Non dipingere affreschi (almeno sul lavoro)

last_judgement_sistine_chapel1323745350338Di norma, noi donne  amiamo dipingere degli affreschi per descrivere una situazione, lavorativa o personale, mentre gli uomini preferiscono tracciare uno schizzo. Le loro descrizioni ci sembrano troppo semplici o poco profonde, ma le nostre rischiano di far confonderli e disinteressarli. Cosa c’è sotto questa differenza? Noi donne processiamo diversamente le informazioni rispetto gli uomini: loro tendono a elaborarle sequenzialmente, noi spesso lo facciamo simultaneamente. Per loro, quindi, è utile conoscere di cosa volete parlargli (il titolo e il sottotitolo),  sapere per quanto tempo si parlerà e ricevere le informazioni una per volta: così inquadrano il tema, si mettono nella giusta disposizione per ascoltare e non perdono il filo (quando succede, la colpa la danno alla vostra esposizione). In un contesto a prevalenza maschile, possono essere utili questi tre semplici suggerimenti.

Parti dal titolo e sii schematica

Le storie costruite dal basso, cioè dai dettagli e seguendo l’ordine cronologico tendono ad annoiare o addirittura spazientire gli ascoltatori di genere maschile. Il trucco per attirare la loro attenzione è «partire dal titolo» cioè dalla notizia o conclusione principale. Il messaggio chiave (il titolo) dovrebbe essere più informativo e sintetico possibile, contenendo solo e tutte le cosiddette cinque domande chiave del giornalismo (chi, cosa, quando, dove e perché). Se una frase non ti sembra adeguata alla complessità di quello che vuoi dire, ricorda che serve solo ad attirare l’attenzione sul tema da trattare: come il titolo azzeccato che invoglia a leggere tutto l’articolo, deve indurre l’interlocutore a chiedere di espandere e approfondire. Per esercitarti, leggi con attenzione i titoli degli articoli dei giornali e, subito sotto, l’occhiello. Tieni anche d’occhio sui quotidiani i piccoli riquadri con una notizia (necessariamente condensata) e i titoli che scorrono durante il telegiornale. Infine, prova a troncare i quello che vuoi dire dopo i primi 140 caratteri, come se fosse un tweet. Essere sintetiche richiede solo volontà e allenamento.

Dichiara in anticipo quanto tempo ti serve per comunicare e chiedi se è il momento giusto. «Ti devo parlare X. Ci vorranno cinque minuti. Possiamo farlo ora?» Naturalmente poi devi rispettare il no, se questa è la risposta, e il tempo concordato. Tentare di parlare a qualcuno (in particolare a un uomo) di qualcosa che in quel momento non è disposto a ascoltare, magari andando avanti per mezzora, è un gesto suicida (dal punto di vista della reputazione e della carriera).

Parla di una cosa per volta. Oltre a facilitare l’ascolto, comunica maggiore autorevolezza, lucidità e controllo della situazione.

GE raccoglie la sfida di bilanciare l’equazione più difficile

ge-millie-page-2017Nonostante possa essere complesso e macchinoso, bilanciare le equazioni in algebra e in chimica alla fine si impara. E’ rimasta però un’equazione così difficile che nessuno è ancora riuscito a bilanciarla. Nel frattempo ha procurato tante bocciature e il suo sbilanciamento ha fatto più danni della grandine. Dopo anni di rinunce disfattiste, qualcuno sta raccogliendo di nuovo la sfida perché, per quanto difficile sia bilanciare la terribile equazione, il premio in palio è enorme.

L’equazione da bilanciare è quella del genere nei lavori STEM (Science, Technology, Engineering, Maths). Intendiamoci, il genere andrebbe bilanciato dappertutto, ma nei lavori STEM il problema è particolarmente acuto come evidenzia un report appena prodotto da General Electric (GE). Per dare un’idea: le donne occupano solo il 14% delle posizioni di ingegnere. Questo costa caro nell’era del talentismo: fa perdere opportunità e frena la crescita.

