Cosa ci dicono le pubblicità durante il Super-Bowl

Kelly-No-More-Excuses-NFL-Domestic-Violence-1200Il Super-Bowl come sapete è la finale del campionato della National Football League la lega professionistica statunitense di football (è praticamente un mondiale perché le squadre che competono sono le più forti del mondo). In un paese in cui il football è come per noi il calcio, la finale è l’evento più guardato dell’anno (circa 110 milioni di telespettatori). Conseguentemente, la pubblicità durante l’evento è molto costosa (si spendono 4 milioni di $ per 30 secondi e 8 milioni per 60 secondi) e molto commentata (vengono anche stilate varie classifiche). In realtà, pare, secondo Forbes, che il 50% delle persone guardino il Super-Bowl solo per le pubblicità (chi si ricorda come me Carosello riesce facilmente a immedesimarsi). Scherzi a parte, questi spot milionari definiscono quasi sempre una tendenza della società, non fosse altro per la cura messa nella scelta di quale profilo dell’azienda presentare.

Quest’anno riporto un trend e due spot interessanti per noi donne.

Il trend è stato definito “dadvertising“dall’Huffington Post, si tratta di un tipo di pubblicità che fa vedere uomini nel ruolo di padri che si occupano dei figli. Molti hanno detto che è stato un “Dad Bowl” per la quantità di padri protagonisti di spot. In attesa di spot che mostrino uomini che stirano mentre cucinano e mentre telefonano a genitori anziani, mi rallegro per quelli del 2015 che comunque possono contribuire a cambiare il modo in cui gli uomini vedono se stessi.

I due spot sono che più ci riguardano sono:

  • quello sulla violenza domestica a danno delle donne  a cura di Nomore.org, una campagna di  lotta alla violenza domestica (titolo spot: No More; trama: una donna in difficoltà chiama il numero di emergenza 911, tipo il nostro 113, fingendo di stare ordinando una pizza per non insospettire il maltrattatore e riuscire a dare le coordinate di dove si trova). Anche tecnicamente lo spot è fatto molto bene (l’immagine nel post è tratta dallo spot. Sembra una stanza in disordine, in realtà è lo scenario di una violenza domestica. All’inizio non si capisce come non capisce il poliziotto che prende la telefonata), ma comunque mettere questa piaga sotto i riflettori è già un enorme passo avanti
  • quello sulla leadership femminile della marca di assorbenti Always di Procter & Gamble (titolo: #LikeaGirl; trama: si chiede a una donna adulta e a un bambino di mimare cosa significhi “giocare come una ragazza” e “fare le cose come una ragazza” ed emerge l’odioso stereotipo; poi lo chiedono a una bambina…finale pieno di speranza) Ne avevamo già parlato, era un successo già prima del Super-Bowl, ma averlo proposto è una presa di posizione di cui mi rallegro.

Se gli spot sono marker precoci di cambiamento, i segnali sono incoraggianti.

 

 

Info Odile Robotti
Odile Robotti, ha una laurea in Economia Politica (Università Bocconi), un MBA (SDA Bocconi) e un Ph.D in psicologia (University College London). Ha lavorato in IBM e in McKinsey&Co prima di fondare la società di formazione manageriale Learning Edge (www.learningedge.it). È docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e cofondatrice e presidente di un’organizzazione di volontariato (MilanoAltruista) e di un’associazione senza fini di lucro (ItaliaAltruista).

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