Vedere le situazioni a somma positiva-Le sfide della leadership al femminile-Pillola N. 8

JackpotPer avere una mentalità a somma positiva bisogna evitare di inquadrare aspetti della propria vita come se fossero in competizione tra loro (il classico esempio per le donne è: famiglia vs carriera). Ne parlavano in un’intervista su Leanin.org a John Donahoe (CEO di eBay) e la moglie Eileen, Ambasciatrice  USA per i diritti umani presso le Nazioni  Unite.

I due raccontano di aver sempre voluto “integrare” le varie parti delle loro vite (matrimonio, figli, carriera di entrambi) e di aver sempre cercato soluzioni creative partendo dall’ipotesi che il gioco della vita fosse a somma positiva.  Naturalmente, dicono, abbiamo dovuto fare compromessi e scelte, ma non abbiamo mai rinunciato a tentare, almeno, la strada che permetteva di fare tutto.

E’ vero che a volte si rinuncia in partenza, un pò per mancanza di fiducia in sé e nel sistema, un pò perché le difficoltà isolano e un pò perché ci vuole coraggio a parlarne con chi, magari, ci potrebbe aiutare.

Eileen  e John raccontano, per esempio, che la nascita del primo figlio li metteva in difficoltà perché erano entrambi appena tornati a studiare (Eileen alla Law School e John alla Business School). Era chiaro che uno dei due avrebbe dovuto dedicare tempo per stare con il bambino, cosa apparentemente incompatibile con i ritmi serrati della scuole graduate cui erano entrambi iscritti. John decide di parlare col Dean della Business School, non sa bene cosa chiedere, non vede altra soluzione che sospendere gli studi per un anno, ma comunque decide di parlargli apertamente del suo caso. Il Dean propone la soluzione (che forse solo lui aveva l’autorità di proporre) e dice a John che può fare un anno part-time anziché saltarlo…Il messaggio è: avere fiducia nel prossimo e nel sistema, conservare una visone positiva anche di fronte a situazioni difficili e…chiedere, esporre le esigenze, spiegare. Tutto parte dal rifuto di vedere la vita come una sequenza di situazioni che confliggono.

Il corollario: Eileen e John giurano che avere una famiglia e una carriera contemporaneamente insegna il problem-solving, il team-building, la mediazione, la negoziazione. Tutte competenze chiave per fare carriera.

Una postilla: Diveramente dall’esempio di Eileen e John, troppo spesso (quasi sempre) in Italia chi si offre di rinunciare alla carriera è la donna.  L’argomento è quindi molto rilevante per la leadership femminile.

 

La leadership che piace alle donne – La servant leadership

Servant-Leadership-Mountain3Molte volte ho noto che le donne fanno fatica a identificarsi nei modelli di leadership “vecchio stampo” di impronta puramente maschile. Purtroppo in molte organizzazioni questi modelli sono ancora prevalenti, anche se in discesa. Perché le donne tendono a rifiutarli? La risposta, spesso, è nello stereotipo di genere femminile, che ha lasciato un’impronta forte nella  maggioranza delle donne, orientandole verso altre caratteristiche, fra cui il servizio agli altri.

Un modello di leadership, la servant leadership o leadership di servizio (il termine è stato coniato da Greenleaf alla fine degli anni 70), è incentrato proprio su questo e quindi può risultare più affine ale preferenze di molte donne rispetto ad altri modelli più eroici e agentici, cioè incentrati sull’azione del singolo eroe condottiero. Questo modello di leadership, che rientra tra quelli cosiddetti post-eroici che pongono l’enfasi sulla collaborazione della squadra più che sull’eccezionalità di chi la conduce, di solito evoca nelle donne maggiore identificazione perché non collide con lo stereotipo femminile.

