve se percepiscono la minaccia dello stereotipo. I ragazzi occidentali che competono con quelli orientali nei test di matematica li fanno meno bene se all’inizio si è ricordato loro che sono occidentali. E così via. Il calo di performance avviene a causa dello stress, della concentrazione (ansiosa) sulla propria performance e dello sforzo richiesto per “cacciare via” pensieri negativi. E’ importante sottolineare che a causa di questo effetto si riduce la performance oggettiva e la profezia si auto-avvera, confermando la falsa premessa.

In molti stiamo cercando di sensibilizzare aziende e scuole su questo effetto, ma ci vorrà del tempo per eradicare gli stereotipi negativi e i loro effetti. Nel frattempo, forse, la strategia di Marissa Mayer non è così male. Conosceteli, poi ignorateli. 

Trump femminista senza volerlo

such_a_nasty_womanE’ stato osservato acutamente e provocatoriamente da Gillian Tett sul FT (The truth about Trumpkins) che ha fatto più Trump per riaccendere il femminismo negli ultimi anni di quanto abbiano fatto le femministe stesse.

Il suo linguaggio offensivo “da spogliatoio”, i suoi presunti comportamenti predatori nei confronti delle donne e la sua ammirazione del nostro genere purché ce ne stiamo in ruoli tipicamente femminili, hanno risvegliato il femminismo anche nelle donne più indifferenti. Le magliette con su scritto “I’m a nasty woman” (così Trump ha definito Hillary Clinton) sono diventate un cult e ci ricordano che competere sul serio contro gli uomini è ancora implicitamente vietato alle donne. Forse ci voleva questa wake-up call per ricordarci che la battaglia non è vinta ed è troppo presto per passare ad altro.

Grazie Donald, adesso però ci hai aiutato abbastanza.

Abbiamo bisogno di una s….che ci liberi dallo stereotipo femminile

hilaryIl fatto che Hilary Clinton non ispiri grande simpatie nemmeno dalle donne merita di essere analizzato e capito al di là delle razionalizzazioni (lo scandalo Whitewater, la faccenda delle email, il potere dinastico dei Clinton, ecc.). La ragione per cui donne, anche altrimenti illuminate, non sceglierebbero una come la Cinton per bere lo Spritz temo abbia anche altre motivazioni, che purtroppo agiscono sottotraccia (e potrebbero essere una forma di unconcious bias). Forse, alla fine della riflessione potremmo arrivare alla conclusione di Andi Zeisler nel suo pezzo uscito oggi sul New York Times (The Bitch America Needs): l’America ha bisogno di una strega (la parola bitch sarebbe meglio tradotta con un’altra parola che inizia pure per s, comunque il concetto è quello).

Quello che rende Hillary una s. sono una serie di caratteristiche che collidono con lo stereotipo femminile (es. desiderare il potere, avere molta voglia di vincere, non esprimere emozioni, sorridere poco, ecc.). A questo si aggiunga un’altro elemento fortemente disturbante: Hillary  non solo  non usa la piacevolezza come una clava, che è quello che ci si aspetta dalle donne che vogliono avanzare in qualsiasi campo, ma addirittura se ne frega di violare le aspettative legate allo stereotipo femminile.

Hillary rappresenta una donna il cui potere si esprime fuori dalla sfera domestica e familiare e che esce dallo stretto perimetro delle norme e aspettative sociali che riguardano le donne, alle quali fa ben poche concessioni. Questi sono peccati che  non si perdonano e che quasi unanimemente sono interpretati come segnali di una cattiva indole (da s., in sintesi). Quante donne si auto-limitino per conformarsi a queste aspettative non lo sappiamo, ma probabilmente sono tante. Se Hillary ce la farà a conquistare la Casa Bianca, ci aiuterà a liberarcene.

 

Uteri che parlano di tecnologia (ma restano uteri)

susan-wojcicki-youtube-ceoIn un pezzo provocatorio e interessante dal titolo Cosa il mio utero può insegnarvi su come essere leader nel settore delle tecnologie, Margareth Gould Stewart (Vice-Presidente di Product Design per Facebook) commenta l’intervista fatta a una donna leader nel settore delle tecnologie, Susan Wojcicki CEO di YouTube.

Intervistata nell’ambito di una conferenza seria e importante del settore, a questa donna leader nelle tecnologie con una storia professionale unica e interessantissima (dipendente N. 16 di Google, tanto per dirne una), venivano fatte domande sulla famiglia per i primi 20 minuti. Dopo una breve introduzione sul suo straordinario profilo professionale, l’intervistatore infatti dice: “…ma il risultato veramente straordinario che Susan ha raggiunto è un altro. Perché non molto tempo fa Susan ha avuto il quinto figlio. E credo questo sia degno di un applauso.” Clap, clap, clap. E il resto no, ci domandiamo noi? Ma non è finita, perché l’intervistatore continua con la famosa domanda che viene fatta a tutte le donne leader che lavorano e mai agli uomini: “Come fa a fare tutto?”. Il che presuppone che tutto il ménage domestico-familiare sia a suo carico (ruolo stereotipato di genere). Avrà trovato il modo per non dormire? Ipnotizza i bambini? Li narcotizza?

L’appello dell’autrice del pezzo agli intervistatori (“concentriamoci su ciò che c’è nel cervello e nel cuore delle persone invece che sui ruoli stereotipati”) è quanto mai necessario e opportuno. Facciamo parlare le donne leader di quello che fanno e sanno e iniziamo a chiedere agli uomini delle loro famiglie.

 

Le donne leader aiutano le altre donne?

Cat-Fight13Quando due donne litigano, è una cat-fight, una lotta tra gatti. Quando lo fanno due uomini, è un sano confronto tra maschi-alfa. O almeno, così molti interpretano una identica situazione situazione conflittuale (una con due donne protagonste, l’altra con due uomini, ma per il resto nessuna differenza). Lo spiega un interessante esperimento che mette in luce come tendiamo a “problematizziare” i conflitti tra donne attribuendovi un significato che va oltre l’oggetto del conflitto. Insomma, i pregiudizi di genere sembrano giocare un ruolo rilevante nell’interpretazione dei conflitti tra donne e nei miti che ne derivano.

In un pezzo recente sul New York Times Sheryl Sandberg spiega che non è vero che che le donne leader non rimandano giù l’ascensore e addirittura ostacolano il proprio genere, o almeno, questo è un resoconto parziale di ciò che avviene.

Ecco come stanno realmente le cose. Nei contesti in cui sono minoritarie, le donne spesso tendano a prendere le distanze dalle altre donne per cercare di essere cooptate dagli uomini (per farsi considerare una dei loro), è vero, purtroppo. Ma questo non ha a che vedere con la natura delle donne, bensì con la dinamica dei gruppi minoritari. In altri contesti, meno distorti, le donne si aiutano. I dati riportati nello studio pubblicato da Catalyst su questo argomento sono significativi. Leggetelo, ma, tanto per esemplificare: il 70 percento dei mentor di donne considerate ad alto potenziale erano donne, solo il 30 percento erano uomini. E il 65 percento di queste donne hanno “restituito” diventando a loro volta mentor di altre donne. Non solo le donne si aiutano, ma anche non interrompono la catena di aiuto dopo essere state aiutate.

E allora?  Se non ci mettono in condizioni impossibili, noi donne collaboriamo e ci aiutiamo come gli uomini. E quindi? Invece di aggiustare le donne, aggiustiamo le organizzazioni e arriviamo al 30% di donne nella leadership (come sta cercando di fare il #30pctclub).