Tra le organizzazioni che hanno raccolto la sfida (ne parleremo ancora nelle prossime puntate) iniziamo dalla coraggiosa General Electric (GE) che ha gettato il cuore oltre l’ostacolo lanciando una campagna internazionale con un obiettivo da capogiro: 20.000 donne nei lavori STEM in GE nel 2020. A tanto bisogna arrivare per bilanciare l’equazione a livello mondiale. E in Italia? Lo chiedo a Sandro de Poli, AD di GE Italy e membro del 30% Club, l’iniziativa promossa da persone apicali che promuove la presenza femminile nella leadership con l’obiettivo di portarla al 30% entro il 2020. De Poli crede che sia venuto il momento di colmare il Technology Gender Gap“Per una società come la nostra il contributo delle donne diventa ogni giorno più importante: le quasi 1800 dipendenti di GE Italia saranno fondamentali per completare la trasformazione di GE in un’azienda digitale-industriale. I ruoli professionali nelle fabbriche del futuro, infatti, fanno sempre meno leva sull’impegno fisico e sempre più affidamento sulle capacità creative e intellettuali, aspetti in cui le donne da sempre eccellono. Per questo, a 20 anni dalla nascita del Women’s Network – la rete interna a GE che coinvolge le 100.000 dipendenti dell’azienda per promuovere le professionalità e la leadership al femminile – abbiamo appena lanciato il progetto Women in Tech: puntiamo a colmare il Technology Gender Gap aumentando in modo significativo la loro presenza nei comparti progettazione, produzione e ingegneria con l’obiettivo di arrivare a 20.000 donne a livello globale in ruoli scientifici e tecnici entro il 2020, Italia compresa”. 

Il video realizzato da GE per la campagna merita di essere visto. Come tutte le trovate geniali, è semplice, ribalta la questione, colpisce e fa riflettere.  La morale la posso anticipare senza che sia uno spoiler: per innescare un cambiamento culturale dobbiamo trattare le scienziate da star. Invece, l’immagine del post, che è un fotogramma del video e mostra dei bambini indossano parrucche di capelli bianchi, non ve la spiego perché se no rovino la sorpresa.

La differenza delle persone che fanno la differenza

201301-omag-flying-balloons-600x411Cosa fanno di diverso le persone di successo? Come immaginate, molti se lo sono chiesto e pare che quasi tutti abbiano tentato di dare una risposta perché, se mettete in google questa domanda, verrete inondati di consigli. Molti sono ovvietà, ma ogni tanto ce n’è qualcuno che fa riflettere. Ecco la mia selezione (non esaustiva) di caratteristiche e atteggiamenti che possono aiutare le donne (e gli uomini) a essere leader e ad avere successo:

  • Essere ottimisti-realisti. Visualizzatevi già nelle situazioni che desiderate, comportatevi come se già si fossero avverati i vostri desideri, guardate il mondo con le lenti di chi crede di potercela fare, ma non sottostimate le difficoltà (nessuno ha detto che essere leader al femminile sia facile). Bisogna essere preparati al successo e calamitarlo, ma non pensare che arrivi senza sforzo e subito (se no si rischiano la delusione e lo sconforto).
  • Focalizzarsi sul miglioramento, non sulla perfezione. Voler essere perfette è un difettuccio femminile che ci costa caro in termini di frustrazione e ci fa rinunciare a impegnarci in cose in cui temiamo di non risultare all’altezza. Soprattutto questo secondo aspetto ha effetti molto negativi perché se non si fanno cose fuori dalla propria comfort zone è difficile che si possa diventare leader. Meglio quindi provare cose nuove, sbagliare e poi darsi semplici obiettivi di miglioramento (nel tempo si diventa quasi perfette, ma è un effetto collaterale, non l’obiettivo)
  • Concentrarsi su cosa si vuole fare, non su cosa non si vuole fare. Il cervello umano ha qualche problema con la negazione (se vi chiedo di non pensare a un elefante, la prima immagine che vi viene in mente qual’è? Proprio quella di un pachiderma). Se volete cambiare i comportamenti che limitano la vostra leadership, pensate positivo, come diceva la canzone. Anziché dirvi: “Non devo arrabbiarmi e perdere la calma quando il mio capo mi dice….”, proponetevi “Quando il capo mi dice ….prima di rispondere conto fino a 10”. L’idea è sostituire un comportamento che danneggia la nostra leadership con un altro che la supporta o almeno non la mina.

