Sopravvivenza per lavoratrici madri – Le sfide della leadership al femminile – Pillola N. 6

survival_kit_sardine_canSi scrive “biologia”, ma si legge “cultura”. Le difficoltà di essere lavoratrici e madri contemporaneamente dipendono molto più dalla suddivisione dei carichi familiari che dal fatto che i figli li facciamo con la nostra pancia.

Purtroppo, con l’esclusione dei paesi nordici, praticamente ovunque le donne si sobbarcano (volenti o nolenti) la maggior parte dei compiti di cura dei figli e non solo dei neonati. In Italia peggio che in altri paesi.

La soluzione ovviamente è cambiare la cultura, ma facciamo in tempo a diventare nonne prima di riuscirci. Nel frattempo dobbiamo sopravvivere.

I consigli che propongo (tratti da un articolo firmato da Liz O’Donnel uscito tempo fa sull’Huffington Post 8 Habits of Smart Working Mothers) servono alle madri lavoratrici a sopravvivere senza ammattire e senza sacrificare troppo la carriera.

1. Farsi aiutare.  Non avere paura di chiedere e fatelo in modo diretto. Farsi aiutare non è un segno di debolezza, è un modo di essere connesse che riconcilia con il mondo perché si scopre che le persone sono in effetti propense ad aiutarsi le une con le altre con complicità e simpatia.  Facendovi aiutare sarete anche meno sole. Però non aspettate che gli altri leggano nella vostra mente il bisogno di aiuto: un conto è la solidarietà, altra cosa

2. Esternalizzare. Non tutte le donne possono contare su grandi somme a disposizione, ma, quale che sia l’ammontare che vi potete permettere, retribuite  qualcuno per darvi una mano nel fare le attività che non sono critiche. Le mamme solidali probabilmente non bastano se l’obiettivo è arrivare a sera un pò meno distrutte.

3. Non puntare alla perfezione. Quando ci si fa aiutare dagli altri (retribuiti o meno) si deve accettare che facciano le cose diversamente da come le faremmo noi, a volt meglio ma a volte peggio. Le donne di successo sanno accettare standard adattati alle circostanze.

4. Negoziare. Chiedete orari flessibili, smart-work e quant’altro vi aiuti a conciliare meglio. Per farlo bisogna saper negoziare ma, prima ancora, chiedere nel modo giusto.

5. Usare la tecnologia. Aiuta a fare le cose prima e a distanza.

6. Essere flessibili sulla flessibilità. Anche se avete negoziato il tempo flessibile, se serve essere in ufficio in un giorno in cui dovevate essere a casa non vi tirate indietro. Segnalate che ci tenete ai risultati.

7. Saper dire di no. Vi chiederanno di entrare nei comitati dei genitori, di spazzare la scuola, di raccogliere fondi per la palestra di quartiere, di fare torte per le maestre…se non ce la fate, dite no senza sensi di colpa e senza scusarvi. Proponetevi, in un momento più favorevole, di dare il vostro contributo.
8. Chiamare un’amica. Una buona telefonata con qualcuno che vi capisce e vi fa fare una risata non è un lusso, è un bene di prima necessità. E’ una cura e una misura di prevenzione. Ne serve almeno una al giorno, per sorridere con leggerezza anche di cose faticose e pesanti. Non rinunciate, vi renderà più forti.

Provaci ancora, Sam! – Le sfide della leadership al femminile – Pillola N. 5

0Provaci_ancora_SamIl fenomeno che chiamo “Provaci ancora, Sam!” è il  meccanismo per cui noi donne siamo quasi sempre costrette a dimostrare la nostra competenza e la nostra leadership «due volte» (ma anche tre o quattro). Le organizzazioni, se non sono più che abili nella gestione della diversità di genere, tendono a dare maggior credito in bianco agli uomini che a noi. Perché?
Semplicemente perché non c’è ancora sufficiente consuetudine nel vedere donne leader e competenti: è come se chi abbiamo davanti si fregasse gli occhi e dicesse: «Vorrei essere sicuro di non aver sognato, fammelo rivedere». Spesso questo comportamento è agito inconsapevolmente ed è frutto dei cosiddetti pregiudizi impliciti, cioè quei pregiudizi che le persone hanno senza saperlo (e magari senza volerlo). Vi sono test in grado di misurare le cosiddette associazioni implicite, cioè quelle che facciamo in frazioni di secondo tra concetti. L’associazione donna-leadership è molto meno frequente di quella uomo-leadership.

