Vi racconto di una nuova rete femminile trasversale: Hub Dot

odile hubdotCome sapete perché non ne faccio un mistero, sono appassionata sostenitrice della leadership femminile e, di conseguenza, frequento tanti network che la promuovono. Ve ne racconto uno, arrivato recentemente a Milano e che forse non conoscete. Si chiama Hub Dot.

E’ un pò diverso dagli altri. Come spiega Ilaria Scauri, che lo ha portato a Milano insieme a Antonia Verna, Alessandra Ungaro, Silvia Pagani e altre donne del team Hub Dot: “Ad Hub Dot non si arriva solo per quello che si fa, ma per quello che si è.” Questa, a mio parere, è una differenza importante con i network professionali e, infatti, le partecipanti sono di provenienza molto varia.

Il format degli eventi Hub Dot è il seguente: all’ingresso  si scelgono uno o più dot colorati (sono degli sticker di forma circolare e colore diverso che ci si appiccica da qualche parte)  a seconda di cosa in quel momento si vuole essere. Chi sceglie il rosso, ha un’identità professionale ed è interessato a parlare e a connettersi sul piano professionale. Chi sceglie il giallo, ha un’idea che vuole realizzare e cerca incoraggiamento, confronto, aiuto, partner…. Il verde viene scelto per essere ispirate, significa: sono qui per cercare una nuova strada o una nuova idea. Blu si sceglie per per socializzare e dice “sono qui principalmente per conoscere persone nuove”. Il viola si sceglie se si ha una storia da raccontare nel non profit o si vuole condividere una passione. Altro elemento differenziante rispetto ad altre occasioni di networking: durante gli eventi Hub Dot alcune donne raccontano la loro vita in un minuto o poco più, per ispirare, per dare speranza per stimolare le altre  a dire “anch’io ce la posso fare”. Le speaker sono donne normali che hanno reso la loro vita straordinaria, anche per il solo fatto di aver superato momenti difficili, di aver inseguito una passione, realizzato un sogno. Sono esempi di una leadership femminile in senso più ampio di quello che siamo abituati di solito a dare perché non solo definito dalla professionalità e dall’avere raggiunto qualcosa, ma piuttosto dall’essere.

Quindi, dice Ilaria: “ad Hub Dot la donna arriva e porta con se tutta la sua vita, non solo  l’aspetto professionale” e, aggiungo io, si può essere più di un dot (io me ne ero messi tre, per esempio) e un dot o insieme di dot diversi ogni volta..

Chiedo a Ilaria come sia nata l’idea e mi risponde: “L’idea è nata a Londra da Simona Barbieri che è napoletana ma in UK da annie dopo vari lavori di successo e tre figli ha deciso di incontrare alcune amiche e, amiche delle amiche, per un caffè a casa sua. Si sono presentate quasi in 100.”  Evidentemente, oltre a essere in 100 si sono divertite perchè in un anno sono stati organizzati 5 eventi, quelli grandi da circa 500 donne alla volta.

“Il fulcro di Hub Dot sono le connessioni, dare la possibilità alle donne di incontrarsi e connettersi, non più virtualmente, ma fisicamente.” dice Ilaria, che  aggiunge: ” l’idea sta affermandosi e ampliandosi: sono previsti lanci in altre città del mondo. A Londra, tra aprile e giugno, ci saranno eventi a tema (arte, filosofia, moda), con una partecipazione più limitata.

Il lancio di Milano ha avuto un grande successo (si veda la foto), ci saranno eventi più piccoli a tema, ma non abbiamo ancora date e dettagli.”

Se tutto questo vi ha incuriosito, sappiate che per partecipare basta iscriversi al sito Hub Dot, si riceveranno tutti gli aggiornamenti. Ci si trova in luoghi pubblici molto carini (il lancio a Milano è stato alla nuova libreria Open di Viale Montenero) e ognuno paga la propria consumazione.

Info Odile Robotti
Odile Robotti, ha una laurea in Economia Politica (Università Bocconi), un MBA (SDA Bocconi) e un Ph.D in psicologia (University College London). Ha lavorato in IBM e in McKinsey&Co prima di fondare la società di formazione manageriale Learning Edge (www.learningedge.it). È docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e cofondatrice e presidente di un’organizzazione di volontariato (MilanoAltruista) e di un’associazione senza fini di lucro (ItaliaAltruista).

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