Vigilesse del differenziale retributivo di genere

La  percezione del differenziale retributivo di genere nell’opinione pubblica fa riflettere. Ecco cosa emerge dall’indagine ISFOL-GPG (si veda: Rompere il cristallo I risultati di un’indagine ISFOL sui differenziali retributivi di genere in Italia).

Il 25,3% degli uomini ed il 14,0% delle donne ritengono la questione del gender pay gap superata, cioè negano che esista.

Fra i non-negazionisti,  la prima causa del gap sarebbe la difficoltà di conciliare vita lavorativa e lavoro domestico (48,3% degli uomini e 63,6% delle  donne che hanno risposto). Un ruolo molto meno importante viene lasciato ad altre cause, ad esempio alla discriminazione nell’attribuzione di incarichi, al diverso accesso alla formazione professionale, alla visione stereotipata della donna (“meno propensa a fare carriera”) e alla diversa capacità di “contrattare” la propria posizione lavorativa all’interno dell’organizzazione.

E’ interessante la schiacciante maggioranza con cui, proprio le donne, attribuiscono al doppio-carico (famiglia e lavoro) il fatto di essere pagate di meno.  Sicuramente c’è molto di vero e c’è da lavorare su vari fronti per eliminare questa causa, dall’aumento dei servizi alle famiglie alla cultura del nostro paese che attribuisce alle donne troppe responsabilità nella conduzione della famiglia/casa e troppo poche agli uomini. Ma, in questa spiegazione, c’è un senso di ineluttabilità che mi disturba. Riferirsi a una causa su cui esercitiamo scarso controllo diretto, nella maggior parte dei casi, non incentiva l’azione bensì la rassegnazione.

Suggerisco quindi di non perdere di vista le altre cause, su cui abbiamo maggior controllo e che mi sembrano sotto-stimate nelle risposte. Assicuriamoci di non subire discriminazioni, pretendiamo di avere accesso alle stesse opportunità e formazione degli uomini con qualifiche equivalenti, combattiamo gli stereotipi e negoziamo le nostre posizioni.  Non diciamo “tanto funziona così” e nemmeno “tanto non serve a nulla protestare”, ma invece segnaliamo quando qualcuno  agisce fuori dalle regole della meritocrazia. E poi chiediamo all’azienda che ci ringrazi per averlo fatto. Queste “deviazioni”  danneggiano la competitività delle aziende tanto quanto danneggiano le donne.

Cosa ne pensate?

Info Odile Robotti
Odile Robotti, ha una laurea in Economia Politica (Università Bocconi), un MBA (SDA Bocconi) e un Ph.D in psicologia (University College London). Ha lavorato in IBM e in McKinsey&Co prima di fondare la società di formazione manageriale Learning Edge (www.learningedge.it). È docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e cofondatrice e presidente di un’organizzazione di volontariato (MilanoAltruista) e di un’associazione senza fini di lucro (ItaliaAltruista).

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