La fine degli uomini

Hanna Rosin lo scriveva già un paio d’anni fa sull’autorevole Atlantic di cui è senior editor e ne parlava in un TED Talk. Ora sta per uscire il suo libro dal titolo omonimo (The End of Men: And the Rise of Women) e vale la pena di rifletterci un attimo.

La tesi è che il mondo stia volgendo a favore delle donne. Non lo si riscontra ancora del tutto nel mondo del lavoro (dove però vi sono avvisaglie), ma lo si può predire andando a vedere cosa succede nelle università  e nelle scuole.   Si nota un fenomeno che viene chiamato gap universitario di genere: il 60% delle lauree e dei diplomi master vengono conferiti a donne. Le università, per mantenere l’equilibrio di genere, devono avvantaggiare gli applicanti di genere maschile. Se usassero la pura meritocrazia avrebbero troppe donne. D’altronde, commenta una delle giovani donne intervistate da Rosin: “i ragazzi si danno il cinque quando prendono la sufficienza e noi ci danniamo se prendiamo un voto meno che eccellente, loro giocano con la play station mentre noi andiamo in biblioteca a studiare ”. Trovo che queste semplici pennellate descrivano bene una situazione con cui siamo tutte famigliari. Anche da noi le laureate superano i laureati e le ragazze, in genere, sono più preparate  e motivate.

Altri dati significativi provengono da fonti diverse e confermano tutti l’ascesa delle donne delle nuove generazioni, almeno negli USA. Il U.S. Census Bureau riporta che le donne hanno una percentuale di occupazione più alta degli uomini, anche nelle posizioni manageriali (51.4). Il 23% delle mogli guadagna più del proprio marito (dati 2010,  Pew Research Center). Le donne sotto I trent’anni guadagnano più dei coetanei di genere maschile in tutte le principali città degli USA salvo tre.  Durante la recessione per ogni donna che ha perso il lavoro sono stati licenziati tre uomini.

L’ordine “naturale” (intendo dal punto di vista dell’abitudine) è sovvertito. Il maschio alfa lascia spazio al maschio omega (la lettera rende il concetto). Emerge la donna alfa, che ama rilassarsi con un toy-boy di almeno dieci anni più giovane (potevamo imparare forse altre cose dall’altro genere, ma pazienza). In Giappone si parla di uomini “erbivori” (non bevono, si dedicano al giardinaggio, all’organizzazione di party  e a altre attività stereotipicamente femminili) e di donne “carnivore” o “cacciatrici”. Businessweek spiega che dietro a ogni grande donna c’è un marito perfetto   (“The Perfect Husband” ) che cucina, tiene la casa e cresce la prole mentre la moglie alfa affronta le rudezze di un lavoro top.   Il NY Times titola Homemaker Dad, Breadwinner Mom e spiega che i ruoli si sono rovesciati: papà sta a casa e mamma guadagna. L’autrice Liza Mundy spiega che le donne sono il sesso più ricco (The Richer $ex)  perché saranno loro a guadagnare di più in futuro e questo cambierà tutto.

Tre considerazioni.

Prima. Se, come sembra, questi dati esprimono una tendenza, siamo sulla strada giusta. Che non è la fine degli uomini, per fortuna, ma la fine dello stereotipo di genere così come lo abbiamo conosciuto. Nessun rimpianto. Meglio anche per gli uomini che non si identificano tutti nel macho della pubblicità della Marlboro e, legittimamente, preferiscono le gioie domestiche allo stress del lavoro in azienda o, potendo scegliere,  un lavoro dalle 9 alle 17 seguito da giardinaggio invece della stanza dei bottoni.

Seconda. I dati non parlano mai di top management. Lì, se aspettiamo il trend, le donne restano escluse ancora per un po’ e non è detto come possa andare a finire. C’è da lavorarci.

Terza. Siamo in Italia.  Da noi le cose sono indietro e rischiano di andare per le lunghe. Vediamo di dare un’accelerata.

Che dite?

Ci importa di Marissa?

Si e no.

Anzitutto, ovviamente, Marissa è lei, la Marissa Mayer divenuta recentemente CEO di Yahoo, il motore di ricerca molto noto e in difficoltà da anni. Considerata la percentuale bassissima di donne CEO nel mondo, già di così sarebbe stata una notizia. Ma quello che ha reso la notizia a tal punto notiziabile che sono stati scritti 4000 articoli per raccontarla secondo le diverse prospettive in tutto il mondo è che Marissa è incinta. Molto incinta. Sei mesi.

La storia, per quanto atipica, è, a suo modo, tipica. Alle donne si offrono le posizioni rischiose, come documentato da varie ricerche, che parlano di glass-cliff o precipizio di cristallo (non so se sia meglio del glass ceiling, il soffitto di cristallo, un’altra volta ne parliamo).

Ma il punto è: cosa cambia per le comuni mortali, anche per le non-tanto-comuni, anche per quelle che si sono fatte strada nelle organizzazioni e hanno fatto carriera, ma mai e poi mai avrebbero aspirato a una posizione prestigiosa e sfidante se incintissime come Marissa?

Da un lato, Marissa non mi interessa come role model, per la stessa ragione per cui non mi interessano Mozart  o Leonardo da Vinci. Appartiene a una categoria di persone super-dotate intellettualmente (ma non solo) che hanno anche avuto anche una discreta fortuna. Sono tutte probabilità che si moltiplicano e, conseguentemente,  di Marisse, per ragioni statistiche, ce ne sono poche. Non è possibile emularne i talenti e non credo abbia senso. Forse non è nemmeno così interessante parlarne, trovo più utile concentrarsi su storie di donne brave ma più vicine alla norma.

Ma per un attimo, per speculazione, riflettiamo su quelle poche Marisse baciate dalla sorte che ci sono in giro. Cosa fanno nella situazione di Marissa Mayer? Intendo dire: si mettono in disparte e nascondono il pancione come se fosse una colpa? Sentono di aver quasi tradito l’azienda? Decidono di ibernarsi (aziendalmente parlando) fino a quando la creatura ha almeno un anno? Si dicono che non potranno mai più dare il 100% alla propria organizzazione e quindi si mettono in disparte? Oppure si sentono di  candidarsi per una posizione ambiziosa come se nulla fosse, a testa altissima?

Ecco, Marissa, secondo me, ha fatto intravvedere una possibilità, un modo diverso di vivere la maternità e la femminilità. Se anche Marissa potesse insegnare questa sua ambizione non condizionata dal genere solo alle super-Marisse come lei (tutte ne conosciamo qualcuna), sarebbe già un successo. Non solo, sospetto che dopo un numero sufficiente di Marisse incinte che pretendono il loro posto al sole, anche le semi-Marisse si farebbero avanti…

Grazie Marissa.

Cosa ne pensate?