Il Talento delle Donne intervista Ilaria Scauri

Ilaria_scauri_hubdotChi è  Ilaria Scauri. A 44 anni ho mollato il lavoro senza sapere cosa avrei fatto. Dopo 3 anni sono una blogger, ho scoperto che mi piace scrivere contenuti per il web, mi sto perfezionando nei Social Media e sono volontaria nel Carcere di San Vittore

Qual è il tuo talento ?

Non credo di avere talenti particolari, sono molto curiosa, tenace e mi metto in gioco, questo, forse, fa fare le cose bene

Definisci il tuo stile di leadership

Empatico

Una cosa da fare e una da evitare se una donna vuole avere successo nella vita professionale

Da fare: capire il significato di successo nella propria vita professionale. Ritengo che per ciascuna di noi sia diverso.

Una volta capito e raggiunto il proprio successo, non volere sempre di più o qualcosa di diverso, goderselo.

Un consiglio per conciliare lavoro e vita privata

Alleggerire la propria vita. Fare pulizia di abitudini, amicizie, contatti, aspettative che rendono la vita pachidermica.

Cosa leggono i bambini che ti stanno intorno?

bella addormentataNon mi rivolgo solo alle madri e ai padri, sarebbe un errore madornale. La responsabilità di educare i giovani è di tutti. Non chiedo quindi cosa leggono i vostri figli, ma cosa leggono quei bambini o ragazzini su cui voi potete avere una qualche influenza. Nipotini, figli di amici o conoscenti, figli biologici o non, allievi, qualsiasi cosa siano per voi, sono giovani, sono il futuro e non potete sottrarvi al dovere di dare il meglio perchè li influenzate, anche senza volerlo, nel bene e nel male. Anche se non li avete fatti voi, ponetevi il problema della loro educazione.

Bene, cosa leggono i più piccoli di loro? Ci sarà il tempo per le letture impegnative (o forse no, chissà) ci sarà il tempo per la cultura (comunque definita, speriamo), ma da piccoli cosa leggono? Cosa potrebbero leggere? Ne parla Cristina Taglietti del Corriere della Sera (26 Marzo 2014) nel suo pezzo scritto dalla fiera del libro di Bologna (“Piccoli oltre le differenze di genere”). Il tema degli stereotipi nella letteratura infantile non è nuovo, ma non fatevi prendere dall’ansia di novità e rifletteteci ancora. Gli sterotipi di genere se li porteranno dietro tutta la vita, magari con sofferenza. Vale la pena forse di spenderci qualche minuto per pensare a cosa potrebbero leggere. Può darsi che questa semplice riflessione conti di più, per la loro felicità, identità e anche successo, di ore spese a scervellarsi su quale sia la scuola didatticamente e socialmente migliore, se il cinese mandarino abbia il potenziale di diventare lingua franca e quindi valga la pena di studiarlo, se le arti marziali insegnino la disciplina che poi serve ad affermarsi nella vita, se la scherma insegni la concentrazione e così via.

Ecco alcuni spunti per letture alternative sui generi e il loro significato. “Tito, piccolo lupo, fa disperare suo papà, il Signor Lupotti: si ostina a dire che da grande vorrà fare il fioraio e non il cacciatore come tutti gli altri lupi. Il Signor Lupotti cercherà in tutti i modi di convincerlo a cambiare idea, inutilmente…”  questa è la trama a grandi linee di Tito Lupotti un libro per bambini di Marie-Odile Judes (una scrittrice francese di Tolosa) che cerca di rompere con gli stereotipi di genere. L’idea non è nuova, ricordate il film Billy Elliot (questo è per più per grandicelli)? Ricordate (io non la ricordavo) Extraterrestre alla pari? E’ un libro di di Bianca Pitzorno uscito nel 1971 – avete letto bene – in cui si parla di un piccolo adottato di cui è impossibile appurare se sia un ragazzo o una ragazzina. I genitori sono spiazzati (a quei tempi soprattutto: o di qua o di là).  Lei-lui, per cercare di compiacerli, interpreta a turno l’uno e l’altro ruolo, in una commedia che sembra buffa ma sappiamo essere in realtà tutt’altro.

Non ho letto questi libri, non so se siano capolavori, se siano carini o magari nemmeno quello. Però lidea di provare a somministrare qualcosa di diverso dalla Bella Addormentata mi sembra un’idea salutista.

