Non tutti i role model curano il gap di ambizione

Una indagine svolta da Jennifer Lawless della Loyola Marymount University e da Richard Fox della American University (Men Rule: The Continued Under-Representation of Women in U.S. Politics) cerca di spiegare perché le donne siano sottorappresentate in politica, sono infatti solo il 16,9%, negli Stati Uniti  (che si aggiudica il poco lusinghiero 91esimo posto nella classifica mondiale).

L’indagine conferma un fenomeno conosciuto e induce una riflessione non scontata sui role model femminili.

La conferma riguarda il fenomeno noto come  gap di ambizione, considerato dagli autori la causa primaria (ne citano peraltro altre undici) della bassa partecipazione delle donne alla vita politica attiva. Lo studio rileva che le donne tendono a essere meno ambiziose e quindi a candidarsi meno frequentemente degli uomini (16% in meno a livello complessivo e 50% in meno per le candidature a livello di governo federale). La ragione, sempre secondo gli autori, è che le donne potenziali candidate  si sentono meno qualificate (problema di auto-stima), meno competitive (non amiamo la competizione) e meno propense al rischio delle controparti maschili. Come conseguenza, le donne si auto-escludono dalla corsa (campione di circa 1800 donne e altrettanti uomini). Purtroppo, questo fenomeno, che ha probabili origini nell’educazione e negli stereotipi, non è limitato alla carriera politica e nè agli USA.

Inoltre, secondo l’indagine, circa il 50% delle donne intervistate ritiene che il sistema politico non offra uguali opportunità di successo alle donne. Questo va a rafforzare la tendenza a non candidarsi dovuta al gap di ambizione.

In realtà, quando le donne si candidano, hanno le stesse probabilità di vincere degli uomini. I dati, insomma, non confermano le percezioni auto-limitanti (inferiore possibilità di successo, discriminazione) delle donne  che, di fatto, raccolgono fondi per le proprie campagne elettorali e consensi dagli elettori come gli uomini, quando s candidano.

Come contrastare il gap di ambizione (che diventa profezia che si auto-avvera) è chiaramente uno dei grossi problemi da affrontare per aumentare la leadership femminile in tutti i campi. Un rimedio ovvio sembrerebbe quello di far conoscere i casi di successo femminili in politica per eliminare le percezioni sbagliate e dimostrare che le donne “possono farcela”. Sembrerebbe anche giusto usare i casi delle donne che si sono candidate a posizioni di altissimo profilo, per esempio Sarah Palin e Hillary Clinton, come “casi per fare educazione civica”.

Qui però c’è una sorpresa. Due su tre delle donne intervistate ritengono che Palin e Clinton abbiano subito una gogna mediatica peggiore di quella riservata agli uomini che correvano per lo stesso posto. Questi  esempi hanno quindi avuto, nei fatti, l’effetto opposto a quello desiderato perché hanno rinforzato i peggiori timori delle donne riguardo alla competizione (è una competizione feroce e le donne sono trattate peggio degli uomini).

Pensandoci, in azienda ho visto situazioni simili. Alcune donne proposte come role model venivano viste dalle altre donne come la testimonianza vivente di sacrifici personali enormi. La percezione era che avessero dovuto lottare, probabilmente più ancora degli uomini, per ottenere quello che avevano avuto. Le donne, anziché essere confortate e ispirate da questi esempi, spesso trovavano in essi la conferma di come il cursus honorum, per le donne, sia in realtà una via crucis.

Cosa ne pensate?

Info Odile Robotti
Odile Robotti, ha una laurea in Economia Politica (Università Bocconi), un MBA (SDA Bocconi) e un Ph.D in psicologia (University College London). Ha lavorato in IBM e in McKinsey&Co prima di fondare la società di formazione manageriale Learning Edge (www.learningedge.it). È docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e cofondatrice e presidente di un’organizzazione di volontariato (MilanoAltruista) e di un’associazione senza fini di lucro (ItaliaAltruista).

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