Judo di genere

judoSi è scritto e detto molto sul “doppio standard”, cioè sul fenomeno per cui  un comportamento può essere agito dagli uomini impunemente, mentre se lo facciamo noi donne, apriti cielo (in pratica: veniamo apostrofate con una serie di epiteti antipatici e giudicate donne “difficili” e di cattivo carattere). Per esempio, se prendiamo noi la leadership in maniera forte, ci chiamano “bossy”. Questo aggettivo è usato quasi esclusivamente per le donne al punto che, come sapete, sono nate campagne per disincentivarne l’utilizzo (vedi #BanBossy ). 

Non dovremmo  dare peso a quello che dicono gli altri se è chiaramente frutto del doppiopesismo, ma siamo state socializzate per “piacere” e ci hanno insegnato che risultare gradite fa parte del nostro ruolo, quindi, quando ci attribuiscono tratti negativi, è normale che la cosa ci dia molto fatidio e ci ferisca. E’ quindi giusto far notare e combattere il fenomeno, ma è anche interessante domandarsi cosa altro si possa fare e soprattutto se esiste un modo per essere donne leader senza subirne le ripercussioni negative. Uno spunto interessante viene da Joan Williams nel suo articolo dall’accattivante titolo “Le donne, il lavoro e l’arte dello judo di genere”.

La considerazione di partenza di Williams è che le donne leader spesso si sentono “costrette” a mettere da parte o contenere alcune caratteristiche considerate femminili e ad appropriarsi di caratteristiche ritenute maschili. Come sappiamo, prendere tratti in prestito dall’altro genere è una forma di “deviazione sociale” e come tale viene sanzionata, con attribuzione di tratti negativi e non solo.  Secondo Williams, quindi, adottare caratteristiche maschili conduce forse al potere, ma è una scelta che rischia di ritorcersi contro chi la segue.

Un modo alternativo di gestire la situazione, suggerito da Williams è il cosiddetto judo di genere, che consiste nell’usare le caratteristiche femminili per farsi avanti.  Non si riferisce all’uso improprio ovviamente, ma a un uso “da arte marziale“, in cui la forza dell’avversario viene sfruttata per la difesa e per il contrattacco.  Williams, che ha intervistato molte  donne leader, riferisce che alcune usano abilmente gli sterotipi femminili a proprio vantaggio, scegliendone alcuni “potenti” proprio per farsi accettare come leader. Alcune donne utilizzano lo stereotipo della  figlia diligente e rispettosa che diventa la prediletta dal padre per le virtù incarnate. Altre utilizzano lo stereotipo della “sorella maggiore“,  con personalità ed esperienza, a cui ci si rivolge per un consiglio importante e senza il cui parere non si decide. Un”altra ancora adotta lo stereotipo della madre accogliente la maggior parte delle volte per farsi perdonare quando userà quello della madre severa.

Due i punti chiave di questa tattica. Anzitutto, la scelta del tratto femminile che si vuole adottare, accentuare e utilizzare come arma. Deve essere affine a come siamo, ce lo dobbiamo “sentire bene addosso”, se no non funziona (allontanarsi da se stesse non funziona quasi mai). Secondo: è utile mescolare tratti maschili e femminili, alternare cioè il messaggio di forza e competenza con quello di calore e accoglienza.

A me che sono della vecchia guardia questi consigli lasciano qualche dubbio, anche se trovo che valga la pena di ragionarci nella nostra ricerca di un modello di leadership al femminile. Concordo su un aspetto sicuramente con Williams:  mescolare tratti maschili e femminili, sia negli uomini sia nelle donne, è più accettato dalle generazioni giovani (i millenial) e quindi, per loro, forse il consiglio ha un senso più  generale.

Info Odile Robotti
Odile Robotti, ha una laurea in Economia Politica (Università Bocconi), un MBA (SDA Bocconi) e un Ph.D in psicologia (University College London). Ha lavorato in IBM e in McKinsey&Co prima di fondare la società di formazione manageriale Learning Edge (www.learningedge.it). È docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e cofondatrice e presidente di un’organizzazione di volontariato (MilanoAltruista) e di un’associazione senza fini di lucro (ItaliaAltruista).

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