Vi racconto di una nuova rete femminile trasversale: Hub Dot

odile hubdotCome sapete perché non ne faccio un mistero, sono appassionata sostenitrice della leadership femminile e, di conseguenza, frequento tanti network che la promuovono. Ve ne racconto uno, arrivato recentemente a Milano e che forse non conoscete. Si chiama Hub Dot.

E’ un pò diverso dagli altri. Come spiega Ilaria Scauri, che lo ha portato a Milano insieme a Antonia Verna, Alessandra Ungaro, Silvia Pagani e altre donne del team Hub Dot: “Ad Hub Dot non si arriva solo per quello che si fa, ma per quello che si è.” Questa, a mio parere, è una differenza importante con i network professionali e, infatti, le partecipanti sono di provenienza molto varia.

Il format degli eventi Hub Dot è il seguente: all’ingresso  si scelgono uno o più dot colorati (sono degli sticker di forma circolare e colore diverso che ci si appiccica da qualche parte)  a seconda di cosa in quel momento si vuole essere. Chi sceglie il rosso, ha un’identità professionale ed è interessato a parlare e a connettersi sul piano professionale. Chi sceglie il giallo, ha un’idea che vuole realizzare e cerca incoraggiamento, confronto, aiuto, partner…. Il verde viene scelto per essere ispirate, significa: sono qui per cercare una nuova strada o una nuova idea. Blu si sceglie per per socializzare e dice “sono qui principalmente per conoscere persone nuove”. Il viola si sceglie se si ha una storia da raccontare nel non profit o si vuole condividere una passione. Altro elemento differenziante rispetto ad altre occasioni di networking: durante gli eventi Hub Dot alcune donne raccontano la loro vita in un minuto o poco più, per ispirare, per dare speranza per stimolare le altre  a dire “anch’io ce la posso fare”. Le speaker sono donne normali che hanno reso la loro vita straordinaria, anche per il solo fatto di aver superato momenti difficili, di aver inseguito una passione, realizzato un sogno. Sono esempi di una leadership femminile in senso più ampio di quello che siamo abituati di solito a dare perché non solo definito dalla professionalità e dall’avere raggiunto qualcosa, ma piuttosto dall’essere.

Quindi, dice Ilaria: “ad Hub Dot la donna arriva e porta con se tutta la sua vita, non solo  l’aspetto professionale” e, aggiungo io, si può essere più di un dot (io me ne ero messi tre, per esempio) e un dot o insieme di dot diversi ogni volta..

Chiedo a Ilaria come sia nata l’idea e mi risponde: “L’idea è nata a Londra da Simona Barbieri che è napoletana ma in UK da annie dopo vari lavori di successo e tre figli ha deciso di incontrare alcune amiche e, amiche delle amiche, per un caffè a casa sua. Si sono presentate quasi in 100.”  Evidentemente, oltre a essere in 100 si sono divertite perchè in un anno sono stati organizzati 5 eventi, quelli grandi da circa 500 donne alla volta.

“Il fulcro di Hub Dot sono le connessioni, dare la possibilità alle donne di incontrarsi e connettersi, non più virtualmente, ma fisicamente.” dice Ilaria, che  aggiunge: ” l’idea sta affermandosi e ampliandosi: sono previsti lanci in altre città del mondo. A Londra, tra aprile e giugno, ci saranno eventi a tema (arte, filosofia, moda), con una partecipazione più limitata.

Il lancio di Milano ha avuto un grande successo (si veda la foto), ci saranno eventi più piccoli a tema, ma non abbiamo ancora date e dettagli.”

Se tutto questo vi ha incuriosito, sappiate che per partecipare basta iscriversi al sito Hub Dot, si riceveranno tutti gli aggiornamenti. Ci si trova in luoghi pubblici molto carini (il lancio a Milano è stato alla nuova libreria Open di Viale Montenero) e ognuno paga la propria consumazione.

Il Talento delle Donne intervista Giovannella Condò

depaoli-412-ModificaChi è Giovannella Condò. Finto architetto (amo le case!), finto professionista della comunicazione (ho un master in comunicazione istituzionale), vero notaio. Ho uno studio a Milano in via Manzoni con la mia socia Monica De Paoli, tutto bianco e completamente femminile. Appena iniziata la professione, ho lavorato nelle istituzioni notarili: dalla Scuola di Notariato della Lombardia, che forma gli aspiranti notai, alle commissioni del Consiglio Nazionale del Notariato, al Consiglio Notarile di Milano. Ho un marito e un figlio, Giuseppe Carlo nato nell’agosto 2007.