L’anello mancante tra performance e leadership

auraSe vi siete sentite dire che siete brave, ma non avete l’aura del leader, non siete certo le sole e probabilmente non è nemmeno colpa vostra. I modelli di leadership sono per lo più maschili e noi facciamo fatica a recitare la parte a dovere (spesso non ci va neppure). Fatta questa premessa, il quid che in pochi minuti  segnala leadership e potenziale si chiama executive presence e può diventare l’anello mancante tra performance e leadership, cioè costare caro alla vostra carriera.

Ma cos’è l’executive presence? Con questo termine elusivo si intende un misto di comportamenti e aspetto che ci fa rispettare.  Se la possedete  la percezione immediata che gli altri hanno del vostro valore è alta. 

E’ una forma di soft power che è meglio conoscere e sviluppare perché può diventare una buccia di banana. Ecco quattro consigli:

  • Usate uno stile di comunicazione assertivo e aperto. A volte noi donne assumiamo comportamenti un pò rigidi per farci rispettare, ma non è quella la strada giusta.
  • Parlate con convinzione, ma pacatamente, lentamente e evitando toni acuti (la natura non ci aiuta, ma transeat)
  • Trasmettete sempre un senso di sicurezza e calma, soprattutto nelle situazioni difficili (per esempio quando siete sotto attacco da parte di qualcuno)
  • Curate l’aspetto esteriore. L’avvenenza non c’entra, il budget di spesa c’entra poco: si tratta piuttosto di essere vestiti per la parte (coerenza col brand) e sempre molto curati. Le persone notano il vostro aspetto esteriore prima di tutto il resto, fatevene una ragione.

Facile vero? Manco per niente, proprio per questo meglio allenarsi parecchio.

Lezioni di football americano

Samantha Gordon Portrait of Samantha Gordon HS Football Field in Utah/Salt Lake City, Ut, Us 3/30/2013 X156349 TK1 Credit: Kohjiro Kinno

Prendo spunto dal football visto che c’è stato ieri il #SuperBowl. Sam Gordon è una bambina che gioca a football americano, cosa di per sé non comune visto che è uno sport piuttosto violento che di solito attira ragazzi e pure grossi. Tipicamente Sam (che sta per Samantha) gioca contro squadre composte esclusivamente da maschi che sono due volte lei per stazza (so che state già iniziando a identificarvi). Eppure, se guardate uno dei sui primi filmati  sul campo di gioco, capirete perché ha milioni di visualizzazioni e noterete alcune cose: 1) non è per nulla intimidita: si sente a casa sua nel campo di gioco anche se è popolato da ragazzoni (che qualche scetticismo nei suoi confronti lo avranno espresso di sicuro) 2) gioca per vincere. E’ diverso rispetto a giocare per dimostrare a se stesse e agli altri di essere brave 3) si comporta come una che ha già vinto 4) la sua performance è straordinaria, ma con una strategia diversa da quella dei maschi: lei utilizza come forza la sua debolezza (essendo leggera e atletica corre molto più velocemente). In altre parole, ha una strategia di gioco che valorizza le sue caratteristiche.

Ho finito, questi erano i consigli di oggi. Con qualche semplificazione, la leadership femminile è questo.