Meglio lo scambio del sotterfugio

scambioRiprendo il pezzo di Maria Laura Rodotà dal titolo Amiche (troppo) interessate (uscito su Io Donna di Sabato 19 Aprile) in cui descrive una tipologia di amiche, le Aacsq, ovvero Amiche a Cui Serve Qualcosa. Sono donne (il fenomeno è purtroppo femminile e vedremo perché)  a cui serve qualcosa da noi (e fino a qui va benissimo) ma non ce lo dicono apertamente (qua invece non ci siamo). Sono quelle che chiamano dicendo “una vita che non ci si sente, beviamoci un ape come ai vecchi tempi” con uno slancio a cui è difficile resistere. L’ape però si rivela non disinteressato ma mirato, con la precisione di un missile Scud, ad ottenere qualcosa che noi possiamo dare: un’introduzione, una consulenza al volo, un piacere professionale. L’intento dell’incontro diventa immediatamente palese, un pò ci delude e un pò ci rende meno propense a sbatterci per fare il favore richiesto, ma soprattutto costringe a domandarsi perché molte di noi non chiedono direttamente.

Anzitutto, non ci piace chiedere. Invece, tante persone sono contente quando si chiede loro qualcosa, anche se all’imboscata preferiscono la richiesta aperta. Quel che da fastidio non è infatti la richiesta in sé, che ci può lusingare, dare l’opportunità di fare bella figura e di essere altruisti magari con sforzo contenuto e, perché no, di avere un credito. Quel che non piace è la confusione di due piani: quello disinteressato e quello interessato. Finché sono separati, vanno bene entrambi, ognuno con la sua funzione. Quando vengono mescolati senza il nostro consenso, non vanno più bene né l’uno né l’altro.

Secondo, l”assertività non fa parte del bagaglio educativo della maggior parte di noi donne,  quindi nessuno stupore se non amiamo fare richieste dirette ma preferiamo mascherarle e farle cadere come per caso. Sono però degli approposito che non ingannano nessuno, salvo forse chi li dice che, così, si sente a posto.

Noi donne non  amiamo le richieste dirette, infine perché ci mette ansia l’idea di dover ricambiare e magari di  fare fatica a inventarsi come. Ma è proprio il fatto di sforzarsi per trovare qualcosa da offrire agli altri che ci aiuta a tirare fuori il nostro valore e tutto quello che sappiamo e possiamo fare. E’ vero, a volte le situazioni sono asimmetriche e certi favori  vanno restituiti usando un pò di immaginazione e psicologia per trovare cosa si può offrire che sia di valore per l’altra persona.

Ma al di là di ogni altra considerazione,  la richiesta diretta è meglio, perché ci fa entrare nel mondo dello scambio di favori professionali. Un mondo più trasparente,  dove si sa cosa aspettarsi e dove ci si pone il problema di cosa possiamo offrire. Non solo, lo scambio di favori professionali, insieme al networking, sono fondamentali per l’avanzamento nel mondo del lavoro e quindi si trovaano sul “percorso critico” che porta alla leadership femminile.

Info Odile Robotti
Odile Robotti, ha una laurea in Economia Politica (Università Bocconi), un MBA (SDA Bocconi) e un Ph.D in psicologia (University College London). Ha lavorato in IBM e in McKinsey&Co prima di fondare la società di formazione manageriale Learning Edge (www.learningedge.it). È docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e cofondatrice e presidente di un’organizzazione di volontariato (MilanoAltruista) e di un’associazione senza fini di lucro (ItaliaAltruista).

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