Qual è il tuo talento?

Non certo parlare di me stessa e ancora meno tentare di parlare bene di me stessa!

Comunque, credo che i miei punti di forza siano la capacità organizzativa e la velocità di sintesi e di esecuzione, che – confesso – in qualche momento mi porta ad essere superficiale.

Definisci il tuo stile di leadership

Cerco di rispettare le posizioni e di capire le esigenze dell’altro, ascoltando con attenzione e senza alcuna prevaricazione nè giudizio.

Una cosa da fare e una da evitare se una donna vuole avere successo nella vita professionale

Da evitare l’aggressività, sintomo di debolezza anche legata all’essere donna.

Da fare: essere se stessa, senza sbavature e senza ondeggiamenti.

Un consiglio per conciliare lavoro e vita privata

Imparare ad organizzarsi e a delegare, mantenendo sempre alta l’attenzione.

Votiamo le donne per le battaglie che possono portare avanti per tutti

suffragist_emmeline_pankhurst_mousepad Come avrete letto nei giorni scorsi, il Senato ha approvato il ddl sulle Europee che introduce la parità di genere dal 2019, quando “in ciascuna lista i candidati dello stesso sesso” non potranno “eccedere la metà”. E’ stata anche inserita, bontà loro, una norma transitoria che si applica al voto di maggio:  nel caso l’elettore esprima tre preferenze (fattispecie credo abbastanza rara), una di queste dovrà riguardare un candidato di sesso diverso rispetto agli altri due.  Per molte di noi è stata una delusione e la conferma di alcuni sospetti, per esempio che gli uomini desiderano tenere il potere per loro (e non esitano a usare argomenti come il merito per gettare fumo negli occhi).

Mandare delle donne al Parlamento Europeo  in queste condizioni è certo più difficile, ma non impossibile. Alle elezioni europee si possono esprimere le preferenze. Non so quante e quali donne ci saranno nelle liste,  ma mi piacerebbe che quelle che ci sono ricevessero tante preferenze. Non dico certo di farlo a caso (con internet non è così difficile sapere cosa abbiano fatto le candidate e i loro programmi) e ognuno ovviamente sceglierà all’interno del partito che sostiene.

La ragione per cui vorrei che le donne arrivassero al Parlamento Europeo non riguarda solo le effettive pari opportunità, ma anche le battaglie che le donne possono portare avanti per tutti. Emmeline  Pankhurst, l’attivista britannica che guidò il movimento suffragista  inglese e diede un contributo importante all’ottenimento del diritto al voto per le donne diceva: Dobbiamo liberare metà della razza umana, le donne, perché possa liberare l’altra metà.

Smart-worker si diventa

smart-work Di smart-work si è parlato e twittato abbastanza in questi giorni. Alcuni punti sono emersi chiaramente e io continuo ad averne riscontro nella mia attività professionale di consulenza nelle risorse umane e formazione.

Anzitutto, lo smart work (inteso come lavoro da dove e quando si ritiene opportuno per raggiungere i risultati assegnati) piace molto, specialmente alle donne.  Non abbiamo mai amato il presenzialismo, il “farsi vedere” e, francamente, ci risulta anche difficile da conciliare lunghi orari di lavoro in ufficio con tutto il resto. L’evidenza che ho ricavato nelle mie indagini è confermata da un importante studio realizzato dall’Osservatorio  Smart Working School of Management del Politecnico di Milano da cui emerge che la maggioranza dei lavoratori vorrebbe poter lavorare almeno con orario flessibile, in particolare le donne. Lo stesso studio però ci dice che, attualmente, non sono le donne a usufruire dello smart-work, bensì gli uomini. Questo è probabilmente dovuto al fatto che attualmente è riservato ad alcune funzioni e posizioni e non a tutti.