Scriverò ancora di come sta cambiando il modello di leadership e degli stili di leadership che le donne preferiscono, anticipo solo che, in essenza, sta diventando androgino e neutro, cioè non è più come una volta connotato con  caratteristiche maschili, ma intanto riassumo i principali tratti del servant leader che possono servire a ispirarvi:

1. Ascolta. Se stessa e gli altri. Ascolta per capire e aiutare gli altri a chiarirsi le idee. 2. Mostra empatia. E’ un modo per capire meglio e avvicinarsi agli altri. 3. Si prende cura gli altri.  Come leader si responsabilizza rispetto ai bisogni degli altri e se ne fa carico. 4. E’ consapevole.  Di se stessa, degli altri, dell’ambiente che la circonda. 5. Usa la persuasione. Costruisce consenso intorno a ciò che fa e non usa quasi mai la forza o l’autorità per far supportare le proprie decisioni. 6. Concettualizza. Va oltre i problemi e le sfide del quotidiano per dedicarsi anche a capire a fondo e elaborare nuove visioni per il futuro. 7. Riesce a prevedere l’evoluzione futura. Intuisce le evoluzioni prima degli altri.  8. Gestisce in modo etico le risorse e le relazioni che le sono affidate (il termine inglese è stewardship) 9. E’ impegnata nel far crescere le persone intorno a sè. Vede i collaboratori e i colleghi non come risorse, ma come individui che vuole supportare nella crescita personale e professionale. 10. Supporta la comunità. Ritiene importante che chi lavora insieme si senta parte di una comunità. Combatte l’individualismo.

Per approfondire leggete i testi da cui ho tratto queste caratteristiche: Servant-leadership: A journey into the nature of legitimate power and greatness di Greenleaf e Character and Servant Leadership: Ten Characteristics of Effective, Caring Leaders di Spears.

Le “3 C” per avere successo – Le sfide della leadership al femminile – Pillola N. 7

i-love-3c-13172350290“Le 3 C” indispensabili alle imprenditrici (ma in realtà a tutte le donne leader) sono: confidence (cioè sicurezza in se stessa), competence (cioè competenza) e connections (cioè connessioni con gli altri). Ne parla Nicole Fallon nel suo articolo (5 lessons for women leaders) che riprendo volentieri perchè spesso vedo le donne concentrarsi sulla “C” che sta per competenza (e di solito eccellono in quella “C”). Dato che senza le altre non si combina niente, ecco i principali consigli per non trascurare le “C” fondamentali:

1) Esci dalla tua “comfort zone”. La comfort zone è quell’insieme di situazioni in cui ti senti a tuo agio. Come imprenditrice, ma anche come donna in carriera, non puooi stare dentro quel ristretto perimetro perché le opportunità stanno spesso fuori di esso. Per esempio, devi fare molti contatti “a freddo” cioè iniziando tu la conversazione. Devi imparare a confrontarti senza paura e frequentemente con gli altri. Le buone occasioni (non solo imprenditoriali) nascono dalle connessioni. La “confrot zone” è come una riserva indiana, vale la pena di fare uno sforzo per uscirne.

 2) Non isolarti. Cerca il confronto in tutti i modi. Cerca di farti aiutare e di aiutare gli altri.

3) Incoraggia le altre e fatti incoraggiare. Per aumentare la sicurezza e l’autostima, l’incoraggiamento da parte degli altri è la migliore medicina. E incoraggiarsi a vicenda fa sentire parte di una comunità. Inizia tu e vedrai che le altre rispecchieranno il tuo comportamento.

 4) Prendi qualche rischio. Nell’attività imprenditoriale, ma non solo in quella, qualche rischio bisogna prenderlo. Chi si limita al gioco “sicuro” di solito perde delle opportunità.

5) Credi in te stessa e in quello che fai. Noi donne spesso ci facciamo divorare dai dubbi sulle nostre possibilità di riuscita. Tante volte siamo inutilmente troppo severe con noi stesse. Questo ci frena nell’intraprendere cose nuove, nel parlare delle nostre idee e può tradursi in un atteggiamento insicuro oppure troppo aggressivo, ma che comunqe viene percepito all’esterno per quel che è: mancanza di fiducia in noi stesse. Per conquistare la fiducia degli altri, invece, dobbiamo mostrare di crederci fino in fondo noi per prime.