Il papà-che-sta-a-casa

stay-at-home-dadIl papà-che-sta-a-casa (stay-home-father) è un nuovo esemplare di uomo da tenere d’occhio. Per noi italiane è un prodotto di importazione (sembra esistere in natura solo oltre l’Atlantico o in qualche paese nordico), dal sapore un pò esotico e così nuovo che al principio non sai dire nemmeno se ti piace o meno.

Il papà-che-sta-a-casa è anche parte di un un esperimento sociale (sul matrimonio, sulla famiglia e sul potere) che forse darà origine a un fenomeno più ampio, forse rivoluzionario, come spiega l’articolo del NY Times di oggi (Wall Street Mothers, Stay-Home Fathers). Le famiglie descritte dall’articolo sono composte da una power-woman, molto ben retribuita e con grandi responsabilità, che lavora a Wall Street, da un marito che non lavora (cioè che sta, letteralmente, a casa) e da alcuni figli. La giornalista scrive  che certe carriere non si possono fare in due e queste coppie hanno fatto una scelta razionale, decidendo di dare precedenza al lavoro meglio remunerato.

Come sta andando l’esperimento? Le donne sembrano in maggioranza contente: in fondo, hanno una carriera brillante e non si devono preoccupare d’altro. Evidentemente, i gioielli se li auto-regalano, ma non sembrano lamentare la cosa. Anche sul fronte dei mariti i problemi sono di tipo minore. Certo, a quanto riferiscono gli intervistati,  un pò di imbarazzo lo provano nel rispondere alla fatidica domanda (molto più frequente nelgi US): “…and, so, what do you do?“. Pare che la gente reagisca con un lungo silenzio imbarazzato sentendosi rispondere da un uomo: “mi occupo della casa e dei figli”, evidentemente non trovando, all’interno del proprio repertorio di frasi fatte, quella adatta a commentare una situazione del genere.

Cosa ne penso? Due cose. Primo: ben venga l’abbattimento, anche se simbolico, degli odiati stereotipi di genere che vorrebbero l’uomo come principale fonte del reddito familiare e la donna in un ruolo subalterno. Secondo: se per avere la libertà di perseguire una carriera e avere una famiglia accudita dal marito le donne devono guadagnare uno stipendio a sei zeri, mi sa che, come sempre, quando saltiamo noi, si alza l’asticella.

Info Odile Robotti
Odile Robotti, ha una laurea in Economia Politica (Università Bocconi), un MBA (SDA Bocconi) e un Ph.D in psicologia (University College London). Ha lavorato in IBM e in McKinsey&Co prima di fondare la società di formazione manageriale Learning Edge (www.learningedge.it). È docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e cofondatrice e presidente di un’organizzazione di volontariato (MilanoAltruista) e di un’associazione senza fini di lucro (ItaliaAltruista).

One Response to Il papà-che-sta-a-casa

  1. Michela scrive:

    Beh, oltre a far salire l’asticella, penso che sia un problema di ordine di grandezza: quante donne ci sono con stipendi a 6 zeri? Questo tipo di donne avrà occasioni, ambiente e relazioni professionali di un certo tipo e livello. Quante di queste brillanti donne potranno avere un partner senza particolari ambizioni professionali?escludiamo quelle già ricche di famiglia e chi cerca un toy-boy e non compagno. Quanti sono gli uomini che rinunciano ad essere in primo piano e scompaiono dalla scena. Ci sono molti casi di donne potenti, influenti e che occupano le prime pagine dei giornali: quanti sono gli uomini che resistono accanto a loro? Aggiungiamo ora un profondo desiderio di dedicarsi solo alla famiglia. Ecco, diciamo che il numero non fa statistica.
    Personalmente non ci trovo nulla di strano o sbagliato in un papà casalingo, ma non sono certa che lo stile di vita e di relazioni di queste top manager sia il migliore esempio o ispirazione per le donne che lavorano e vorrebbero trovare un maggior equilibrio.

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