Non aver paura di chiedere – Consiglio N. 3

askquestNon avere paura di chiedere (anche quando  ci fa paura).

Le domande difficili sono sono di due tipi: 1) quelle che implicano un punto di vista diverso o un dubbio. In particolare nei confronti di capi, colleghi, team di lavoro, a  volte si esita per paura di farsi nemici, di attirare attenzione negativa, di apparire guasta-feste, perché non si ritiene di avere abbastanza autorevolezza o non ci si sente sicure abbastanza per mettere in dubbio le opinioni e le azioni degli altri (specie se con maggiore anzianità e autorità). 2) quelle fatte per chiedere qualcosa per sè, in particolare aiuto e supporto. In questo caso si teme di fare brutta figura chiedendo e si teme di sentirsi dire di NO con un velato rimprovero.

Buone notizie. Se fatte nel modo giusto, le domande 1) sono molto apprezzate e utili. Mostrano leadership, indipendenza di giudizio, pensiero critico. Le domande 2) ottengono un SI come risposta più spesso di quanto si creda.

Senza chiedere, non si va da nessuna parte.

Cosa fare da subito? Allenarsi a chiedere (anche piccole domande, non sere partire subito con quelle difficili) in modo che diventi un comportamento naturale.

Questo post è tratto dalla serie di articoli usciti su Forbes (Success Tips for Women in Business di Denise Restauri) dedicati alle donne che lavorano e cercano di farcela per sè stesse e per ribilanciare il genere nella leadership portando elementi di leadership femminile dove servono.

Fai più di quello che sai – Consiglio N.1

domoreHo trovato su Forbes una serie di consigli rivolti alle donne che cercano di sfangarla nel mondo del lavoro, avendo successo ma senza uscirne matte. Propongo, a cominciare da oggi, una mia breve sintesi di ciascuno con relativa vignetta.

Inizio dal consiglio N.1  (l’ordine dell’elenco non è casuale): fare più di quello che si sa fare, cioè  non farsi limitare e frenare dalla paura di sbagliare (timore più diffuso nella popolazione feminile che in quella maschile).

Avere fifa è normale, ma….Di fronte a una sfida, avere timore di sbagliare e paura di buttarsi è naturale, ma siamo noi che decdiamo come reagire alla paura.

La maggior parte degli errori sono un modo per apprendere e non hanno grandi conseguenze negative (questo consiglio non si applica alle neurochirurghe, alle pilote di aerei linea e ad alcune altre selezionate categorie). Chi si limita a fare le cose che sa fare, impara meno e diventa sempre più timoroso di commettere errori.

Cosa fare da subito? 1) Coltivare la convinzione di potersela sempre cavare, anche facendo cose che non sappiamo fare. Credere in se stesse  determina il “posto nel mondo” che occupiamo e influenza la percezione degli altri. 2) prendere qualche rischio in più.

Questo post è tratto dalla serie di articoli usciti su Forbes (Success Tips for Women in Business di Denise Restauri) dedicati alle donne che lavorano e cercano di farcela per sè stesse e per ribilanciare il genere nella leadership portando elementi di leadership femminile dove servono.

Vedere le situazioni a somma positiva-Le sfide della leadership al femminile-Pillola N. 8

JackpotPer avere una mentalità a somma positiva bisogna evitare di inquadrare aspetti della propria vita come se fossero in competizione tra loro (il classico esempio per le donne è: famiglia vs carriera). Ne parlavano in un’intervista su Leanin.org a John Donahoe (CEO di eBay) e la moglie Eileen, Ambasciatrice  USA per i diritti umani presso le Nazioni  Unite.

I due raccontano di aver sempre voluto “integrare” le varie parti delle loro vite (matrimonio, figli, carriera di entrambi) e di aver sempre cercato soluzioni creative partendo dall’ipotesi che il gioco della vita fosse a somma positiva.  Naturalmente, dicono, abbiamo dovuto fare compromessi e scelte, ma non abbiamo mai rinunciato a tentare, almeno, la strada che permetteva di fare tutto.

E’ vero che a volte si rinuncia in partenza, un pò per mancanza di fiducia in sé e nel sistema, un pò perché le difficoltà isolano e un pò perché ci vuole coraggio a parlarne con chi, magari, ci potrebbe aiutare.

