Il Talento delle Donne intervista Laura Lungo

laura lungoChi è Laura Lungo. Milanese di natura monferrina, nullipara, legale d’impresa da oltre 25 anni, attualmente responsabile dell’ufficio affari legali corporate e societario del Gruppo Sisal, in precedenza ha ricoperto ruoli analoghi in ING Bank, Montedison/Ferruzzi, Aon Nikols. Sporadicamente docente di argomenti di diritto societario in seminari specialistici e master. Collabora con AIGI, associazione dei giuristi d’impresa e con Valore D, associazione tra imprese per la valorizzazione dei talenti femminili in azienda. Appassionata di musica, ex chitarrista classica e insegnante privata (fino a quando decise di unirsi ad una banda punk, ma erano gli anni’80…); attualmente militante in un coro polifonico, ha recentemente intrapreso lo studio del violoncello.

1.     Qual è il tuo talento?  

Non ho un talento che sia uno. Forse è una fortuna: in questo modo mi sento libera di provare a fare tante cose diverse, mentre chi ha un talento forse è un po’ obbligato a seguire solo quella strada.

Però credo di avere una caratteristica fortunata: la curiosità, il motore  che mi spinge a cercare sempre di scoprire cosa c’è oltre, nella pagina successiva , dietro l’angolo o nella testa di una persona nuova. Molto spesso trovo una bella sorpresa.

2.     Definisci il tuo stile di leadership con tre parole e spiegaci se il fatto di essere donna lo influenza

1) condivisione

Quando affido un’attività o un progetto ai miei collaboratori, faccio in modo che conoscano il contesto in cui é inserita e le ragioni che sostengono il raggiungimento dell’obiettivo generale. L’intelligenza dell’insieme, l’appartenenza ad un progetto e quindi la condivisione dell’intento, secondo me, portano con sé la sensazione di fare una cosa importante e l’assunzione di responsabilità, ciò che è vantaggioso per tutti.

2) riscontro

Faccio in modo che i miei collaboratori abbiano regolarmente da me un riscontro sulle attività e i progetti che realizzano, che sia positivo o negativo. Il riscontro è obbligatorio, da dare e da ricevere. Aiuta a capirsi, a fidarsi, a migliorarsi e a dare la giusta dimensione ai successi e agli insuccessi.

3) restituzione

Se ho imparato qualcosa, anche dai miei errori, cerco di trasferirla ai miei collaboratori, perchè possano fare bene senza sbagliare e più in fretta.

E’ evidente, mi pare, che i tre elementi che ho evidenziato sono strettamente collegati al mio essere donna. Sono estranei a logiche di competizione e coinvolgono soprattutto la cura della relazione e la centralità della persona, caratteristiche in cui sicuramente le donne sono insuperabili.

3.     Una cosa da fare e una da evitare se una donna vuole avere successo nella vita professionale

Da evitare: lasciarsi incasellare in un ruolo ancillare, soprattutto all’inizio, quando si è  giovani. Intendo dal punto di vista “sociale”, più che professionale.

Da fare: avere coscienza e orgoglio del proprio valore e respingere gli stereotipi che tendono a minare l’immagine che si ha di sé; fare tutto questo con un po’ di ironia.

C’è una cosa orribile, secondo me, che fanno gli uomini sul lavoro, solo con le donne: ti chiamano per nome dandoti del “lei”(“Senta, Laura…”). Io rispondo allo stesso modo (“Mi dica, John…”), anche se il malcapitato é il Presidente della Fiat. Di solito, funziona: realizzano e non lo rifanno.

4.     Un consiglio per conciliare lavoro e vita privata

Le liste! Mettere tutte le cose da fare in fila su un foglio Excell, da aggiornare, stampare e tenere sempre con sé per consultarlo in un attimo, quando serve (con le agende elettroniche ci vuole molto più tempo…) e qualche volta accettare serenamente anche l’overbooking. Essere leali e fare del proprio meglio: se i vostri interlocutori, al lavoro e fuori, sanno che di norma fate tutto quello che potete, allora vi capiranno, quella volta che li dovrete lasciare…a piedi. Se la caveranno come possono e, se sentiranno la vostra mancanza, capiranno meglio quanto valete.

Info Odile Robotti
Odile Robotti, ha una laurea in Economia Politica (Università Bocconi), un MBA (SDA Bocconi) e un Ph.D in psicologia (University College London). Ha lavorato in IBM e in McKinsey&Co prima di fondare la società di formazione manageriale Learning Edge (www.learningedge.it). È docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e cofondatrice e presidente di un’organizzazione di volontariato (MilanoAltruista) e di un’associazione senza fini di lucro (ItaliaAltruista).

3 Responses to Il Talento delle Donne intervista Laura Lungo

  1. leam1966 scrive:

    Tanta ammirazione per Laura e per Odile, Congratulazioni, ho iniziato a frequentare questo blog da poco e ne sono diventata dipendente… Mi interessa particolarmente il fatto che Laura sia “nullipara”.. come ha affrontato e risolto il fatto che l’avere dei figli non sia una scelta del tutto scontata nella vita di una donna? Io sono nullipara a mia volta, ho 46 anni, mi sono dedicata molto al lavoro e sono pronta a rimettermi in gioco in qualunque momento, il non aver figli me lo permette senza vincoli, ma a volte mi sento socialmente stigmatizzata per questa scelta.. ma francamente confrontandomi con altre donne che hanno fatto scelte diverse, mi sento più realizzata, più piena.. D’altro lato ho l’impressione che la scelta nelle posizioni di responsabilità in azienda cada sulle nullipare oppure su quelle che hanno una famiglia perché ritenute più equilibrate, e questo vale anche per gli uomini,, L’avere figli mi sembra sia una discriminazione, in un un modo o in un altro. Odile, Laura, cosa ne pensate?
    Un caro saluto
    Lea

    • Odile Robotti scrive:

      Che tema interessante sollevi Gianfranca, potremmo parlarne per mesi…
      In breve, credo tu abbia ragione sul fatto che c’è ancora molta pressione sociale sull’avere figli, come se fosse l’unico modo poi di aiutare e essere vicini ai giovani(cosa non vera come molte mie amiche nullipare hanno dimostrato essendo alla grandissima zie, amiche, mentori…) o come fosse un dovere civico (della serie: i dissesti INPS li sistemiamo noi producendo prole).
      Io rimango dell’idea che la cosa a cui tendere sia essere se stesse, senza dare troppo credito ai condizionamenti, ma questo purtroppo è più facile dirlo alla mia età che prima. I figli si fanno se uno se lo sente, se si trova la persona giusta, se succede. Certo, non sempre arrivano a comando. Però per dare amore e lasciare un’eredità al mondo, i figli non sono l’unica strada. Ce ne sono molte altre.

  2. Laura scrive:

    Ciao, Lea. Considero la mia nulliparità come una caratteristica utile a descrivermi, così come il lavoro che faccio o la città in cui abito o gli interessi che coltivo: cose che hanno a che fare un po’ con le inclinazioni personali, un po’ con le opportunità che trovi sulla tua strada e un po’ con le scelte meditate che hai fatto. Non mi sento in imbarazzo per non fare parte di una maggioranza statistica, non ci penso neanche.
    Ieri ho letto una citazione, non so più di chi, qualcosa tipo: il fatto di avere un apparato riproduttivo non fa di me per forza una madre più di quanto avere un’ugula faccia di me per forza una cantante.

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