Meritocrazia della disperazione (ieri come oggi)

THE IMITATION GAMEThe imitation game non è un film per diabetici perché contiene molto zucchero. Non varrebbe la pena di dedicare un post, se la protagonista femminile (praticamente unica donna nel film, a parte le comparse), Joan Clarke, impersonata da Keira Knightley, non mi avesse fatto riflettere sul ruolo delle donne nei team di lavoro.

Joan non sarebbe mai entrata nel film e nella storia vera a cui si ispira se non fosse per la meritocrazia. Più precisamente, la meritocrazia della disperazione.

Allora, senza rovinarvi il film, provo a spiegare. Alan Turing, giovane genio matematico- un pò Aspeger un pò autistico- sta aiutando il governo britannico a risolvere quello che in codice chiamano enigma, cioè il sistema di crittografia tedesco. Non è una questione di sfida intellettuale, ma di vincere la guerra velocemente risparmiando vite umane, di salvare il mondo dal nazismo e altre cose importanti.

Turing ha bisogno di un team che lo aiuti e, quando sono in ballo imprese del genere, non si va per amicizie, si cercano i migliori (sperando che siano pure un pò fortunati). Turing, in stile Google, lancia una sfida: un cruciverba complicatissimo pubblicato sul Times. Chi riesce a farlo in meno di X minuti si metta in contatto con il Governo Britannico.

Solo una donna risponde all’appello. Le donne non sono brave enigmiste? Ovviamente no, il problema è un altro, ma proseguo. Joan Clark risponde e viene quindi invitata a fare la selezione. Arriva nell’aula dove ci sono gli altri candiati (IQ medio circa 180,  presumo)  e c’è la scena classica in cui le dicono che la selezione per segretarie è in un altro edificio e non la vogliono far partecipare. Turing interviene, ma non per senso di equità o perchè sia femminista: solo perché vuole il miglior team. Lei,  dopo 5 minuti e qualcosa, consegna la soluzione (Turing stesso ci aveva messo 8 minuti a fare il test). Arruolata.

Naturalmente, non è così semplice, perché è una donna,  il team è di uomini e il lavoro maschile. Interessante come Turing, che non mostra fino a quel punto grande capacità di gestire situazioni ambigue, diventi improvvisamente abilissimo. Vuole averla nel team e ci riesce.

I punti che voglio fare sono due. Il primo è che in situazioni in cui servono veramente i talenti, le donne hanno un’opportunità. Turing, pur di tenerla nel team, sarebbe disposto perfino a sposarla (vi sembra un piccolo sacrificio sposare una bellissima-intelligentissima? Dipende. Turing è gay.). Il secondo è che lei ha anche una grande intelligenza emotiva. Forse il team non salta per aria solo grazie a lei. Comunque, la sua presenza cambia completamente le relazioni. E’ bravissima con la matematica, ma si capisce che c’è qualcosa in più che Joan sta aggiungendo a questo dream-team che lavora giorno e notte, su un problema impossibile, sapendo che ogni ora in più spesa a cercare la soluzione sono centinaia di vite umane perse (no pressure, per capirci).

Chi ha studiato la storia della II Guerra Mondiale, sa che va a finire bene (decifrano il codice). Forse il vero salvatore della patria è Joan Clark, non Alan Turing, ma non lo sapremo mai perchè la storia l’hanno scritta gli uomini. Non importa, il messaggio è: la meritocrazia della disperazione (= quando servono i talenti per vincere una guerra) aiuta le donne (e tutti gli outsider). Io vedo una analogia, per fortuna in un contesto meno drammatico, con la situazione attuale.

PS Con un gruppo di amici simpatici (brava Liz per aver organizzato!), un aperitivo alcolico a stomaco vuoto e una buona disposizione d’animo, il film fa passare quasi un paio d’ore spensierate, per poi far riflettere duramente negli ultimi minuti sul trattamento riservato alle persone gay fino a qualche decennio fa, e lì c’è poco da spensierarsi. Di questo tema non parlo nel post, ma ovviamente è importante.

Info Odile Robotti
Odile Robotti, ha una laurea in Economia Politica (Università Bocconi), un MBA (SDA Bocconi) e un Ph.D in psicologia (University College London). Ha lavorato in IBM e in McKinsey&Co prima di fondare la società di formazione manageriale Learning Edge (www.learningedge.it). È docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e cofondatrice e presidente di un’organizzazione di volontariato (MilanoAltruista) e di un’associazione senza fini di lucro (ItaliaAltruista).

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