E’ più facile cambiare gli Oscar che la realtà

L’assegnazione degli #Oscar è il momento per fare i conti sulla rappresentanza delle donne e di altre categorie prima fra tutte quella delle persone di colore (negli US sono il 40% della popolazione) storicamente escluse o marginalizzate o relegate in ruoli poco ispirazionali. Tutti noi siamo il prodotto di ciò che sogniamo e non solo di ciò che viviamo, quindi quello che propone la fabbrica di sogni per eccellenza, il cinema, è importante e analizzarlo non è solo una curiosità.

Nel 2019, secondo le analisi della University of Southern California’s e della U.C.L.A., il 43% e 31% dei primi 100 film  per incassi avevano, rispettivamente, un protagonista o co-protagonista donna o di colore. L’accelerazione è stata notevole: in poco più di 10 anni (dal 2007) si è raddoppiata la percentuale per entrambi i gruppi.  Non siamo alla parità, ma certo ci siamo ben più vicini che nella realtà organizzativa o politica. Hollywood batte corporations 4-0.  Certamente cambiare una sceneggiatura è più facile che cambiare la cultura organizzativa, ma credo ci sia comunque da imparare.

Meno bene per quel che riguarda invece la regia, dove il progresso c’è stato ma molto più lento: nel 2019 solo il 14 e 15 percento rispettivamente dei top film sono stati girati da persone di colore o donne.

E’ da sottolineare che in termini di incassi (proxy del gradimento del pubblico e metrica inesorabile con cui confrontarsi) i film con protagonisti donne o persone di colore non sono da meno (e per i protagonisti di colore, sono addirittura meglio) di quelli con protagonisti uomini di razza bianca. Come mai allora vengono prodotti di meno? Domanda complessa che richiede una risposta articolata, ma certamente si vede a occhio nudo qualche legame con la composizione della leadership delle major. Degli 11 executives che guidano le Major, cioè i maggiori studi di produzione cinematografica (e quindi decidono chi fa i film) 91% percento sono bianchi e 82% percento uomini. Sentite puzza di pregiudizi impliciti? Anch’io, e se questa dinamica vi suona familiare, è perchè è la stessa che avviene in contesto organizzativo. Avere accesso alle opportunità è la prima barriera invisibile da superare per chi è escluso, nelle organizzazioni come nello star system hollywoodiano.

Info Odile Robotti
Odile Robotti, ha una laurea in Economia Politica (Università Bocconi), un MBA (SDA Bocconi) e un Ph.D in psicologia (University College London). Ha lavorato in IBM e in McKinsey&Co prima di fondare la società di formazione manageriale Learning Edge (www.learningedge.it). È docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e cofondatrice e presidente di un’organizzazione di volontariato (MilanoAltruista) e di un’associazione senza fini di lucro (ItaliaAltruista).

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