Uber, la sindrome uber alles e le donne-canarino

Uber alles in tedesco significa al di sopra di tutto.  Se vi suona familiare, probabilmente è  perché sta nel titolo dell’inno nazionale tedesco.  Ma uber alles è anche una sindrome organizzativa.

Esistono in natura, per fortuna in percentuali limitate, persone che si ritengono al di sopra degli altri e della legge (intesa, in contesto organizzativo,  come codici di condotta, regolamenti e cultura aziendale).  In alcune organizzazioni sembra però che personaggi di questo tipo si siano dati appuntamento e si moltiplichino gioiosamente creando una pericolosa concentrazione. In queste organizzazioni, possono perpetrare, relativamente indisturbati, piccole e grandi violazioni. Questa razza di intoccabili a cui tutto è concesso è tipicamente composta da high performer,  rainmaker o comunque persone che l’organizzazione vuole tenere a tutti i costi. Basterebbe fermarli appena ci si accorge (o si riceve una segnalazione verificata), ma nessuno vuole pestare i piedi ai top performer e così si minimizza e si attribuisce la colpa alla vittima (troppa immaginazione, troppa suscettibilità, ecc.). Ad ogni episodio non sanzionato, cresce in queste persone e nei loro accoliti la convinzione di avere “licenza di uccidere” (è un’iperbole, ovviamente) e in tutti gli altri la sensazione di essere nella savana dove i leoni mangiano le gazzelle and all is fine.  La sindrome uber alles, in poche parole, è questa.

Nomina sunt omina: la recente vicenda di una donna, Susan Fowler, ingegnere di Uber molestata dal capo, sembra proprio frutto della sindrome uber alles. La storia ha dell’incredibile per chi vive a Disneyland, mentre ha purtroppo elementi di spiccata verosimiglianza per chi conosce le organizzazioni e le loro derive. La donna, L’ing. Fowler aveva segnalato più volte molestie sessuali da parte del suo capo, scoprendo che altre donne (tutte ignorate, spostate in altri uffici o dimissionarie per disperazione) avevano fatto altrettanto. Dato che nessuno le dava retta e iniziava a subire ritorsioni (valutazioni di performance già chiuse ritoccate al ribasso, scusate ma la calibration è un’altra cosa), ha lasciato l’organizzazione. Per fare giustizia, ha raccontato tutto in un blog post diventato virale, costringendo (finalmente) il CEO ad avviare un’indagine interna. Ma i controllori designati sono un legale che ha lavorato con Uber e un membro del board, non esattamente la nostra idea di giudici indipendenti. La sindrome uber alles non passa evidentemente in una nottata. In compenso,  bastano poche ore perché il danno da reputazionale diventi commerciale: centinaia di utenti Uber hanno fotografato il proprio cellulare mentre cliccavano “Delete Uber” e hanno diffuso sui social. Nel frattempo, Uber è stata denunciata da Google per furto di tecnologia. La sindrome uber alles tende a creare metastasi.

Ancora una volta, le donne sono come il canarino nella miniera (i canarini, particolarmente sensibili al monossido di carbone, venivano usati nelle miniere per rivelare la presenza di gas pericolosi prima che raggiungessero la soglia di pericolosità per l’uomo). Dove vi sono abusi contro il genere femminile, qualcosa non funziona a livello più profondo e più esteso. Anche per questo mi rifiuto di essere benevola nei confronti di questi abusi, anche se piccoli.

Non solo per questo, ma anche per questo, se vedete qualcosa, non voltatevi dall’altra parte, ma ditelo. Coltivate una speak-up culture in cui le donne (ma non solo) non abbiano timore di denunciare episodi di molestia (ma non solo). Potreste evitare molti guai futuri alla vostra organizzazione, oltre ad evitare a una donna o a chiunque altro di subire un’ingiustizia.

Info Odile Robotti
Odile Robotti, ha una laurea in Economia Politica (Università Bocconi), un MBA (SDA Bocconi) e un Ph.D in psicologia (University College London). Ha lavorato in IBM e in McKinsey&Co prima di fondare la società di formazione manageriale Learning Edge (www.learningedge.it). È docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e cofondatrice e presidente di un’organizzazione di volontariato (MilanoAltruista) e di un’associazione senza fini di lucro (ItaliaAltruista).

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