Il Talento delle Donne intervista Marina Del Bue

MDB-ritagliata3Chi è Marina Del Bue. Direttore generale e membro del CdA di MolMed SpA, ha iniziato l’attività professionale come ricercatrice con diverse esperienze in istituzioni ed imprese dedite all’innovazione in ambito farmaceutico, in anni in cui il biotech diventa un progetto in cui investire impegno e risorse. Ha poi lavorato per dieci anni in Menarini in ruoli di crescente responsabilità in gestione e controllo degli aspetti economici della R&S di nuovi farmaci. Quindi ha voluto impegnarsi nella sfida di far crescere una piccola società biotech come MolMed, di cui ha assunto la direzione generale nel 2000 con l’obiettivo di trasformare uno spin-off accademico in un’azienda dedicata alla R&S di nuove terapie per la cura di gravi forme di cancro. Oggi MolMed è quotata in Borsa e vi lavorano più di 100 persone, di cui più di due terzi sono donne.

1. Qual è il tuo talento?

Più che di un talento parlerei di una passione tenace, quella per la scienza come strumento per offrire medicine sempre migliori. Su questo ho avuto le idee chiare fin da piccola: volevo impegnarmi nella ricerca scientifica, con Marie Curie come modello. Per questo ho studiato e lavorato – con slancio, impegno e sprezzo della fatica – da sempre: infatti, per tradurre i risultati della ricerca medica in nuove cure davvero disponibili per i malati , oggi occorrono non solamente le competenze scientifiche ma anche quelle sui processi, l’organizzazione,  il mercato nel quale si opera ed una visione manageriale circa la gestione degli aspetti economici della ricerca e sviluppo, da spendere non solo a livello di singola azienda, ma di sistema.  Perciò mi sono laureata in biologia molecolare e poi ho conseguito un Master in gestione aziendale presso la SDA Bocconi, e da più di 30 anni metto queste doppie competenze al servizio dello scopo che anima il mio percorso umano e professionale: quello, appunto, di contribuire a tradurre la scienza in nuove medicine.

2. Definisci il tuo stile di leadership con tre parole e spiegaci se il fatto di essere donna lo influenza

Impegno personale totale, condivisione e capacità di delega. Credo che essere una donna, rispetto a molti colleghi maschi, mi renda più consapevole, quasi a livello istintivo, che per quanto bravo uno possa essere non può né deve mai pensare di rendersi unico e insostituibile: la cosa più importante è saper organizzare per ogni attività un adeguato lavoro di squadra, che preveda sia la valorizzazione delle migliori qualità e capacità delle persone, sia la capacità di delegare.

3. Una cosa da fare e una da evitare se una donna vuole avere successo nella vita professionale

Ritengo che le donne, da sempre, sappiano competere nella vita professionale, con gli uomini e tra di loro. Ma, tranne il caso di quelle donne che si fanno uomini, è una competizione trasparente, leale, fondata sul valore del lavoro fatto e senza trabocchetti.  Direi che è fondamentale conservare a tutti i costi questo tratto caratteristico del modo di valorizzare il proprio lavoro. Perciò, di converso, direi che è da evitare appunto il “travestirsi da uomo” tentando di emulare i maschi nel progresso professionale attraverso un certo “carrierismo rampante”, seppure strumentale al perseguimento di comprensibili fini di carriera.

4. Un consiglio per conciliare lavoro e vita personale

Per quanto si sia profondamente coinvolti nel proprio lavoro, che diventa quasi una “missione”, evitare di farsene divorare. Che le nostre vocazioni professionali non giungano mai all’identificazione in toto di sé con ciò che si fa in ambito lavorativo, altrimenti il rischio è non solamente diventare aridi, ma anche che ogni frenata o momentanea battuta d’arresto si trasformi in un senso di fallimento totale di sé, il che è controproducente oltre che ingiusto.

Perciò è un imperativo ritagliarsi degli spazi per sé e per le relazioni con le persone care, anche quando sembra che il tempo manchi più dell’acqua nel deserto.

Ahimé, in certi periodi rischio di essere la prima a non seguirlo, il mio consiglio.

 

Info Odile Robotti
Odile Robotti, ha una laurea in Economia Politica (Università Bocconi), un MBA (SDA Bocconi) e un Ph.D in psicologia (University College London). Ha lavorato in IBM e in McKinsey&Co prima di fondare la società di formazione manageriale Learning Edge (www.learningedge.it). È docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e cofondatrice e presidente di un’organizzazione di volontariato (MilanoAltruista) e di un’associazione senza fini di lucro (ItaliaAltruista).

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