Le ragazze devono imparare la nuova lingua franca

sys failureSe la nuova lingua franca è la programmazione, le ragazze rischiano di non poter far sentire la propria voce.

Ne parla Nitasha Tiku in un articolo uscito oggi sul New York Times (How to get girls into coding). I dati la dicono tutta: l’anno scorso negli US solo il 18,5% dei ragazzi che hanno fatto il test AP (serve per entrare al college) in informatica erano di genere femminile. In tre stati degli US nemmeno una ragazza ha fatto quel test.

Nel 2013, non sorprendentemente visiti i dati citati,  le donne erano solo il 14% delle laureate in informatica (più inquetante ancora: nel 1984 erano il 36%).  I risultati si vedono nel mondo del lavoro: Google ha di recente reso noto che solo il 17% dei propri dipendenti con ruoli tecnici è di genere femminile.

La partecipazione delle donne a un’importante area STEM (questo acronimo significa Science Technology, Engineering, Maths) è in diminuzione e ha raggiunto livelli preoccupanti. Il danno è doppio: non solo ci sarà poca diversità nella professione se poche donne vi accedono, ma anche le donne perderanno l’opportunità di lavorare in un campo in espensione che offrirà molti posti di lavoro ben retribuiti.

Per fare qualcosa, bisogna muoversi su due piani. Uno, molto pratico, consiste nell’esporre alla programmazione e nell’invogliare le ragazze. Se non si viene esposti a qualcosa e non la si conosce, come si fa a sceglierla? E poi deve essere resa interessante e appetibile. Esistono organizzazioni negli US che hanno questo al cuore della propria missione, come Girls who Code. Sarebbe bello che arrivassero anche in Italia.

L’altro piano riguarda gli stereotipi e i role-model di genere. Dobbiamo fare attenzione: esistono ancora e le ragazze li respirano nell’aria. Come il fumo passivo, fanno male anche se non auto-provocati e i danni si vedono solo nel medio-lungo periodo quando i giochi sono fatti. L’antidoto è mostrare alle ragazze modelli di donne alternativi. Le  giovani donne  maghette della programmazione (geek, come si dice in gergo) esistono, basta cercarle nei posti giusti, per esempio nelle organizzazioni (presenti anche in Italia) come Girl Geek Dinners e Girls in Tech . Ma queste giovani donne affascinanti  non  ossessionate dall’aspetto fisico e dall’abbigliamento, ma comunque super-cool, non le troviamo nelle pubblicità e nemmeno nelle riviste femminili, se non raramente. Ecco, questo, francamente, è indifendibile e va cambiato.

Cinque propositi per l’anno nuovo dedicati a aspiranti leader

La Harvard Business Review (HBR) ha pubblicato, nell’ultimo numero del 2011, 5 propositi per l’anno nuovo che suggerisce ad aspiranti leader.

Forse non sono cose nuovissime, ma sono quelle giuste. Eccole nell’ordine in cui le riporta l’articolo:

  • Trovarsi un mentore. Significa trovare una persona che ammiriamo per il successo raggiunto, per i valori che esprime e per lo stile che adotta e chiedere a questa persona di diventare nostro sponsor. La prima parte non è sempre banale, la seconda richiede coraggio, ma vale la pena.
  • Formare un gruppo di sviluppo di leadership. Significa trovare altre 5-7 persone con cui trovarsi periodicamente per condividere e discutere le sfide e le opportunità della leadership. Serve a sentirsi meno soli, oltre che a sviluppare la leadership. Un po’ americano come consiglio? Se da noi non si fa, peggio per noi: un’occasione di crescita mancata.
  • Fare volontariato. Di qualsiasi tipo sia, amplia gli orizzonti e insegna a comunicare e lavorare in ambienti diversi.
  • Lavorate o almeno viaggiate in un paese nuovo. La sensibilità culturale è una competenza in ascesa.
  • Passare più tempo a fare domande che a dare risposte. In un mondo che cambia, l’atteggiamento vincente è una profonda curiosità per ciò che ci circonda, accompagnata all’umiltà di accettare che le risposte che siamo in grado di dare da soli sono veramente poche (e non riguardano le grandi sfide delle organizzazioni e del mondo).

Cosa ne pensate? Cosa aggiungereste? Cosa eliminereste?