Eileen  e John raccontano, per esempio, che la nascita del primo figlio li metteva in difficoltà perché erano entrambi appena tornati a studiare (Eileen alla Law School e John alla Business School). Era chiaro che uno dei due avrebbe dovuto dedicare tempo per stare con il bambino, cosa apparentemente incompatibile con i ritmi serrati della scuole graduate cui erano entrambi iscritti. John decide di parlare col Dean della Business School, non sa bene cosa chiedere, non vede altra soluzione che sospendere gli studi per un anno, ma comunque decide di parlargli apertamente del suo caso. Il Dean propone la soluzione (che forse solo lui aveva l’autorità di proporre) e dice a John che può fare un anno part-time anziché saltarlo…Il messaggio è: avere fiducia nel prossimo e nel sistema, conservare una visone positiva anche di fronte a situazioni difficili e…chiedere, esporre le esigenze, spiegare. Tutto parte dal rifuto di vedere la vita come una sequenza di situazioni che confliggono.

Il corollario: Eileen e John giurano che avere una famiglia e una carriera contemporaneamente insegna il problem-solving, il team-building, la mediazione, la negoziazione. Tutte competenze chiave per fare carriera.

Una postilla: Diveramente dall’esempio di Eileen e John, troppo spesso (quasi sempre) in Italia chi si offre di rinunciare alla carriera è la donna.  L’argomento è quindi molto rilevante per la leadership femminile.

 

I segreti del successo – Le sfide della leadership al femminile – Pillola N.3

Top-Secret2In un pezzo di qualche tempo fa a  Elissa Sangster (Executive Director della Forté Foundation) ho trovato alcuni spunti interessanti (lei li chiama i “segreti delle donne di successo”) che utilizzo per la pillola N.3

Consiglio N. 1: Non avere paura. Anche Sangster mette al primo posto la capacità di superare la paura, di cui abbiamo parlato nella pillola N. 2.

Consiglio N. 2: Conoscere se stesse. Non basta guardarsi dentro però, bisogna anche chiedere e ricevere feed-back qualificato e sincero. Vuol dire chiedere in modo strutturato e a 360° (colleghi, capi, collaboratori, clienti e fornitori se c’è fiducia), parlarne con i propri mentor e sponsor. Conoscersi non è facile, ma chi ci riesce ha vinto già metà della battaglia.

Consiglio N. 3: Se serve, in certe fasi della vita, ci si può mettere nella corsia più lenta (per esempio perché neo-mamme o per assistere un genitore o per seguire un partner) , ma bisogna saper usare le frecce (cioè sapere come entrarci e uscirci senza incidenti).

Consiglio N. 4: Farsi aiutare. Consiglio trito e ritrito, ma vale la pena di ricordarlo perché, all’evidenza, continuiamo a pensare di poter fare tutto da sole.

Consiglio N. 5: Dare importanza alla cultura aziendale perché fa la differenza. Se la cultura di un’azienda non vi convince, lasciate perdere, cercate altrove. La cultura vince su tutto. Il grande Peter Druker diceva: “la cultura si mania la strategia per colazione”).

Consiglio N. 6: Non aspettare che ti invitino a ballare. Quando si tratta di carriera, bisogna proporsi, non aspettare che qualcuno ci noti.

Consiglio N. 7: Costruire la propia rete di relazioni professionali con un approccio strategico. Conoscere molte persone è solo il punto di inizio.  Etichettare come “rete professionale” l’insieme delle conoscenze che si hanno non basta a renderla una rete strategica. Per farlo, bisogna avere una chiara idea di come la rete aiuti a raggiungere gli obiettivi professionali.

Consiglio N. 8: Imparare a negoziare e prenderci anche un pò gusto. Bisogna negoziare spesso anche all’interno della nostra organizzazione (fosse solo con clienti e fornitori non sarebbe nulla). Tanto è che lo facciamo bene, così ci divertiamo e otteniamo quello che vogliamo.

Stasera mi butto – Le sfide della leadership al femminile – Pillola N. 2

tattoo2Essere fearless, cioè privi di paura, è un importante denominatore comune delle persone di successo. Se pensavate che fosse l’intelligenza o l’abilità, ripensateci.

E’ stato detto che “i leader sono dei visionari con un senso della paura poco sviluppato e nessuna idea delle alte probabilità di insuccesso”. Se essere buoni leader è qualcosa di più rispetto ad avere visione e coraggio, è però vero che senza la presenza di questi due ingredienti è difficile che la leadership si possa esprimere.

In pratica, essere fearless, consiste nel non avere paura di sbagliare, di prendere dei rischi, di fare le cose diversamente, di far arrabbiare qualcuno perché non si segue una procedura e di violare lo status quo.