L’effetto negativo è duplice: diretto e indiretto. Di quello diretto ho già parlato nel post precedente (L’arte di correre). Quello indiretto è dovuto al fatto che l'”onere della doppia prova” rischia di diminuire la nostra auto-stima e  di farci dubitare di noi stesse. Ho deciso quindi di parlarne perché, se lo conoscete, almeno non vi viene il dubbio che la richiesta di una “seconda prova” sia imputabile alla qualità della vostra performance. Non è, in altre parole, una “prova di recupero” per chi è scadente ma solo l’incapacità di vedere una realtà a cui non siamo ancora abituati (ho scritto “siamo” e non “sono” perché il problema dei pregiudizi impliciti riguarda le donne come gli uomini). Meglio saperlo.

 

L’arte di correre – Le sfide della leadership al femminile – Pillola N.4


01run“Le donne devono essere brave il doppio…quindi devono essere resilienti e determinate per riuscire a dimostrare quanto valgono.”
Così ha risposto Jo Silvester, una docente della CASS Business School esperta di leadership femminile, a chi le chiedeva cosa dovessero fare le donne per avere successo.

Il punto di Silvester è che ciò che serve per fare carriera non cambia se sei uomo o  donna, ma, sei sei donna, sarai messa alla prova più dei tuoi colleghi uomini.

Tutta questa fatica, non neghiamolo, è stancante e snervante. Rischia anche di far perdere di vista cose importanti, nel lavoro come nella vita personale, perché la stanchezza annebbia un pò il giudizio. Non ne parlo per alimentare il vittimismo, ma per una ragione concreta. Se lo sapete, potete iniziare a coltivare la vostra resistenza e resilienza da subito.

Come delle maratonete,  allenatevi e, se potete, fatelo in gruppo (in gruppo correre è meno faticoso e ci si fa coraggio). Anche per questo sono così favorevole alle associazioni di donne e le trovo così utili per tutte noi, ma in particolare per le giovani che iniziano la loro carriera (date un’occhiata a Young Women Network, il network dedicato alle giovani) . Oltre ai contatti professionali, oltre ai contenuti dei workshop che propongono, tutte le associazioni di donne sono anche un modo per trovare le compagne con cui allenarsi nell’arte della corsa.

Il titolo della pillola, L’arte di Correre, è un libro di Haruki Murakami che riflette sulle motivazioni che lo spingono a sottoporsi a questa attività fisica e sull’importanza di sviluppare resistenza.

Se vi interessa leggere tutta l’intervista sulla leadership femminile a Jo Silvester, eccola What makes a good leader?

Il divario retributivo di genere rimane una vergogna

1561_A4_Email_Poster.inddL’Italia è 129esima per quanto riguarda il divario retributivo di genere (cioè il differenziale salariale tra un uomo e una donna per mansioni equivalenti), come ci ricorda il Global Gender Gap Report 2014 pubblicato dal  World Economic Forum. Tutti quelli che hanno a cuore la meritocrazia dovrebbero scandalizzarsi un pò, indipendentemente dal genere.

Il Global Gender Gap Report è una classifica dei principali paesi pubblicata ogni anno.  Si basa su un indice (il Global Gender Gap Index) che considera quattro aree (partecipazione alla vita economica e opportunità, educazione, salute e partecipazione alla vita economica) nelle quali misura il divario tra situazione maschile e femminile, non i valori assoluti (infatti Nicaragua e Rwanda sono in cima alla classifica: lì non fa gran differenza nascere uomo o donna, purtroppo però non è buon segno).

Nel 2014, l’Italia, pur restando in coda (69esima su 142 paesi), è risalita nella classifica generale, ma aspettate a stappare lo champagne.

La risalita è dovuta principalmente a un miglioramento dell’indice relativo alla partecipazione alla vita politica (siamo 37esimi) grazie principalmente al maggior numero di parlamentari e ministri donne (su queste due dimensioni siamo circa trentesimi!). Ovvio che la cosa è positiva, l’ebbrezza di essere così alti in classifica ci da le vertigini, ma non dimentichiamo che questi sono i cambiamenti più facili da fare (come anche le quote nei CdA). Quando si tratta poche di centnaia di donne, si fa in fretta. La vera sfida è chiudere il divario per tutte le donne, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione alla vita economica e le opportunità. E qui sono dolori. Continuamo infatti ad andare male su questo fronte: siamo 114esimi. Non voglio fare la guastafeste, ma è proprio una vergogna, di cui il differenziale retributivo di genere è l’aspetto più eclatante. 

