La bellezza è bestiale

Leggo sul Corriere della Sera di oggi (4/1/2012) che la parlamentare conservatrice inglese Louise Mensch afferma di essere stata discriminata nella carriera in quanto bella.

Sul caso specifico non ho nulla da dire in quanto non conosco né l’operato né  la storia professionale della parlamentare. Sulla questione più generale di come l’aspetto fisico delle donne tenda a offuscare (in senso positivo o negativo) il giudizio sulle loro qualità professionali, invece, vorrei dire qualcosa.

Esiste un bel po’ di letteratura sul fatto che l’aspetto fisico, per ambo i generi, sia correlato alla carriera e allo stipendio. Per esempio, essere più alti, più magri o complessivamente giudicati più attraenti correla positivamente con lo stipendio percepito (il differenziale positivo oscilla tra il 5 e il 10%) e aumenta le probabilità di passare con successo la selezione per un posto di lavoro. Premesso che  la correlazione non implica necessariamente che ci sia causalità, lo  stereotipo per cui chi è attraente è anche bravo ( noto come “what is beautiful is good”) ha circa quarant’anni di evidenza empirica a supporto, quindi, che ci piaccia o meno, non possiamo stupircene.

Poi però c’è l’anomalia delle donne attraenti che aspirano a posti di lavoro tradizionalmente maschili. La situazione si rovescia selettivamente per queste donne. In altre parole, le donne attraenti che aspirano a posizioni tipicamente ricoperte da uomini (es. direttore finanza, direttore R&S, ecc.) subiscono una discriminazione. La bellezza nel mondo del lavoro, insomma, favorisce sempre gli uomini, mentre favorisce le donne solo se aspirano a ricoprire ruoli tradizionalmente femminili. Gli studiosi  Heilman and Saruwatari hanno soprannominato questo effetto la bellezza è bestiale (“beauty is beastly”).

E allora, cosa si fa? Il “farmaco di prima linea” per combattere qualsiasi stereotipo consiste nell’aumentare la consapevolezza delle persone (manager, colleghi, colleghe). Esistono poi dei workshop che approfondiscono l’argomento, le società di formazione sensibili all’argomento ne hanno tutte a catalogo e funzionano. Non aspetterei il workshop però per iniziare la sensibilizzazione: anche semplicemente parlare di questo fenomeno è utile a rendere le persone più attente ai propri giudizi e  meno in balia degli stereotipi.

Non so se le affermazioni di Louise Mensch sul proprio caso di discriminazione siano fondate, ma grazie comunque per aver sollevato il tema.

Chi vuole approfondire la relazione tra aspetto fisico e carriera suggerisco: legga http://www.hofstra.edu/pdf/orsp_shahani-denning_spring03.pdf

Info Odile Robotti
Odile Robotti, ha una laurea in Economia Politica (Università Bocconi), un MBA (SDA Bocconi) e un Ph.D in psicologia (University College London). Ha lavorato in IBM e in McKinsey&Co prima di fondare la società di formazione manageriale Learning Edge (www.learningedge.it). È docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e cofondatrice e presidente di un’organizzazione di volontariato (MilanoAltruista) e di un’associazione senza fini di lucro (ItaliaAltruista).

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