Il coraggio di “buttarsi” non è solo incoscienza del pericolo e non è solo una caratteristica innata. Si può imparare, ma richiede anzitutto un cambiamento di mentalità:

  1. Bisogna smettere di misurare il successo come assenza di insuccessi. Il successo è, se ci pensate, solo il numero di volte che abbiamo avuto successo. L’assenza di sconfitte è una misura molto meno interessante e, infatti, poco usata da chi se ne intende. Anche perché caratterizzia sia le persone “con super-poteri” (quelli che non sbagliano un colpo), sia quelli che non fanno mai nulla (o fanno solo le poche cose che sanno fare bene)…
  2. Il fatto di “buttarsi”provando tante cose, aumenta sia il numero degli insuccessi sia quello dei successi (è un fatto statistico). Tuttavia, di solito, aumentano più che proporzionalmente i successi perché…
  3. Sbagliando si impara. Non è solo un antico detto. Gli errori sono in cima alla classifica per la capacità di insegnarci cose nuove.
  4. Il successo non arriva sempre bello pronto, impacchettato e infiocchettato. A volte arriva proprio dal fallimento di qualcosa che ci fa venire un’idea nuova (il caso che si cita sempre è quello dei post-it: la colla usata fu un insuccesso perché i pezzettini di carta gialli potevano essere facilmente staccati…). Ecco, riconoscere una innovazione mascherata da insuccesso, è molto utile.

 

You can’t get no satisfaction

Cant-get-no-satisfaction1Possiamo puntare, in alternativa, al satisficing. Almeno così scrive  Melody Wilding  nel suo articolo di qualche mese fa: How to do it all (almost) perfectly: the art of satisficing.

Il punto è cha al fare bene le cose, non c’è limite e si finisce per lavorare 20 ore al giorno. Nuoce alla salute personale, alla coppia, alla famiglia, alle amicizie e, ovviamente, alla carriera, che non si costruisce certo aggiungendo ore al lavoro. Non volete prendere questa strada, fidatevi. Non pensate di essere immuni, non lo siete. Si aumenta di mezz’ora in mezz’ora ed è l’effetto rana bollita (se mettete una rana in una pentola di acqua bollente, cercherà immediatamente di saltare fuori. Ma se la mettete in acqua a temperatura ambiente e  aumentate gradualmente la temperatura, la rana non farà nulla perché l’apparato interno della rana che percepisce le minacce alla sopravvivenza è orientato a reagire a cambiamenti improvvisi, nel suo ambiente, e non a lenti e graduali).

Satisficing vuol dire fare le cose senza pretendere che siano perfette. In questo modo, si riesce a farne di più e a risparmiarsi. E’ chiave naturalmente sapere quali richiedono perfezione (di solito pochissime) e su quelle non fare compromessi, mentre le altre basta farle giuste, non serve  cercare di vincere il Nobel (nemmeno quello si vince così).

Come si fa?

1) prendete atto del fatto che voler fare tutto è un falso ideale (notate che le persone che si fanno strada hanno ideali diversi e traete alcune conclusioni).

2) capite quali sono le cose importanti. Non sono mai tutte. Bisogna usare la testa e capire quelle su cui siamo misurati e che hanno un impatto significativo.

3) annotate le idee di miglioramento, non le buttate via, ma non le implementate tutte subito.

4) confrontatevi con gli altri prima di aver sviluppato qualcosa di perfetto. Cercate feedback che vi può rispoarmiare fatica inutile e idee partite per la tangente (perfetta).

Se pensate che satisficing sia un sotto-standard che non vi interessa, pensateci ancora un attimo. Minimizza l’ansia e la fatica, vi fa stare meglio. Nel medio e lungo periodo, sarete daccordo, questo porta a risultati migliori.

 

Il Tempo delle Donne arriva in Triennale

tempo donneIl count-down è iniziato. Venerdì inizia una tre giorni dedicata alle donne organizzata dal Corriere della Sera e La27Ora, in collaborazione con Valore D. Sarà un evento fiume, a cui partecipare da sole o in gruppo, meglio se coinvolgendo gli uomini che, in questa fase del dibattito, sono fondamentali.  Si parlerà di leadership femminile, vista dal punto di vista delle aziende e delle donne, con un palinsesto ricchissimo. Imperdibile.

Io vi aspetto il 26 Settembre alle 1630 nel salone d’onore della Triennale dove, con Paola Cavallero, AD di Nokia e Paolo Braghieri AD di GE Capital, parleremo di come creare vantaggi competitivi nelle organizzzazioni con la leadership femminile.