 

 

 

Dieci ore di complimenti non graditi

women-are-not-outside-for-your-entertainment-patUn video di 2 minuti appena uscito (Dieci ore di passeggiata a New York) sta suscitando un bel po’ di discussione per due ragioni. Il video mostra cosa succede a una donna sola che passeggia di giorno in città vestita con  jeans e maglietta (nulla di provocante), quasi senza guardarsi intorno e senza essere Scarlett Johansson. In dieci ore, oltre cento commenti ammiccanti, complimenti pesanti, attenzioni non volute. Già questo ha suscitato un po’ di indignazione e di dibattito (se nemmeno in pieno giorno, a Manhattan, una donna può andare in giro indisturbata, figuriamoci).

A questo, si sono aggiunte alcune critiche perché nella maggioranza delle sequenze non ci sono  uomini bianchi. Forse chi ha curato la post-produzione ha qualche pregiudizio implicito ed è giusto farlo notare. Però il vero punto del video rimane valido. Siamo assuefatte a subire questo genere di commenti e li consideriamo un male inevitabile. Ogni tanto è utile vedere la situazione dal di fuori e dire che non va bene.

I complimenti non voluti sono un sopruso, anche se solo verbale. So benissimo che quando gli uomini per la strada mi apostrofano con “bella” non stanno cercando di darmi feedback positivo su come mi sono truccata o vestita quel giorno. Stanno affermando la propria superiorità fisica in modo sottilmente minaccioso (se è sera e la strada è deserta, anche esplicitamente).

Lorella Zanardo ci ha illuminato sul fatto che la televisione sessista, che raffigura la donna-oggetto e la donna-bambola, danneggia e insulta tutte le donne, anche quelle soggetto e per nulla bambole. Il video di Shoshana Roberts ci dice che non poter camminare per la strada senza ricevere attenzioni non volute ci riguarda come donne, anche se giriamo in auto o in vespa o siamo sempre in compagnia.

I segreti del successo – Le sfide della leadership al femminile – Pillola N.3

Top-Secret2In un pezzo di qualche tempo fa a  Elissa Sangster (Executive Director della Forté Foundation) ho trovato alcuni spunti interessanti (lei li chiama i “segreti delle donne di successo”) che utilizzo per la pillola N.3

Consiglio N. 1: Non avere paura. Anche Sangster mette al primo posto la capacità di superare la paura, di cui abbiamo parlato nella pillola N. 2.

Consiglio N. 2: Conoscere se stesse. Non basta guardarsi dentro però, bisogna anche chiedere e ricevere feed-back qualificato e sincero. Vuol dire chiedere in modo strutturato e a 360° (colleghi, capi, collaboratori, clienti e fornitori se c’è fiducia), parlarne con i propri mentor e sponsor. Conoscersi non è facile, ma chi ci riesce ha vinto già metà della battaglia.

Consiglio N. 3: Se serve, in certe fasi della vita, ci si può mettere nella corsia più lenta (per esempio perché neo-mamme o per assistere un genitore o per seguire un partner) , ma bisogna saper usare le frecce (cioè sapere come entrarci e uscirci senza incidenti).

Consiglio N. 4: Farsi aiutare. Consiglio trito e ritrito, ma vale la pena di ricordarlo perché, all’evidenza, continuiamo a pensare di poter fare tutto da sole.

Consiglio N. 5: Dare importanza alla cultura aziendale perché fa la differenza. Se la cultura di un’azienda non vi convince, lasciate perdere, cercate altrove. La cultura vince su tutto. Il grande Peter Druker diceva: “la cultura si mania la strategia per colazione”).

Consiglio N. 6: Non aspettare che ti invitino a ballare. Quando si tratta di carriera, bisogna proporsi, non aspettare che qualcuno ci noti.

Consiglio N. 7: Costruire la propia rete di relazioni professionali con un approccio strategico. Conoscere molte persone è solo il punto di inizio.  Etichettare come “rete professionale” l’insieme delle conoscenze che si hanno non basta a renderla una rete strategica. Per farlo, bisogna avere una chiara idea di come la rete aiuti a raggiungere gli obiettivi professionali.

Consiglio N. 8: Imparare a negoziare e prenderci anche un pò gusto. Bisogna negoziare spesso anche all’interno della nostra organizzazione (fosse solo con clienti e fornitori non sarebbe nulla). Tanto è che lo facciamo bene, così ci divertiamo e otteniamo quello che vogliamo.