Una finestra d’opportunità troppo stretta

Per le donne la dirigenza arriva tardi e dura poco. Le donne fanno più fatica a scalare le gerarchie aziendali: arrivano in numeri inferiori e ci mettono più tempo. Una volta arrivate in cima, ci restano meno dei colleghi uomini. Insomma: gli anni in cui si raccolgono i benefici sono molti meno rispetto agli uomini. Vediamo i numeri e perché è importante.

Guardando le statistiche sulla carriera dirigenziale delle donne nel settore privato si notano due cose. Anzitutto, che sono poche (su un totale di 123mila manager di aziende private, in Italia sono solo 16.445 le dirigenti in rosa, cioè il 13%), ma anche che sono arrivate alla dirigenza in ritardo rispetto ai colleghi uomini. Sono pochissime le donne che diventano dirigenti da giovani: solo il 20% circa delle donne dirigenti ha infatti meno di 40 anni. La maggioranza (80%) della popolazione dirigenziale femminile ultraquarantenne ha dai 45 ai 54 anni. Una volta raggiunti i 60 anni, il numero di donne manager torna a diminuire rapidamente (le ultrasessantenni sono il 3% circa delle dirigenti).

Mentre della scarsa rappresentanza delle donne nei ranghi dirigenziali si parla molto, dell’aspetto anagrafico si parla meno. E invece vale la pena di soffermarsi per due ragioni.

Primo. Se la dirigenza arriva dopo una gavetta infinita, infatti, non c’è da sorprendersi che molte mollino il colpo. Il discorso è sempre quello: le donne fanno le loro valutazioni e molte non sono disposte a pagare un prezzo “fuori mercato” per ottenere qualcosa che altri (i colleghi di genere maschile) pagano assai meno. Certo: qualcuna invece ama la sfida, vuole dimostrare di potercela fare e di poter sopportare qualsiasi fatica. Indubbiamente, alcune altre ce la devono fare: sono capifamiglia e non possono permettersi di uscire dalla corsa. E le altre? Le altre spesso decidono che non ne vale la pena. Non è una fuga né una scelta irrazionale: il valore attuale netto dell’investimento nella carriera è inferiore per le donne (tanti anni di “flussi negativi e pochi di “flussi positivi” e rischio dell’investimento  alto).

Secondo: sappiamo che, con le dovute eccezioni, in genere le carriere più interessanti sono anche quelle rapide. Se non si è dirigenti entro i trent’anni, automaticamente in tante aziende si è fuori da quella rosa di persone che possono aspirare alle posizioni più prestigiose e remunerative.

Cosa ne pensate?

Info Odile Robotti
Odile Robotti, ha una laurea in Economia Politica (Università Bocconi), un MBA (SDA Bocconi) e un Ph.D in psicologia (University College London). Ha lavorato in IBM e in McKinsey&Co prima di fondare la società di formazione manageriale Learning Edge (www.learningedge.it). È docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e cofondatrice e presidente di un’organizzazione di volontariato (MilanoAltruista) e di un’associazione senza fini di lucro (ItaliaAltruista).

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