Il gap di genere che non se ne va

mind-the-gap-tubeSi sente dire che il divario di genere nelle aspettative di carriera sia un problema del passato, infatti ne sarebbero immuni i cosiddetti millenial (la generazione nata tra il 1982 e il 2001, detta anche generazione Y, che è appena arrivata o sta arrivando sul mercato del lavoro). Non vorrei fare la guastafeste, ma devo segnalare un recente rapporto di Deloitte (Mind the Gaps. The 2015 Deloitte Millenial Survey) in cui, fra le altre cose, si chiedeva ai giovanissimi cosa volessero diventare nella loro vita lavorativa.  L’indagine (oltre 7500 intervistati in tutto il mondo) evidenza un gap di genere su cui riflettere:

  • 12 punti percentuali (donne:47%; uomini:59%) nell’aspirazione a diventare N.1 dell’organizzazione per cui si lavora
  • 7 punti percentuali (donne: 57%; uomini: 64%) nell’aspirazione a far parte della leadership (senior positions, che tradurrei liberamente come dirigenti o alti dirigenti) dell’organizzazione per cui si lavora.

Dati come questi sono soggetti a molte interpretazioni. Vorrei solo sottolineare tre cose:

  • si tratta di ragazzi giovanissimi, che presumibilmente non stanno ancora formando una famiglia e non hanno genitori anziani da accudire. La conciliazione, in questo caso, se c’entra, è solo in prospettiva. Qua siamo veramente all’inizio della vita lavorativa, le difficoltà pratiche vere devono ancora venire (e accentuare il gap aspirazionale), ma già le aspirazioni si differenziano. Qui sembra esserci lo zampino degli stereotipi di genere e la maledizione della mancanza di role model. Ci sono troppe poche donne leader (mi permetto di dire che probabilmente non è per mancanza di leadership femminile) e non riusciamo a farle conoscere abbastanza (se cercate una galleria di donne leader in vari campi, guardate la pagina facebook del Talento delle Donne).
  • se non si agisce sui giovani, sarà molto difficile raggiungere un bilanciamento di genere nella leadership. Se all’inizio della leadership pipeline partiamo così, poi quando recuperiamo?
  • se crediamo che vi sia un beneficio in una leadership bilanciata (a cominciare dal genere, ma non limitatamente ad esso), cioè se vogliamo una leadership che rifletta il mondo com’è (e il mercato come prende decisioni d’acquisto), dobbiamo fare qualcosa abbastanza velocemente. Se no, rischiamo un’altra generazione persa.

Networking per introversi

Trust-Is-Your-Trump-Card-ART_0Ora che molte organizzazioni stanno iniziando ad apprezzare le virtù degli introversi, questi non devono più fingere di essere quel che non sono, sostiene Lisa Evans in un articolo (Come gli introversi possono fare networking senza cambiare la loro personalità) uscito su Fast Company qualche tempo fa. Devono però comunque costruire una propria comunità di riferimento, in altre parole, devono fare rete anche loro. Faranno più fatica a crearla e sarà di dimensione inferiore a quella degli estroversi (di solito gli introversi sono più selettivi), ma sarebbe un errore non provarci (non bisogna esagerare scivolando dall’introversione all’asocialità), tanto più che il networking è a portata di chiunque, con i dovuti accorgimenti.

Ma come costruire e far crescere la propria rete se non si ha voglia di parlare con tutti quelli che capitano a tiro? Ecco i consigli di Evans:

  • Accettare che, in quanto introversi, gettare ponti è un pò più faticoso. E’ ok, ognuno ha le proprie facilità e difficoltà soggettive.
  • Darsi obiettivi raggiungibili, per esempio di conoscere meglio un paio di persone a settimana , dando a queste “una chance” (a volte gli introversi danno giudizi veloci sulle persone arrivando a “scartare” molte di esse come non meritevoli dello sforzo di connettersi). Se poi non ci piacciano, si può lasciar perdere, ma almeno bisognerebbe provare. Esempio: oggi parlerò un pò più a lungo con una persona per capire meglio che interessi ha. Basta così.
  • Cercare qualità più che quantità nelle relazioni. Darsi come obiettivo di conoscere 10 nuove persone a un party non ha senso per un introverso, meglio pochi contatti (nuovi) con cui cercare condivisione. Con costanza, la rete cresce anche se a ritmi più ridotti.
  • Frequentare eventi/persone che ruotino intorno alle proprie passioni/aree di interesse. Parlare di ciò che piace scioglie la lingua a tutti.

Aggiungo di mio: gli introversi sono in genere attenti ascoltatori e arguti osservatori. Questa caratteristica è molto utile nel relazionarsi con gli altri. Una volta rotto il ghiaccio, gli introversi hanno una carta briscola da giocare.