Fermiamo lo spreco di talenti femminili

Il differenziale retributivo di genere rischia di innescare un meccanismo tipo profezia che sia auto-avvera. Prima alcuni dati.

Sappiamo che esiste un differenziale retributivo di genere (il salario medio femminile è più basso di quello maschile) dovuto ai fenomeni della segregazione verticale (le donne hanno minore accesso alle posizioni più elevate nelle aziende) e delle segregazione orizzontale (le donne sono maggiormente rappresentate in alcune funzioni aziendali che sono quelle in cui vi sono minori possibilità di guadagno) e compensato in parte dal fatto che le donne sono meno rappresentate nelle fasce operaie.

In Italia, il differenziale retributivo di genere complessivo è addirittura inferiore alla media europea (5% vs 17%, dati 2009), ma non è una buona notizia. Infatti, il dato generale risente, oltre che della contrattazione collettiva, della selezione (positiva) nell’occupazione femminile (cioè il fatto che le donne “meno produttive” non entrano nemmeno nella forza lavoro) che rende il salario medio femminile maggiore di quello che prevarrebbe se anche le donne con minore qualificazione entrassero nel mercato del lavoro.

E’ anche noto che il differenziale esiste anche a parità di qualifica e impiego (cioè tra “vicini di scrivania”) e oscilla, mediamente, tra il 10 e il 18%. Alcuni studi parlano del 20-25% (dipende dal settore, dalla posizione, ecc.). Questo dato è preoccupante, non solo per ragioni di equità. Credo infatti che il pay gap, insieme ad altri fattori noti (dalla mancanza di servizi a supporto delle famiglie agli stereotipi femminili prevalenti) scoraggi le donne. Diventa, insomma, una profezia che si auto-avvera: le donne, vedendosi discriminate e sentendosi poco apprezzate nei fatti (se non nelle parole) tendono a auto-escludersi e a investire di meno nella propria carriera e professione.

Il pay gap porta a un sotto-utilizzo dei talenti femminili, cioè a uno spreco di risorse umane. Esattamente la cosa di cui un Paese come il nostro non ha bisogno. Ecco perché alla questione femminile è così attento il ministro dello sviluppo economico Passera. Speriamo che l’attenzione si traduca in azione concreta, continua e mirata finché il problema non è risolto.

Info Odile Robotti
Odile Robotti, ha una laurea in Economia Politica (Università Bocconi), un MBA (SDA Bocconi) e un Ph.D in psicologia (University College London). Ha lavorato in IBM e in McKinsey&Co prima di fondare la società di formazione manageriale Learning Edge (www.learningedge.it). È docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e cofondatrice e presidente di un’organizzazione di volontariato (MilanoAltruista) e di un’associazione senza fini di lucro (ItaliaAltruista).

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: