Sbaglia in avanti – Consiglio N. 4

failfwd“Sbagliare in avanti” significa usare i propri errori e fallimenti per crescere professionalmente e personalmente.  Se proprio dobbiamo cadere, meglio cadere in avanti.
Gli sbagli possono essere fonte di ispirazione e crescita, ma per poter disporre di errori su cui riflettere bisogna non avere troppa paura e fare più di quello che si sa fare (vedi il consiglio N.1 di un post precedente Fai più di quello che sai).

Cosa fare da subito? 1) Sdrammatizzare gli errori 2) Mai “buttare via un errore”: domandarsi sempre cosa ci può insegnare.

Questo post è tratto dalla serie di articoli usciti su Forbes (Success Tips for Women in Business di Denise Restauri) dedicati alle donne che lavorano e cercano di farcela per sè stesse e per ribilanciare il genere nella leadership portando elementi di leadership femminile dove servono.

 

Provaci ancora, Sam! – Le sfide della leadership al femminile – Pillola N. 5

0Provaci_ancora_SamIl fenomeno che chiamo “Provaci ancora, Sam!” è il  meccanismo per cui noi donne siamo quasi sempre costrette a dimostrare la nostra competenza e la nostra leadership «due volte» (ma anche tre o quattro). Le organizzazioni, se non sono più che abili nella gestione della diversità di genere, tendono a dare maggior credito in bianco agli uomini che a noi. Perché?
Semplicemente perché non c’è ancora sufficiente consuetudine nel vedere donne leader e competenti: è come se chi abbiamo davanti si fregasse gli occhi e dicesse: «Vorrei essere sicuro di non aver sognato, fammelo rivedere». Spesso questo comportamento è agito inconsapevolmente ed è frutto dei cosiddetti pregiudizi impliciti, cioè quei pregiudizi che le persone hanno senza saperlo (e magari senza volerlo). Vi sono test in grado di misurare le cosiddette associazioni implicite, cioè quelle che facciamo in frazioni di secondo tra concetti. L’associazione donna-leadership è molto meno frequente di quella uomo-leadership.

L’effetto negativo è duplice: diretto e indiretto. Di quello diretto ho già parlato nel post precedente (L’arte di correre). Quello indiretto è dovuto al fatto che l'”onere della doppia prova” rischia di diminuire la nostra auto-stima e  di farci dubitare di noi stesse. Ho deciso quindi di parlarne perché, se lo conoscete, almeno non vi viene il dubbio che la richiesta di una “seconda prova” sia imputabile alla qualità della vostra performance. Non è, in altre parole, una “prova di recupero” per chi è scadente ma solo l’incapacità di vedere una realtà a cui non siamo ancora abituati (ho scritto “siamo” e non “sono” perché il problema dei pregiudizi impliciti riguarda le donne come gli uomini). Meglio saperlo.

 

L’arte di correre – Le sfide della leadership al femminile – Pillola N.4


01run“Le donne devono essere brave il doppio…quindi devono essere resilienti e determinate per riuscire a dimostrare quanto valgono.”
Così ha risposto Jo Silvester, una docente della CASS Business School esperta di leadership femminile, a chi le chiedeva cosa dovessero fare le donne per avere successo.

Il punto di Silvester è che ciò che serve per fare carriera non cambia se sei uomo o  donna, ma, sei sei donna, sarai messa alla prova più dei tuoi colleghi uomini.

Tutta questa fatica, non neghiamolo, è stancante e snervante. Rischia anche di far perdere di vista cose importanti, nel lavoro come nella vita personale, perché la stanchezza annebbia un pò il giudizio. Non ne parlo per alimentare il vittimismo, ma per una ragione concreta. Se lo sapete, potete iniziare a coltivare la vostra resistenza e resilienza da subito.

Come delle maratonete,  allenatevi e, se potete, fatelo in gruppo (in gruppo correre è meno faticoso e ci si fa coraggio). Anche per questo sono così favorevole alle associazioni di donne e le trovo così utili per tutte noi, ma in particolare per le giovani che iniziano la loro carriera (date un’occhiata a Young Women Network, il network dedicato alle giovani) . Oltre ai contatti professionali, oltre ai contenuti dei workshop che propongono, tutte le associazioni di donne sono anche un modo per trovare le compagne con cui allenarsi nell’arte della corsa.

Il titolo della pillola, L’arte di Correre, è un libro di Haruki Murakami che riflette sulle motivazioni che lo spingono a sottoporsi a questa attività fisica e sull’importanza di sviluppare resistenza.

Se vi interessa leggere tutta l’intervista sulla leadership femminile a Jo Silvester, eccola What makes a good leader?

Il principe siamo noi – Le sfide della leadership al femminile – Pillola N.1

cinderellaPer le donne azzeccare lo stile di leadership può essere una sfida perché mancano i role model e perché la leadership è ancora definita al maschile. Insomma, non giochiamo ancora su un campo livellato.

Se la leadership al femminile presenta qualche difficoltà in più, però, allora parliamone insieme. Con questo post inizio una serie di pillole sulle sfide della leadership al femminile che usciranno settimanalmente. Prenderò spnto da articoli o libri che mi sembrano interessanti.

Per la Pillola N. 1 parto dall’articolo (Solving The Hidden Challenges Women In Leadership Face) uscito su Fast Company tempo fa. Riporta dei consigli che vale la pena di condividere.

Consiglio N. 1 Focalizzati su quello che vuoi ottenere. Attenzione girls, su quello che vuoi ottenere, c’è scritto. Non solo sull’obiettivo che vi hanno assegnato, ma sui vostri obiettivi di carriera. E non fatevi distrarre dalle discriminzioni di genere in cui sicuramente incapperete, quasi ugualmente nocive quelle positive (es. se c’è un’unica sedia vi fanno sedere, come se aveste problemi a stare in piedi, quando sanno benissimo che razza di vita faticosa fate; oppure si offrono di tirarvi il trolley come se non lo aveste portato in 250 aeroporti del mondo, ecc.) e quelle negative (tutte quelle che vi vengono in mente) per quanto riguarda la capacità di distogliere la vostra attenzione dal ruolo e dall’obiettivo. Insomma, faranno di tutto per ricordarvi che siete una donna e per tenervi nella riserva indiana a cui siamo destinate, ma voi non fatevi distrarre.

Consiglio N.2. Costruisci reti relazionali (fai networking). Non sai mai chi ti aiuterà e chi può fare la differenza…certo, alcuni casi sono evidenti, ma vale la pena di tessere relazioni verso l’alto come verso il basso (qualcuno diventa manager anche perché tutti vogliono lavorare con loro). Non è mai troppo presto o troppo tardi per fare networking.

Consiglio N. 3 Non cercare di essere come gli uomini, è frustrante e non funziona. Però spariglia un pò, se parlano di calcio, cambia argomento e parla di cinema, di opera, di qualcos’altro…che ti mette al centro. Non state ai margini, cambiate la conversazione.

­

Consiglio N. 4. Fate attenzione allo stile della leadership. Imparate a osservare “la persona più importante della stanza”. Quella persona detta il tono, l’atmosfera, l’umore, ciò che si può e non si può fare. Osservatela e entrate in sintonia. Senza sintonia non si è ascoltati. Non dovete essere uguali, ma in sintonia sì. Essere se stesse non significa rinunciare a orientarsi agli interlocutori per trovare il miglior canale di comunicazione (cioè quello che preferiscono).

Consiglio N. 5 Riconoscete il valore delle altre donne. Buonismo? Perbenismo? No. Diamoci una mano a vicenda. Se funziona per gli uomini, perché non dovrebbe anche per noi? Non siamo rivali, siamo alleate. Certo, la favola del principe prevede una sola principessa che lo conquista, però con tutta la fatica che facciamo, con tutto il valore creato, con tutto quello che mandiamo avanti simultaneamente per la società e per le organizzazioni..ma ancora stiamo ‘a cercà il principe? Il principe siamo noi. 

 

­

Leadership al femminile/ restare fedeli a se stesse

WomenLeaders600Mi piacciono tutte le donne. No, non è un coming-out, voglio solo dire, nello spirito della full-disclosure, che non sono imparziale anzi, a dire il vero, sono una tifosa sfegatata delle donne.

Però, anche se mi piacciono tutte, alcune donne mi piacciono di più perché, diventando donne di potere, cosa non banale per una donna italiana, sono rimaste se stesse. Se prendete una donna di più di quarant’anni, non si può dire che i successi siano stati tutti gol a porta aperta. Non si può ignorare che  ci siano stati momenti di fatica, di dubbio su se stesse, di voglia di piantare lì tutto, di sogni di fuga. Non si può far finta che non ci sia stata la sottile (è un eufemismo) pressione a conformarsi a un modello di leadership maschile.  Forse, dal di fuori, sembra tutto legato insieme da una narrativa semplice, una strada tracciata che alcune predestinate hanno percorso senza fatica. Ma guardando con la lente di ingrandimento la loro carriera, si vede che la linea che sembrava continua è fatta in realtà di tanti gradini e salire non è stato riposante né rilassante.

Alcune donne però lo hanno fatto senza rinunciare a se stesse. Alle ore di sonno, alla tranquillità, ai divertimenti, magari sì, ma mai alla loro essenza.  Mi piace la loro leadership femminile.

Non faccio nomi perché non ho chiesto il permesso, non le voglio imbarazzare, quindi la descrizione non fa alcun riferimento alla professione e alla posizione. Cito solo due casi per non farla troppo lunga.

