Elogio della not-to-do-list

not to doNoi donne super-efficienti (spesso solo per istinto di sopravvivenza) viviamo di to-do-list. Qualche mia amica le mette addirittura su spreadsheet così se le riordina meglio e le ha sempre incombenti anche sull’ipad. Io le scrivo su fogli A4 col pennarello, la mattina, poi nel corso della giornata debordo sui post-it gialli che vengono attaccati al foglio A4 iniziale finchè sembra un aquilone con la coda, e a quel punto decido che devo riscrivere tutto ordinatamente perché non ci capisco più niente (e mi viene un attacco di panico perché c’è roba per un team di 10 persone piene di energia e io ho bisogno di un caffé). Tutto sbagliato.

Come dicono in molti, cito un articolo uscito tempo fa su Forbes (Six things to put on your not-to-do-list)  tanto per citarne uno, quello che fa la differenza sono le cose che decidiamo di non fare. In altre parole, chi ha successo “scarta” molte cose (di solito si è portati a pensare, viceversa, che faccia molte cose).

Chi ha successo si focalizza su poche cose e non spreca energia con le altre. Evita quelle cose che si fanno per doversimo o perché fanno parte di una routine. Bisognerebgbe periodicamente analizzare la nostra to-do-list  alla ricerca spietata di cose che drenano la ns energia e in cui non crediamo. Per esempio, dovremmo spendere tempo facendo cose che hanno poco impato. O fare cose che possono essere delegate. Inoltre, dovremmo forse smettere di dirci “sforzati di più”. Ma chi lo ha detto che “winners are not quitters”? (i vincitori non mollano mai). A volte è meglio mollare (vedi letteratura su sunk costs). In ogni caso, è meglio semplificare. Credo che essere leader al femminile e fare tutto sia un’utopia. Meglio poche cose, fatte bene.

Da oggi, invece di fare la solita to-do-list enciclopedica, ammazzarmi per arrivare a metà e flagellarmi per la metà inconpiuta, farò una breve not-to-do-list e aspetterò di vedere quali delle mie attività eliminate causi un disastro planetario. Se finisce il mondo, sapete a chi dare la colpa.

Info Odile Robotti
Odile Robotti, ha una laurea in Economia Politica (Università Bocconi), un MBA (SDA Bocconi) e un Ph.D in psicologia (University College London). Ha lavorato in IBM e in McKinsey&Co prima di fondare la società di formazione manageriale Learning Edge (www.learningedge.it). È docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e cofondatrice e presidente di un’organizzazione di volontariato (MilanoAltruista) e di un’associazione senza fini di lucro (ItaliaAltruista).

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