Eppure, ed è emerso anche durante il workshop da noi organizzato il 13 Marzo, sono molte di più di quanto si creda le professionalità che si prestano a questo nuovo modo di lavorare, inclusi dipendenti pubblici che danno servizio ai cittadini (al telefono), assistenti di direzione e altri. Allora qual è il problema? Come mai questo smart-work che è così vantaggioso per tutti non prende piede immediatamente? E’ dimostrato che porta un triplo beneficio: alle aziende, in termini di maggiore produttività, minore assenteismo e minori costi; ai dipendenti, in termini di maggiore benessere e tempo risparmiato; alle città in termini di riduzione del traffico e delle emissioni. Io sostengo che possa anche favorire la leadership femminile, perché oltre a permettere alle donne di restare “dentro la forza lavoro”, fa intravedere loro un futuro sostenibile per la loro carriera (che oggi, da alcune donne, è ancora vista in contrapposizione alla vita familiare).

Il problema è che lo smart-work richiede un cambiamento culturale, che va gestito come tale, ciò dando il supporto necessario a dipendenti e manager per fare la transizione. Non è detto, infatti, che pur desiderandolo tutti i dipendenti ne sappiano usufruire senza aver ricevuto qualche consiglio e senza adottare qualche accorgimento. Né, ancora meno, si può pretendere che un manager che ha gestito a vista le persone per vent’anni improvvisamente diventi capace di gestirle, ma soprattutto motivarle e controllarle, da remoto.

I punti di attenzione per i dipendenti sono essenzialmente:

  • prestare attenzione al time-management (all’inizio è facile perdere tempo o lavorare troppo): La produttività aumenta, di solito, ma non è detto che avvenga in automatico né subito
  • evitare l’isolamento dovuto al fatto di frequentare meno l’ufficio e non tutti negli stessi orari. In particolare noi donne, che tendiamo a dedicarci meno al networking interno di quanto dovremmo, dobbiamo stare attente a non dimunire ulteriormente, ma, anzi, ad aumentare. Questo si fa inserendo il networking tra gli impegni in agenda (ne parleremo prossimamente in un post)
  • stare attenti a comunicare bene ciò che si sta facendo. Molti capi vanno in ansia facilmente se non hanno il controllo non solo sugli obiettivi ma anche su come li state raggiungendo. Anche in questo caso, noi donne siamo a rischio perché tendiamo a lasciar parlare la nostra performance….secondo me la performance è semi-muta e comunque parla a bassa voce, quasi sempre, quindi a distanza non si sente…spero di essere stata chiara (anche su questo prometto un post).

In un prossimo post vi dirò cosa penso debbano fare le organizzazioni (con tutti i post che ho promesso devo prendere un giorno di ferie per mantenere la promessa).

Oggi si parla di smart-work e leadership femminile in Italia

smart-work-leadership-femminileLo smart-work può facilitare la leadership femminile? Ne parliamo oggi 13 Marzo dalle 1600 alle 1915 in Sala Appiani (V.le Byron 2, Milano). Cercheremo di capire:

  • con Chiara Bisconti (Comune di Milano) cosa si è imparato con l’esperienza della Giornata del lavoro Agile a Milano
  • con Alessia Mosca (Parlamento Italiano) il filo che collega la legge per le quote rosa e quella dello smart work dal punto di vista della leadership femminile
  • con Fiorella Crespi (School of Management del Politecnico di Milano) quali sono i miti e quali le realtà di come le donne utilizzano e apprezzano lo smart-work
  • con Odile Robotti (Learning Edge e LeadershipFemminile. com, nonché autrice di questo blog) Come lo smart-work aiuterà le aziende a trasformare i luoghi di lavoro (e le donne a  infrangere il soffitto di cristallo)
  • Paola Borz (Provincia Autonoma Trento) come è utilizzato lo smart-work nella PA 
  • con un ricco panel moderato da Rita Querzè del Corriere della Sera e composto da Laura Bruno – Direttore Risorse Umane, Sanofi Italia; Cristina Cabella – Senior Counsel IBM Europe; Elisabetta Caldera – HR and Organization Director, Vodafone Italia; Roberta Cocco – Direttore Responsabilità Sociale, Microsoft Italia; Maurizio Dal Conte – Docente di Diritto del Lavoro, Università Bocconi; Caterina Della Torre – Editora, dols.it; Ilaria Santambrogio – Marketing Manager Italy Plantronics Italia come lo smart-work può aiutare a supportare la leadershoip femminile da un punto di vista pratico.

Chi è interessato ci raggiunga o ci segua da queste pagine nei prossimi giorni.