Una è una ragazza quarantenne, ridanciana, coraggiosa e generosa (non dico neanche che è intelligente e brava nel suo lavoro, quello è ovvio). E’ di quelle che sicuramente a 14 anni trascinavano la compagnia con il sorriso magnetico, facendo fare a tutti quello che volevano loro, ma gli altri erano contenti di seguirle. Continua a fare lo stesso, cioè a trascinare la compagnia, che nel frattempo non è più quella del muretto, come avrete capito, ma un circolo che ha potere e influenza. Quello che è straordinario è che il potere non l’ha resa rende dura, antipatica, distratta, come sarebbe potuto succedere. Sembra non averla scalfita (la considero a questo punto immune da hubris, qualsiasi cosa faccia, e probabilmente dobbiamo ancora vedere il meglio).

Il secondo caso è un’altra  quarantenne. Anche lei potrebbe essere descritta come una donna di potere, anzi di molto potere e grande influenza. Nonostante questo, ha un modo di fare che accorcia le distanze (ma con un garbo riservato) e si capisce che non è una posa, ma un modo di essere. Questa empatia, unita a una quasi-timidezza e a una straordinaria intelligenza, lascia  le persone confuse perché le costringe a rivedere le proprie categorie. Anche dopo averci pensato, questa donna non è allocabile a nessuna categoria esistenti, bisogna crearne una apposta per lei (speriamo che si riempia presto e non resti l’unica nella sua categoria).

Conosco altre donne di successo e anche loro hanno un sacco di qualità. Vedo in anche queste donne molti più pregi che difetti (mi dicono che sono buonista, ma io nego). Credo che si possa imparare un sacco da loro. Quello che hanno sbagliato, lo giustifico. La durezza capisco da dove viene (è un callo). La frettolosità so che non è mai voluta (si sentono e sono sotto pressione). Quello a cui hanno rinunciato le rende distanti. Io le ammiro lo stesso. Però, se dovessi dire a una giovane donna a chi ispirarsi, sceglierei senza esitazione le prime due perché io ormai mi sono convinta che rimanere fedeli a se stessi è una componente essenziale della leadership(a cui le donne della mia generazione hanno a volte rinunciato un po’ o tanto. Trovo un’ingiustizia vera, e anche un po’ da ingrati, visto che hanno aperto la strada a tutte, fargliene una colpa, ma penso sia giusto dire le cose come stanno.

Fallire per avere successo

huffingtonVi segnalo ( e riassumo brevemente per chi non ha tempo) un interessante articolo pubblicato sull’Huffington Post. Parla di donne che hanno fallito prima di avere successo. Sono nomi noti, rispettati o addirittura riveriti, ai quali mai e poi mai ci verrebbe in mente di associare l’insuccesso. Qualche esempio? Oprah Winfrey (la anchor più celebre al mondo), la stessa Arianna Huffington (fondatrice dell’Huffington Post, nella foto), Marilyn Monroe (la divina), Vera Wang (stilista apprezzatissima) e, naturalmente, J.K. Rowling (autrice di Harry Potter), che ha ricevuto 12 “NO” prima di trovare un editore disposto a pubblicare le storie del maghetto. Eppure tutti ce le ricordiamo per il loro successo, non certo per i fallimenti.

Non è strano che sia così: la misura del successo è data da quante volte si è avuto successo e da quanto successo si è avuto, non da quante volte si è evitato il fallimento. Per avere successo, bisogna fare molti tentativi e, inevitabilmente, qualcuno non andrà a finire benissimo. Ma fallire serve ad avere successo.

Noi donne dovremmo pensarci più spesso, visto che la paura di sbagliare (e di essere imperfette) ci frena più di quanto freni il genere opposto.

Il Talento delle Donne

talentodelledonne (102x150)Care lettrici del blog, oggi esce un libro che ho scritto per le donne. Si intitola Il Talento delle Donne, che per me è quel particolare talento che alcune di noi hanno e che permette di sopravvivere e anche avere successo, in un mondo del lavoro ancora oggi maschile fino al midollo, restando orgogliosamente donne. Non è banale riuscirci. Complimenti a quelle che ce l’hanno fatta. Doppi complimenti se poi hanno anche aiutato altre donne a emergere e continuano a fare di questo un impegno, anche se di impegni ne hanno fin troppi  (non faccio nomi e cognomi per non cadere nella piaggeria, ma loro sanno che questa  dedica piena di stima, anche se criptata, è per loro).

Ho studiato un pò questo talento delle donne e ho concluso che si poteva apprendere, che forse per qualcuna era innato, ma questo non voleva dire che una donna intelligente non potesse fare la stessa cosa, se ben istruita. Sono un pò fissata con la formazione, okay, ma non è un abbaglio: veramente stiamo parlando di qualcosa che si apprende.

Sono trenta capitoli, ognuno su un argomento per noi un pò più difficile per via degli stereotipi di genere e dell’educazione. Sono ostacoli che, se li conosci, li eviti.

L’ho pensato come una vaccinazione. Come una campagna di immunizzazione contro alcuni virus che ci colpiscono selettivamente….buona lettura e aspetto i commenti, sul blog o sulla mia mail: odile.robotti@learningedge.it.