#YesAllWomen: il problema è di tutte

i hate#YesAllWomen è un hashtag da conoscere perché contiene un messaggio importante.

E’ nato spontaneamente qualche giorno fa quando un giovane killer motivato da odio sessuale nei confronti delle donne (accusate, come genere, di aver “respinto le sue avances”), ha ucciso 6 persone e ne ha ferite altre 13 a Santa Barbara in California. A quel punto, l’hashtag è comparso per la prima volta e ora di sera era stato usato 1.8 milioni di volte. Sono uscite, come un fiume in piena, storie di donne vittime di violenza (spesso da partner) o molestia sessuale o misoginia. Il significato è: “il problema riguarda tutte“. Pensandoci, non riesco a immaginare una donna che non ne sia stata toccata, almeno nelle forme lievi, ma comunque fastidiose e intimidenti.  Si tratta di situazioni che non ci permettono di sentirci completamente a nostro agio, che ci fanno stare sul “chi-va-là”. Non certo la migliore condizione per sviluppare le proprie potenzialità. Non sottovalutiamo il nesso tra queste forme di intimidazione/molestia/violenza e la leadership femminile.

Se da questo hashtag nascerà un movimento femminista decentralizzato e spontaneo, non lo sappiamo ancora, ma sicuramente la realtà distopica che ci ha fatto conoscere, anche se ci da fastidio, non dovrebbe farci voltare dall’altra parte. Non dovrebbe indurci a prendere solo la strada più opportunistica, quella della prudenza rassegnata: stare attente a come ci si veste, a dove si va, a come si parla, a non essere fraintese mai, a usare il taxi la sera quando usciamo da sole e così via. Ci dovrebbe invece far fare almeno due cose. Primo: avere il coraggio di condividere di più queste situazioni per convincerci che non siamo noi a provocarle. #yesallwomen ha avuto successo perchè è stato un contenitore dove le donne potevano finalmente riversare alcune cose che si erano tenute dentro. Secondo: coinvolgere di più gli uomini nella soluzione. Perché, certo, non tutti gli uomini si comportano male con le donne. Ma non per questo il problema non li riguarda. Se è un problema della nostra società, per definizione, è un problema di tutti. #yesallmen. Ne scriverò in un prossimo post.

 

Info Odile Robotti
Odile Robotti, ha una laurea in Economia Politica (Università Bocconi), un MBA (SDA Bocconi) e un Ph.D in psicologia (University College London). Ha lavorato in IBM e in McKinsey&Co prima di fondare la società di formazione manageriale Learning Edge (www.learningedge.it). È docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e cofondatrice e presidente di un’organizzazione di volontariato (MilanoAltruista) e di un’associazione senza fini di lucro (ItaliaAltruista).

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